Rusconi: "Governo bocciato in politica ed economia"Il maxidecreto alla Finanziaria 2004 rappresenta anche un'occasione per fare il punto della situazione sulle politiche del centrodestra. E il giudizio di Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita, è nettamente negativo: "I documenti economico finanziari dell'anno in corso sono di particolare rilevanza politica per la valutazione dell'azione di governo già svolta e per la formazione del giudizio sull'azione futura in quanto siamo esattamente alla "metà del mandato" elettorale. Di certo ad oggi il "miracolo dello sviluppo" promesso all'opinione pubblica ancora non si vede. La colpa non è solo della fase congiunturale ma soprattutto delle rappresentazioni di "estetica contabile" del Governo". E aggiunge: "La responsabilità principale del Governo risiede nell'aver continuato a formulare previsioni ingiustificatamente ottimistiche, nonostante lo scenario di bassa crescita largamente previsto da tutti gli osservatori economici nazionali e internazionali, con l'obiettivo di occultare la manifesta incapacità di incidere sul ciclo economico, di invertire la tendenza, di contrastare il rallentamento dell'economia. Le conseguenze di tale atteggiamento sono state catastrofiche per la credibilità del Governo che ha dovuto palesare all'improvviso un peggioramento dei conti pubblici nazionali e la correzione al ribasso di tutti gli obiettivi economici". Rusconi prosegue così: "L'assestamento 2003 ha evidenziato che le entrate ordinarie per il 2003 sono crollate di 17,9 miliardi e solo gli incassi dei vari condoni hanno ridotto il buco a 9,6 miliardi. Il dato è allarmante in quanto l'effettiva entità del buco pari a circa 18 miliardi rappresenta un valore superiore a quello della manovra finanziaria per il 2004, pari a circa 16 miliardi. Risaltano in particolare gli ammanchi dell'Irpeg (per circa 5 miliardi di euro, corrispondenti a una riduzione del 15%), a dimostrazione del sostanziale fallimento della "Tremonti-bis", dell'Irpef per 4,6 miliardi e del lotto e delle lotterie per 2,5 miliardi". A fronte di questo quadro di perdurante stagnazione, "la scelta di continuare ad applicare la stessa ricetta economica - forti dosi di una tantum in attesa della ripresa - appare ormai ad una parte crescente delle classi dirigenti del paese, ma anche a più vasti settori dell'opinione pubblica, una colpevole irresponsabilità". Tuttavia, l'assestamento evidenzia un problema ancora più allarmante:
"Il governo non provvede a verificare, per il 2003, la sufficienza o meno
delle risorse relative a diritti soggettivi sostenendo che quanto stanziato con
il bilancio di previsione costituisce un tetto di spesa e che, una volta
esaurite le risorse, occorre aspettare un'altra legge sostanziale per
provvedere. Il problema è emerso in tutta la sua gravità al Senato, dove a
seguito delle insistenze dell'opposizione, il Governo ha fornito delle tabelle
in cui si evinceva che, a causa del cosiddetto decreto taglia-spese, nel 2003,
si sono verificati dei mancati adeguamenti alla spesa necessaria per rispettare
i diritti soggettivi dei cittadini, per un importo pari a 4,6 miliardi di euro.
Si tratta della spesa per il pagamento delle pensioni di invalidità civile, del
pensionamento dei lavoratori esposti all'amianto, degli assegni di maternità,
degli aiuti ai portatori di handicap e poi del funzionamento della giustizia e
del gratuito patrocinio". 20 novembre 2003 | ||||||||||||
|