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Nuovo Statuto: noi ne siamo stati protagonisti. Positivo il lavoro di mediazione

“Sin dall’esordio di questa legislatura tutta l’Unione e non solo la parte che poi ha dato vita al Pd, aveva posto tre priorità sulle quali dichiarava, a certe condizioni, la propria disponibilità a collaborare: federalismo, competitività del sistema socio economico, Statuto. Quindi noi non subiamo lo Statuto, ma ne siamo protagonisti. Se fossimo stati maggioranza era meglio: il testo finale ci sarebbe piaciuto di più, ma considero positivo il lavoro di mediazione fatto e il testo approvato anche con il mio voto favorevole”, dichiara Carlo Spreafico, consigliere regionale del Pd, al termine della seduta del Consiglio regionale durante il quale si è approvato, in prima battuta, lo Statuto.

“Abbiamo dimostrato che, senza ‘inciuci’, un modo diverso di fare la propria parte in politica esiste ed è basato sul rispetto tra avversari e sulla trasparenza del negoziato - continua il consigliere -. Oggi si completa, seppur con grande ritardo, uno dei tratti istituzionali più importanti per una realtà regionale come la Lombardia, strategica nel Paese e in Europa. Questa realtà è stata privata per troppo tempo di una carta statutaria adeguata ai cambiamenti intervenuti a un ritmo eccezionale”.

“Mi auguro, soprattutto per il bene dei cittadini lombardi, che il percorso per la definitiva e completa approvazione dello Statuto, previsto a metà maggio in seconda votazione, non venga interrotto per colpa delle dimissioni precoci del Presidente Formigoni, a causa della sua scelta di lasciare la Lombardia per fare il senatore o, magari, il Ministro”, dice Spreafico.

E conclude: “Non era facile, in questo contesto, evitare l’ideologia e la autocelebrazione, quindi mi pare importante che lo Statuto abbia evitato giustamente di trasformare il dibattito in una contrapposizione ideologica tra modelli culturali e istituzionali. Nel merito lo Statuto mi pare orientato a fissare più adeguate relazioni tra nuove domande di rappresentanza e forme politico-istituzionali e di governance di una società complessa e matura che vuole esprimersi, ben cosciente della propria forza e del fatto che non tutta la politica sta nei partiti e non tutto il governo di società complesse sta nelle istituzioni”.

13 marzo 2008


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