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La Gasparri e legge, il centrosinistra in rivolta

155 voti a favore, 128 contrari. Con questa votazione il Senato ha approvato la legge Gasparri che riforma il sistema radiotelevisivo, allarga i tetti antitrust e pubblicitari, ridefinisce il sistema delle comunicazioni, aprendo alla tv digitale, stabilendo nuovi criteri di nomina del Cda della Rai e avviando il processo di privatizzazione della tv di Stato. Una legge che "salva" Rete4, che non andrà più sul satellite, e offre una sanatoria per Mediaset e per Rai3. Un impianto che non piace al centrosinistra, come conferma anche il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi: "Dopo quelle che hanno sistemato le preoccupazioni giudiziarie del premier, la Gasparri era la legge che più stava a cuore a Berlusconi, che su questo argomento aveva imposto una ferrea disciplina di schieramento. E infatti dal giorno della fiducia al governo la maggioranza non era stata così compatta in aula!". Rusconi non condivide per nulla il giudizio positivo dato dalla maggioranza sulla Gasparri: "E' una legge che soffoca il pluralismo e fa gli interessi di Berlusconi. Come ha detto Rutelli è "un danno alle libertà fondamentali della democrazia". La riforma crea una concentrazione di poteri che non ha eguale nel mondo". Poi avanza una riflessione sulla riforma del CdA: "Il nuovo consiglio Rai avrà 9 membri: due scelti dal Tesoro e sette scelti dai partiti. Così si realizza "una malinconica lottizzazione", come l'ha definita giustamente il deputato della Margherita Gentiloni". Senza dimenticare che in sede giuridica sono state avanzate perplessità anche da Tesauro, presidente dell'Autorità Antitrust, che ha già stroncato la Gasparri perché i suoi meccanismi anticoncentrazione "non si sono mai visti in nessun luogo della storia o della geografia".

Il parlamentare lecchese torna poi sul nodo centrale della Gasparri: "Questa legge viola la Costituzione, aggira le sentenze della Corte e dell´Antitrust, irride il messaggio del presidente della Repubblica sul pluralismo informativo, toglie ogni tetto allo strapotere economico e informativo di Mediaset, dirotta nuove risorse sulle televisioni indebolendo gravemente la carta stampata. Tutto questo basta ampiamente per porre Berlusconi fuori da ogni regola e da ogni decenza, legislatore e beneficiario insieme di norme a favore di un´azienda che già oggi, come scrive la "Reuter", controlla il 65 per cento del mercato pubblicitario e il 43 per cento dello share nazionale. La legge Gasparri certifica, codifica e santifica la supremazia assoluta di Berlusconi. Ha ragione il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ad affermare che "la qualità della nostra democrazia è pericolosamente impoverita".

3 dicembre 2003


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