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La questione Nord esiste ma non è vero che la parte produttiva del paese sia con il centrodestra

A tre mesi dall’esito delle elezioni il centrosinistra continua a interrogarsi sulla questione settentrionale, anche alla luce dell’esito dei referendum.

“Credo sia doveroso per l’Union valutare il da farsi, partendo dagli errori del passato - commenta il parlamentare lecchese della Margherita, Antonio Rusconi – E’ indubbio che ci sia stata una netta sottovalutazione della situazione. Al Nord il centrosinistra deve cambiare per intercettare i bisogni e le esigenze dei cittadini. Non si può pensare che il 60% vota CdL solo perché fa l’imprenditore o il libero professionista! Ci sono anche molti lavoratori che scelgono il centrodestra perché vedono in noi uno schieramento conservatore, assistenzialista e statalista. Basta con l’immagine dell’Unione che vuole punire i ricchi, altrimenti continueremo a perdere”.

Ma Rusconi non è d’accordo con quanti dicono: la parte produttiva del Paese sta con Berlusconi. “Non è vero e la recente analisi di Maurizio Sorcioni lo conferma. Se Brescia e Bergamo stanno con la Cdl, è vero che Bologna e Firenze, che pesano uguale in termini di valore aggiunto prodotto, sono orientate a sinistra. Anche considerando le 12 province più ricche e più grandi, dove il valore aggiunto supera i 20 miliardi di euro, in quelle dove prevale il centrosinistra la quota complessiva di ricchezza prodotta è pari al 22%, in quelle orientate per la CdL la percentuale è simile, pari al 19%. In sintesi, la correlazione tra ricchezza prodotta e orientamenti elettorali è praticamente inesistente”.

13 luglio 2006


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