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Interpellanza sui tagli ai trasferimenti ai comuni

Stardiotto, Realacci, Carbonella, Bottino, Reduzzi, Ruggieri e Rusconi al Ministro dell'interno

Per sapere

premesso che sul sito internet del ministero dell'interno sono stati pubblicati i dati relativi ai trasferimenti statali spettanti ai comuni per il 2004; tantissimi sindaci lamentano i tagli ai trasferimenti, che non tengono conto in modo adeguato dell'inflazione e delle maggiori spese derivanti dai rinnovi contrattuali; per far fronte alle minori risorse finanziarie disponibili, i comuni dovranno tagliare i servizi ai cittadini o aumentare le tariffe o le imposte locali -: 

se non ritenga necessario, adottando le opportune iniziative, assicurare ai comuni le stesse risorse finanziarie del 2003. (3-03114) 

24 febbraio 2004

Marco Stradiotto
Signor ministro, in questi giorni abbiamo ricevuto segnalazioni da parte di numerosi sindaci che lamentano un forte taglio dei trasferimenti statali a favore dei comuni. Utilizzando l'apposito sito Internet del Ministero dell'interno, abbiamo potuto constatare che i tagli, rispetto al 2003, sono, mediamente, del 10 per cento, con punte che superano, per alcuni piccoli comuni, anche il 30 per cento. In questa situazione, i comuni non hanno tante scelte: o aumentano le proprie entrate o diminuiscono i servizi. In entrambi i casi, a rimetterci sono i cittadini più deboli, cioè le famiglie con bambini, con anziani e con portatori di handicap. Il ministro dell'economia più volte ha annunciato di non voler fare "macelleria sociale" e di non voler mettere le mani in tasca ai cittadini. Con i drastici tagli che proponete, delegate ai comuni questo ingrato compito. In un momento in cui un sempre maggior numero di famiglie fatica ad arrivare a fine mese, se i tagli saranno confermati i comuni dovranno aumentare le tariffe, i buoni pasto, le rette per gli asili nido e per le case di riposo. Signor ministro, desideriamo sapere se il Governo intenda assicurare ai comuni almeno gli stessi trasferimenti del 2003.

Presidente
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

Carlo Giovanardi, Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Non c'è dubbio che l'argomento si ascriva nell'ambito della necessaria riforma in senso federale della fiscalità, attraverso la quale, con chiarezza, ogni livello di governo, comunale, provinciale, regionale e statale, si renderà responsabile davanti ai cittadini dei servizi erogati e del costo degli stessi.

È evidente che in una fase di transizione ci sono responsabilità e attribuzioni di competenze trasferite in periferia, ma la logica rimane quella centralizzata che poi fa nascere questo ping-pong di responsabilità tra Stato, enti locali, comuni e province, mentre naturalmente il prelievo viene poi fatto sempre allo stesso soggetto, che è il cittadino. Che paghi le tasse a Roma - per poi essere distribuite - o che le paghi localmente, per il cittadino non cambia molto, salva la poca chiarezza di questi rapporti. Certamente, nel 2003 - questi sono i dati esatti - lo 0,72 per cento in meno è andato alle province, il 3,55 ai comuni, l'1,45 alle comunità montane. Questo è dovuto a un fatto particolare, cioè all'applicazione del patto di stabilità interno, che è uno strumento istituito già nel corso della precedente legislatura nella logica di progressivo adeguamento ai meccanismi di controllo dei bilanci europei.

È per questo che è difficile, è fuorviante il paragone con il 2003, perché in quell'anno è stato prevista una attribuzione di carattere straordinario e non ripetibile. Quindi, il carattere straordinario di questa attribuzione porta ad un raffronto non dei dati del 2004 con quelli del 2003, attesa la situazione straordinaria del 2003, ma con la progressione degli anni precedenti. Sul 2004, pertanto, rimane a regime il meccanismo di determinazione ordinario del patto di stabilità interno che è rimasto immutato rispetto all'anno precedente.

Confermo, però, che il problema di questi rapporti leali e costruttivi fra comuni, province, regione e Stato si risolveranno soltanto quando saremo in grado di aver stabilito un rapporto virtuoso di responsabilità e di prelievi di cui ogni livello di Governo sia responsabile.

Presidente
L'onorevole Stradiotto ha facoltà di replicare.

Marco Stardiotto
Signor Presidente, signor ministro, non posso considerarmi soddisfatto. Non riesco a comprendere - ma risulterà difficile anche a chi ci ascolta - come mai da un lato il Governo non diminuisca la pressione fiscale e dall'altro trasferisca sempre meno risorse alla periferia. In questo modo, gli enti locali sono costretti ad aumentare le tariffe e le tasse locali, con il risultato che la pressione fiscale per il cittadino è aumentata. Sbaglio o eravate voi a scrivere "meno tasse per tutti"?

I tagli riguardano tutti i comuni, ma vorrei citarne alcuni. Ad esempio, i comuni di Campobasso, Potenza e Bari nel 2004 avranno minori trasferimenti rispetto al 2003 pari al 10,5 per cento. Per l'Aquila vi sarà un taglio del 13 per cento, per Napoli del 9 per cento e per Arezzo del 13 per cento. Il comune di Roma avrà un taglio del 6,8 per cento pari a 65 milioni di euro in meno, mentre Milano del 9,7 per cento, pari a 44 milioni di euro in meno. Per Padova vi sarà un taglio del 16 per cento e che dire del comune di Treviso, patria della Lega nord? Il taglio previsto è pari al 15 per cento: è forse questa la famosa devolution?

La situazione è ancora più grave per i piccoli comuni. Ad esempio, il comune di Felino in provincia di Parma avrà un taglio pari al 37 per cento, il comune di Viganò, in provincia di Lecco, avrà un taglio pari al 34,4 per cento e molti altri ancora avranno tagli al sopra del 20 per cento. Signor ministro, è difficile spiegare ai cittadini i motivi che vi hanno spinto da una parte ad abolire la tassa di successione per i grandi capitali, mentre dall'altra a ridurre i fondi per i comuni, la scuola e la sanità. Di conseguenza, a rimetterci sono le famiglie più deboli, che si vedranno costrette a pagare di più i servizi. È naturale che in questa situazione si assista ad un calo dei consumi. Le famiglie italiane con sempre maggiori difficoltà riescono ad arrivare a fine mese. Se non ci sono soldi in tasca è difficile fare acquisti.

Signor ministro, avete fallito in quello che è il primo compito del Governo, visto che non state ripartendo in modo equo le risorse. Avete promesso il miracolo italiano, ma il vero miracolo per gli italiani è quello di riuscire ad arrivare a fine mese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


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