La finanziaria che "pesa" sugli enti localiLa fa il governo ma la pagano gli enti locali, i Comuni, le Province e le Regioni. La finanziaria 2005 è una vera a propria "mazzata" sulle casse degli enti locali su cui si riversa tutto il "rigore" economico. E tra i comuni saranno quelli più piccoli, con meno di 5000 abitanti, a subire i contraccolpi più pesanti della manovra di fine anno. Rispetto al 2003, infatti, secondo i dati elaborati dall'Anci (Associazione dei comuni italiani), i contributi statali per le amministrazioni che hanno una popolazione compresa fra i 3000 e i 5000 abitanti si ridurranno nel 2005 del 13% e per quelle con meno di 3000 abitanti del 10,7%. Si tenga conto che i piccoli comuni (sotto i 5000 abitanti) sono il 70% del totale dei municipi in Italia. Ma anche quelli di dimensioni medie, fino a 50.000 abitanti, subiranno una riduzione dei trasferimenti statali pari aIl'11,5%. La media della riduzione a livello nazionale è pari a 10,9%. A livello di singoli comuni è la capitale a subire il taglio più consistente di fondi. Roma nel 2005 dovrà fare i conti con una riduzione complessiva dei trasferimenti da parte dello Stato pari al 19,2% rispetto al 2003; dato che la fa attestare davanti alle altre città metropolitane nella classifica dei tagli (Palermo -13,7%, Bologna -9%, Milano -7,9%, Firenze - 5,7%). Per quanto riguarda le Regioni la più tartassata è il Lazio con -15,8% seguito da Veneto (-12,4%) e Abruzzo (-9,9%). Questi sono i numeri che non lasciano molto spazio a interpretazioni. La manovra di bilancio per il 2005 scarica sugli enti locali il contenimento della spesa pubblica, reso necessario dallo sfascio delle finanze statali. Tutto ciò è una nuova dimostrazione della contraddizione di questo governo: da una parte dice di voler assegnare alle autonomie locali un ruolo chiave nello svolgimento delle funzioni amministrative e, dall'altra, non solo non fa niente per realizzare una reale autonomia finanziaria con adeguate risorse ma aggrava la situazione degli enti locali. Tutto ciò avviene nella massima improvvisazione che è la caratteristica con cui questo governo agisce, conseguenza delle forti divisioni intestine alla maggioranza. Si sono registrate forti divergenze tra le proposte della maggioranza e del governo. E questa improvvisazione dà insicurezza agli enti locali che non sanno con precisione su quali, e quante, risorse fare riferimento per il loro bilancio annuale. Ma la finanziaria della Cdl è così, tutti i giorni viene cambiata, ne viene aggiunta una parte e tolta un'altra fino a farla essere tutta diversa da quella presentata alla fine di settembre. Basta pensare al progetto di dare facoltà agli enti locali di modificare le addizionali Irpef e Irap. Nella testo originale veniva data tale possibilità ma gli emendamenti del relatore (!!) hanno cambiato il testo del governo bloccando tale possibilità fino al 2006. E ancora una volta a fare le spese della incapacità e incompetenza del governo sono gli enti locali considerati come istituzioni pubbliche che sprecano denaro. Ma dati alla mano la realtà è un'altra. Come ha scritto Leonardo Domenici, presidente Anci, a Berlusconi "i comuni hanno rispettato il patto di stabilità interno nella loro quasi totalità". Il giro di vite sui conti pubblici viene fatto pesare sugli enti locali proprio quando aumentano le competenze amministrative e i bisogno dei cittadini che sono affrontati dai comuni: servizi agli anziani, immigrazione, problema della casa, trasporto pubblico ecc. "Contestualmente a ciò - lamenta Domenici -diminuiscono le risorse disponibili, non viene ampliata l'autonomia finanziaria dei comuni, si fanno più stringenti i vincoli economici". Ma i comuni sono istituzioni di prossimità, le più vicine ai cittadini. In questi giorni sono usciti i dati di un sondaggio Swg dai quali risulta che il 70% degli italiani ha fiducia nel proprio sindaco. Il comune è sentito vicino dai cittadini; è una istituzione che si occupa di asili nido e assistenza sociale, di raccolta dei rifiuti e di illuminazione pubblica. È, dunque, una istituzione con la quale è possibile dialogare e collaborare. Se in questo momento di crisi, dunque, i cittadini si stringono attorno al proprio comune, il governo li colpisce duramente dimostrando anche in questa occasione di essere sempre più lontano dai cittadini. 5 novembre | ||||||||||
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