Conflitto di interessi: la legge Gasparri è una farsa che favorisce Mediaset e non risolve alcun problemaLa Legge Gasparri, che si pone come obiettivo il riordino del sistema televisivo conferma i timori del centrosinistra, come spiega Antonio Rusconi, parlamentare lecchese della Margherita: "Il testo unificato riproduce con poche eccezioni il disegno di legge del Governo. Durante l'esame in Commissione quasi nessun emendamento, soprattutto quelli dell'opposizione, hanno superato lo sbarramento della maggioranza a tutela degli interessi del presidente del Consiglio. E' una legge blindata! A nessuno può sfuggire il fatto che il vero scopo di questa proposta è quello di confermare la posizione dominante delle reti televisive possedute da Berlusconi nel mercato radiotelevisivo, almeno fino al completamento della fase di passaggio al digitale". In pratica Rete4 viene "salvata" dallo spostamento immediato sul satellite, previsto entro dicembre 2003, e potrà restare "terrestre" fino al 2006: "Questo di fatto impedisce l'apertura del mercato a nuovi editori. Inoltre Gasparri depotenzia di fatto i limiti antitrust eliminando il tetto del 30% e introducendo la dicitura "sistema integrato delle comunicazioni", un mercato di riferimento molto più ampio, difficilmente calcolabile, cui applicare il limite del 20%. Di fatto, poi, si aboliscono i limiti per la proprietà congiunta di radiotelevisioni e quotidiani". Ma esiste anche il problema Rai: "Giudichiamo negativamente l'idea di dare alla Rai un riassetto organizzativo e societario fortemente integrato, fondendo per incorporazione Rai e Rai Holding. E' un passaggio antiquato. Così come giudichiamo negativo il timido tentativo di privatizzare la rete pubblica. Ma il problema più grosso è un altro: la legge ipotizza che la nomina del CdA della Rai passi dai presidenti di Camera e Senato all'assemblea degli azionisti e quindi al Governo. Inoltre sarà vincolante la maggioranza di due terzi della Commissione parlamentare di vigilanza della Rai. Tutto questo quando c'è una sentenza della Corte Costituzionale che vieta la dipendenza diretta della Rai all'esecutivo". Nel suo complesso, comunque, il testo "delinea scenari fortemente penalizzanti per il pluralismo, l'autonomia e la concorrenzialità delle imprese televisive locali, e nello stesso tempo si presenta carente per quanto concerne il mondo delle radio". Lecco, 2 aprile 2003 Sullo stesso argomento:
| ||||||||||||
|