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Fallimento europeo, quante responsabilità del governo italiano

Il vertice di Bruxelles, che doveva approvare la futura Costituzione europea, si è concluso sabato con un nulla di fatto. Nel semestre italiano non si firmerà nessun accordo, ma anche l'Irlanda, presidente di turno dal 1° gennaio, avrà difficoltà. Il fallimento della Conferenza intergovernativa, guidata da Silvio Berlusconi, ha lasciato una scia di polemiche. "La trattativa era intricata, ma è evidente che Berlusconi non ha fatto quel passo decisivo, che il Capo dello Stato aveva suggerito - spiega il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi - Il nostro premier in realtà ha preferito l'amicizia con Aznar alla responsabilità di rappresentante di un Paese fondatore. Sono d'accordo con l'ex ministro Enrico Letta: bisognava uscire da Bruxelles con una Dichiarazione costituente degli altri 23 Paesi. Spagna e Polonia avrebbero potuto aderire in seguito". Il problema nella gestione adottata dal centrodestra sta nella divisione interna: "Fini e Frattini hanno seguito una linea europeista. Berlusconi no. Ha dimostrato di volere un'Europa minima, limitata ad accordi intergovernativi. E' un po' la linea di Bossi e Tremonti. Ma l'Italia merita ben altro".

Poi aggiunge una riflessione: "Se Francia, Germania, Benelux e Italia vogliono davvero che l'Europa ritorni padrona del proprio destino, devono avere il coraggio di rinunciare alla sovranità nazionale per dar vita a un potere europeo sovrano, responsabile della politica economica, della politica estera e della difesa. Attraverso un Patto federale essi devono stabilire tra di loro un vincolo irrevocabile, affidando a una Assemblea costituente il compito di elaborare la Costituzione del nuovo Stato federale europeo aperto a chi vorrà aderirvi. Non percorrere questa strada condannerebbe inevitabilmente questi Stati ed i rispettivi popoli al declino e alla dipendenza".

Rusconi si sofferma anche sulle possibili ricadute sulle elezioni europee del 2004: "Credo che in Italia ci sia euroincertezza, non eurodiffidenza. Il motivo? Di certo le scelte contraddittorie, come quella sul Patto di stabilità e le politiche sbagliate del Governo Berlusconi, che non ha frenato il caro-prezzi scaricando sull'euro colpe che la moneta in sé non ha, non hanno favorito l'atteggiamento europeista degli italiani. Ma l'Unione Europea resta comunque il destino dell'Italia. Ecco perché consideriamo strategiche le prossime elezioni e perché Romano Prodi ha chiamato il centrosinistra a raccolta invitandolo a una lista unitaria nel nome dell'Europa"

17 dicembre 2003


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