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Commercio equo e solidale
L'on. Antonio Rusconi esprime la propria soddisfazione per il fatto che la
mozione Fioroni per l'incentivazione del commercio equo-solidale - che lo vede
tra i firmatari - è stata approvata nella mattina del 29 maggio dalla Camera
dei Deputati.
"Dispiace peraltro - afferma Rusconi - che a un impegno a cui
attribuiamo come gruppo un grande valore etico e morale abbiano presenziato solo
una ventina di deputati, dal momento che non vi erano votazioni coi procedimento
elettronico.
Ritengo un grande errore aver messo a calendario questo tipo di provvedimento
in una giornata in cui l'interesse non era adeguato al valore del
provvedimento."
Lecco, 29 maggio 2003
Il testo della mozione
Allegato A Seduta n. 313 del 26/5/2003
MOZIONE FIORONI ED ALTRI N. 1-00110 SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
(Sezione 1 - Mozioni)
La Camera,
premesso che:
- il prezzo del caffè grezzo negli ultimi cinque anni è crollato dell'80
per cento, passando dai 550 dollari al quintale del 1997 agli attuali cento
dollari, con costi di produzione superiori al costo di vendita;
- la stessa sorte ha avuto il prezzo del cacao, il quale, dopo circa 15 anni
nei quali il cacao grezzo ha aumentato il suo valore, nel 2000 ha toccato il
suo record negativo ventennale e tale tendenza continua, creando notevoli
problemi ai Paesi produttori e alle centinaia di migliaia di persone che
vivono della coltivazione delle piante del cacao;
- il caffè è la terza merce scambiata nel mondo dopo petrolio e acciaio,
con una sua organizzazione, l'Organizzazione internazionale del caffè (Oic)
ed una borsa internazionale;
- questo crollo è dovuto ad un forte aumento della produzione, con
l'aggiunta di un nuovo Paese produttore (il Vietnam), e ad un consumo dal
basso tasso di crescita;
- oggi il 40 per cento del mercato mondiale del caffè è nelle mani di
quattro grandi multinazionali: la Procter & Gamble, la Philip Morris, la
Kraft e la Nestlè;
- questa grande concentrazione, secondo i dati della Banca mondiale, è una
delle cause che ha fatto scendere il costo del chicco grezzo dell'80 per
cento, lasciando nelle mani dei coltivatori solo il 7 per cento del prezzo
finale di un etto di caffè lavorato;
- la coltivazione del caffè è una risorsa fondamentale per numerosi Paesi,
dall'America latina al sud-est asiatico, ed occupa oltre cinquanta milioni
di lavoratori e milioni di imprese agricole, prevalentemente di piccole e
medie dimensioni;
- il totale della produzione mondiale, secondo i dati del 2001, è stata di
110 milioni di sacchi, 60 chili l'uno, con un consumo totale di 102 milioni
di sacchi; a seguito di questa crisi, le organizzazioni umanitarie prevedono
che, solo nel centro America, circa un milione e mezzo saranno le persone
ridotte alla fame;
- negli ultimi anni il commercio equo e solidale si è rilevato uno dei modi
più efficaci per promuovere lo sviluppo;
- la Carta europea dei criteri del commercio equo e solidale recita:
"Il commercio equo e solidale è un approccio alternativo al commercio
convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo
sostenibile, rispetto per le persone e per l'ambiente, attraverso il
commercio, l'educazione e l'azione politica. Il suo scopo è riequilibrare i
rapporti con i Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l'accesso
al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati, attraverso
una più equa distribuzione dei guadagni. Il commercio equo e solidale è
una relazione paritaria fra tutti
- i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori,
lavoratori, "Botteghe del mondo", importatori e consumatori. Il
commercio equo e solidale:
a) promuove migliori condizioni di vita nei Paesi economicamente meno
sviluppati, rimuovendo gli svantaggi sofferti dai produttori per facilitarne
l'accesso al mercato;
b) tramite la vendita di prodotti, divulga informazioni sui meccanismi
economici di sfruttamento, favorendo e stimolando nei consumatori la
crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la
ricerca di nuovi modelli di sviluppo;
c) organizza rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel
rispetto e valorizzazione delle persone;
d) promuove i diritti umani, in particolare dei gruppi e delle categorie
svantaggiate;
e) mira alla creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste, tanto
nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente
sviluppati;
f) favorisce l'incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi
economicamente meno sviluppati;
g) sostiene l'autosviluppo economico e sociale;
h) stimola le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte
economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità
economica e della tutela ambientale;
i) promuove un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali";
nella carta italiana i criteri del commercio equo e solidale, sottoscritta
dalla maggior parte delle Botteghe del mondo e degli importatori del
commercio equo italiani, sono accolti questi stessi principi;
- l'esperienza del commercio equo e solidale si è rilevato un importante
strumento per favorire lo sviluppo dell'uomo e per promuovere regole
internazionali in materia economica e commerciale ispirate a maggiore
giustizia ed equità tra nord e sud del mondo;
- il principale obiettivo del commercio equo e solidale, a breve termine, è
fornire maggiori opportunità ai piccoli produttori e ai lavoratori dei
Paesi in via di sviluppo e, in tal modo, apportare un contributo alla
promozione di uno sviluppo sociale ed economico durevole per le loro
popolazioni;
- a più lungo termine, il commercio equo e solidale mira a orientare il
sistema commerciale internazionale in un senso più equo, istituendo un
esempio ed esercitando pressioni su Governi, organizzazioni internazionali e
imprese, affinché ne riconoscano e adottino le componenti principali;
- il commercio equo e solidale opera in senso positivo sulla
sensibilizzazione globale in merito alle relazioni nord-sud, soprattutto
attraverso il rafforzamento della cooperazione da cittadino a cittadino;
- il commercio equo e solidale garantisce ai produttori un rapporto
continuativo ed un "prezzo equo", cioè che copre i costi di
produzione, di esportazione, di importazione e di distribuzione ed anche le
necessità primarie del produttore. Il "prezzo equo" in alcuni
casi è determinato sulla base degli standard internazionalmente
riconosciuti, come ad esempio il prezzo equo minimo per il caffè, che si
basa su quei 120 dollari per 100 libre fissati come prezzo minimo negli
accordi internazionali, in altri le organizzazioni del commercio equo e i
produttori stabiliscono di comune accordo il "prezzo equo", sulla
base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, della
retribuzione dignitosa e regolare contro lo sfruttamento del lavoro
minorile. Il "prezzo equo" viene mantenuto anche nei casi in cui
crolli il prezzo, garantendo comunque al produttore, grazie all'eliminazione
di tutte quelle intermediazioni speculative dalla filiera produttiva e
distributiva, un sicuro guadagno;
- in Europa sono nati diversi marchi di garanzia nazionali per la necessità
di inserire i prodotti equo e solidali anche in canali distributivi
tradizionali nazionali: il primo di essi, Max Havelaar, è stato fondato nel
1986 in Belgio, per poi diffondersi in Francia, Svizzera, Danimarca,
Finlandia, Norvegia e Svezia; di seguito, sono nati TransFair International
in Germania, Austria, Lussemburgo, Giappone, Stati Uniti, Canada e Italia;
in Inghilterra il marchio di garanzia porta il nome di Fair Trade Foundation
e in Irlanda di Irish Fair Trade Network;
- in Italia, dopo la nascita del marchio di garanzia TransFair, gestito
dall'associazione TransFair Italia, associazione senza scopo di lucro
costituita da organizzazioni che operano nel campo della solidarietà, della
cooperazione internazionale, dell'educazione allo sviluppo e aderente a FLO
(Fair Trade Label Organization), nel 1994, per i prodotti del commercio equo
e solidale, prima presenti in Italia solo nelle Botteghe del mondo (circa
200 punti vendita nel 1995) e in alcuni canali di piccolo dettaglio, è
iniziata la diffusione in mercati più ampi e, in particolare, in alcune
catene della grande distribuzione organizzata;
secondo i dati provenienti da varie agenzie di ricerca, i prodotti equo e
solidali sono disponibili in circa il 35 per cento della distribuzione
italiana;
- dai dati relativi all'anno 2000, tratti da "Fair Trade in Europe
2001", risulta che in Italia le Botteghe del mondo - organizzazioni no
profit che vendono prodotti equi e solidali - sono 374, in Europa 2.740 in
18 Paesi. I supermarket che vendono prodotti del commercio equo e solidale
sono 2.620 in Italia, 43.100 in 18 Paesi europei; gli importatori sono 7,
con l'esclusione delle Botteghe che importano direttamente in Italia, 97 in
18 Paesi europei; i volontari sono 1.500 in Italia, 96.000 in 18 Paesi
europei, con un fatturato stimato superiore ai 16.100.000 euro in Italia,
369.000.000 euro in Europa;
- numerosi comuni italiani hanno emanato specifiche delibere per favorire
l'uso di prodotti equi e garantiti nelle manifestazioni pubbliche;
- le regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Veneto e Umbria
hanno emanato apposite leggi regionali per la promozione e lo sviluppo del
commercio equo e solidale;
- il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione l'8 ottobre 1991 sul
sostegno attivo ai piccoli coltivatori di caffè del terzo mondo, mediante
una politica mirata di approvvigionamento e di introduzione di tale prodotto
di provenienza del commercio equo e solidale nelle istituzioni comunitarie;
- il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla promozione del
commercio equo e solidale fra nord e sud, la n. A3-0373/93 del 19 gennaio
1994;
- nel 1998 è stata approvata dal Parlamento europeo la risoluzione n.
198/98 sul commercio equo e solidale, nella quale, tra l'altro, si chiede
alla Commissione europea:
a) di fare in modo che il sostegno al commercio equo e solidale diventi
elemento integrante della politica estera di cooperazione allo sviluppo e
commerciale dell'Unione europea, compreso lo sviluppo di codici di condotta
per le società multinazionali operanti nei Paesi in via di sviluppo e, in
particolare, di garantire un adeguato coordinamento tra le direzioni e i
servizi competenti, nonché di istituire le necessarie strutture
amministrative per metterlo in pratica.
b) che la promozione del commercio equo e solidale sia inserita come
strumento di sviluppo nella conclusione di un nuovo accordo con i Paesi
dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp)";
la comunicazione della Commissione europea al Consiglio sul commercio equo e
solidale del 1999 recita: "Va rilevato che, se il commercio equo e
solidale può essere considerato come una forma di "commercio
leale", di solito il termine viene utilizzato per designare pratiche
commerciali non solo moralmente corrette, ma specificamente intese a
rafforzare la posizione economica dei piccoli produttori, che, altrimenti,
rischiano di trovarsi marginalizzati dai flussi di scambio convenzionali. Si
parla più propriamente di "commercio leale" o di "pratiche
commerciali moralmente corrette" in riferimento alle attività delle
società multinazionali operanti nei Paesi in via di sviluppo (per esempio
codici di condotta), intese a dimostrare le loro responsabilità etiche e
sociali nei confronti dei dipendenti o dei soci";
- la citata comunicazione della Commissione al Consiglio del 1999 ha
definito al punto due che la pratica del commercio equo e solidale favorisce
particolarmente i piccoli produttori, soprattutto agricoltori e artigiani, i
quali spesso vivono in regioni rurali periferiche e non producono in
quantità sufficiente per esportare direttamente, cosicché dipendono da
intermediari, sia per la vendita dei prodotti che per l'assunzione di
credito. Alcuni di essi hanno cercato di ridurre tale dipendenza
associandosi in cooperative e mettendo in comune risorse, attrezzature e
competenze tecniche e, talvolta, anche servizi collettivi, come la sanità e
l'istruzione;le organizzazioni commerciali alternative possono dare una
spinta decisiva allo sviluppo di queste cooperative, con il pagamento di un
prezzo equo e con la prestazione di assistenza di vario tipo, dall'acquisto
di un fax alla consulenza in materia di esportazioni;
- tra le iniziative di questo genere possono rientrare il pagamento di
anticipi ai produttori e l'instaurazione di rapporti contrattuali che
offrano a questi ultimi una sicurezza a lungo termine. In questo modo viene
garantita la stabilità dei redditi, facilitando la pianificazione e
l'investimento, e i produttori possono esercitare un maggiore controllo
sulla trasformazione e commercializzazione dei loro prodotti. Una parte del
reddito può essere persino utilizzata per accrescere la capacità, per
esempio in vista della costituzione di organizzazioni di produttori o per
l'allestimento di strutture che permettano di aggiungere valore, come la
trasformazione del caffè;
- va sottolineato che i profitti ricavati dal commercio equo e solidale
vanno a beneficio di un'intera comunità e non di singoli individui;
- il concetto di commercio equo e solidale si applica principalmente agli
scambi tra Paesi in via di sviluppo e Paesi economicamente avanzati. Esso
non incide direttamente sui beni prodotti all'interno dell'Unione europea,
dove le norme sociali ed ambientali sono già sancite dalla legge;
- le azioni in materia di commercio equo e solidale sorgono per iniziativa
di organizzazioni non governative private. Esse si basano su un sistema di
incentivi, nel senso che poggiano sulla scelta dei consumatori e non cercano
di manovrare il commercio o di erigere barriere per impedire l'accesso al
mercato di taluni Paesi. Il consumatore ha così la possibilità di elevare
il tenore di vita dei produttori nei Paesi in via di sviluppo, grazie ad un
approccio sostenibile ed orientato verso il mercato;
- la Commissione europea, nella comunicazione n. 366 del 2002, "Promoting
an European framework for Corporate Social Responsibility", nel
paragrafo 3.4, "Social and eco-labels", e nella comunicazione n.
416 del 2002, "Promoting Core Labour Standards and Improvingt Social
Governance in the Context of Globalisation", paragrafo 5.3,
"Private and voluntary schemes for the promotion of core labour
standards: Social labelling and industry codes of conduct", sostiene la
necessità di sistemi chiari di certificazione sociale e definisce,
tuttavia, l'esperienza dei marchi di garanzia di commercio equo e solidale
come una delle esperienze più avanzate di certificazione sociale;
- i prodotti attualmente venduti nell'Unione europea, attraverso le varie
iniziative di commercio equo e solidale, sono principalmente caffè,
manufatti artigianali, tè, cioccolato, frutta secca, miele, zucchero,
banane ed altri, tra i quali recano attualmente il marchio di garanzia di
commercio equo e solidale: caffè, cacao, banane, zucchero, miele, tè,
succhi, riso, fiori e palloni. Secondo le stime, il fatturato nell'Unione
europea si aggirava intorno a 175 milioni di euro nel 1994 e tra i 200 e i
250 milioni di euro nel 1997;
- di questo fatturato globale, il 60 per cento circa è costituito da
prodotti alimentari, di cui il caffè rappresenta a sua volta la metà.
Tuttavia, il caffè equo e solidale rappresenta appena il 2 per cento di
tutto il caffè commercializzato nell'Unione europea;
- nell'insieme, l'11 per cento della popolazione dell'Unione europea ha già
acquistato prodotti equi e solidali, con ampie variazioni da un Paese
all'altro, che vanno dal 3 per cento in Portogallo e Grecia al 49 per cento
dei Paesi Bassi;
- la libera imprenditoria, la produzione e la vendita del caffè sono
minacciate dalla concentrazione in poche mani del controllo del mercato
mondiale, che delocalizza la grande produzione verso aree nuove a più basso
costo salariale e sociale, determinando bassissimi costi alla produzione, a
cui, peraltro, non corrispondono poi investimenti di sviluppo o diminuzioni
di prezzo al dettaglio. È un sistema di globalizzazione selvaggio, che, di
fatto, nega qualsiasi libertà di mercato e di concorrenza leale, depredando
il territorio e sfruttando le manodopere locali con forme di lavoro e di
remunerazione spesso simili alla schiavitù;
impegna il Governo:
- ad introdurre, a pieno titolo, il sostegno al commercio equo e solidale
come elemento integrante della politica estera di cooperazione allo sviluppo
e commerciale dell'Italia nei confronti dei Paesi in via di sviluppo;
- ad incentivare i comportamenti etici dei singoli cittadini, delle famiglie
e delle imprese, anche in occasione del prossimo disegno di legge
finanziaria, attraverso una defiscalizzazione di una parte dei loro consumi
eticamente indirizzati all'acquisto di prodotti della rete equo-solidale;
- ad introdurre, a pieno titolo, il sostegno ai prodotti del commercio equo
e solidale garantiti secondo gli standard delle organizzazioni esterne di
certificazione del Fair Trade, come le organizzazioni associate in Fairtrade
Labelling Organisations, ed inoltre a sostenere, allo stesso modo, i
prodotti importati e commercializzati secondo i criteri stabiliti dalla
carta italiana dei criteri del commercio equo e solidale immessi sul mercato
italiano da importatori e Botteghe del mondo, che l'hanno sottoscritta;
- a mettere in atto misure di sostegno fiscale in favore delle
organizzazioni di commercio equo e solidale, al fine di far crescere, anche
in Italia, come già presente nel resto d'Europa, questa importante
esperienza;
- a promuovere, attraverso apposite campagne informative televisive,
radiofoniche e sulla carta stampata, le esperienze di commercio equo e
solidale come strumento di lotta alla povertà, al fine di sensibilizzare i
cittadini italiani;
- a favorire la presenza nelle scuole di programmi di educazione allo
sviluppo e alla solidarietà internazionale, contrasto alla povertà e lotta
alla fame, per una maggiore conoscenza delle risorse naturali e per un loro
uso consapevole.
(1-00110)
"Fioroni, Luca, Bindi, Bolognesi, Castagnetti, Violante, Boato, Giordano,
Rizzo, Intini, Pecoraro Scanio, Abbondanzieri, Annunziata, Bandoli, Banti,
Battaglia, Bettini, Giovanni Bianchi, Bimbi, Bottino, Bressa, Bulgarelli, Camo,
Carra, Cento, Ciani, Maura Cossutta, Cusumano, Delbono, Detomas, Duilio, Fanfani,
Franceschini, Frigato, Gentiloni Silveri, Giacco, Grillini, Iannuzzi, Labate,
Ladu, Santino Adamo Loddo, Loiero, Lucidi, Maccanico, Mancini, Mantini,
Mantovani, Marcora, Raffaella Mariani, Mattarella, Mazzuca Poggiolini, Meduri,
Merlo, Monaco, Mosella, Olivieri, Parisi, Pistone, Realacci, Reduzzi, Rocchi,
Rusconi, Ruzzante, Soro, Stradiotto, Tanoni, Valpiana, Villetti, Volpini,
Zanella, Zanotti, Kessler, Pinotti".
(25 settembre 2002) |