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La competitività è strettamente legate alla riforma del mercato del lavoro

Il consigliere regionale Carlo Spreafico interviene sul dibattito in merito alla nuova legge e rende noti alcuni dati dell'occupazione in Lombardia

"Una legge sulla competitività del sistema lombardo ha efficacia solo se prevede anche un riordino e un rilancio del mercato del lavoro, della formazione professionale e dell'istruzione. Diversamente sono promesse scritte sull'acqua, perché il nostro differenziale competitivo è rappresentato dal capitale umano che nessuno può copiarci", dice il consigliere regionale della Margherita Carlo Spreafico, componente della commissione che sta esaminando la nuova legge sul mercato del lavoro.

Le criticità del mercato del lavoro lombardo, ricorda Spreafico snocciolando qualche numero, sono sempre le stesse tre: il tasso di occupabilità totale, che resta al 65,5%, pur mantenendosi di poco superiore alla media europea (Ue 64,7%) non cresce. L'occupabilità femminile è al 55,1%, cioè inferiore alla media europea (56,8%). Nella fascia di età 55-64 anni lavora il 28,8%, inferiore anche alla media nazionale (nel 2005 il 31,4%) e pesantemente inferiore alla media europea (Ue15 42,5%).

"Sono dati inaccettabili per una regione considerata tra le più ricche d'Europa. A fronte di questa situazione, va detto che non abbiamo nemmeno un osservatorio regionale sul mercato del lavoro, perché l'annuario statistico regionale si limita a riciclare i dati Istat - ricorda il consigliere della Margherita -. Gli ultimi disponibili sono del 1999, cioè quando li rilevava lo Stato! Oggi sono rilevati in modo frammentario solo da qualche osservatorio provinciale superstite".

E continua: "Dai dati Inps sul lavoro parasubordinato (gestione separata) sappiamo che in Lombardia i lavoratori parasubordinati atipici erano, a fine 2004, 731.426, cioè il 25% degli occupati. Sono cresciuti del 56% in 4 anni".

Inoltre, dall'indagine Unioncamere 2005, "secondo il tasso di natalità dei soli lombardi tra il 2006 e il 2016, ci mancheranno 500.000 persone in età da lavoro, pari a una riduzione di 7 punti del tasso di attività. Significa che dal punto di vista del mercato del lavoro il nostro sistema strutturalmente non è più autonomo e quindi il nostro futuro benessere dipende dagli interventi sul mercato del lavoro".

22 giugno 2006


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