Alcune considerazioni dell'On. Rusconi all'indomani del dibattito parlamentare sulla guerra all'IraqDa mesi ripetiamo che la guerra non è inevitabile, come hanno manifestato milioni di persone sabato scorso e come ha ribadito in settimana il vertice europeo. Pensiamo che debba proseguire senza incertezze la lotta al terrorismo, che la comunità internazionale debba rimettere mano alla questione israelo-palestinese. Non da oggi sosteniamo che il regime iracheno sia una minaccia per la sicurezza, innanzitutto per quella del suo popolo e pensiamo che da anni gli Stati Uniti siano l'unica potenza globale rimasta, ma anche che sia un errore, dopo l'11 settembre, che questo nostro alleato pensi di poter esportare, da solo, un ordine globale. Pensiamo che solo un ordine multilaterale e multipolare, fondato sulla legalità, possa affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Un'Europa politicamente integrata, dotata di una politica estera e di sicurezza comune, deve e può essere protagonista di questo nuovo ordine. Una guerra oggi è un grave errore in sé e un azzardo carico di rischi incalcolabili.La pace cammina su un sentiero stretto. Anche per questo abbiamo criticato severamente la dottrina della guerra preventiva. Anche noi, come la maggioranza del Parlamento europeo, siamo convinti che quella dottrina sia pericolosa in sé. Un mondo in cui ciascun paese, medio o grande, adottasse quella medesima dottrina, decidendo unilateralmente chi, quando e come sia potenzialmente capace di minacciare la propria integrità e sicurezza, sia un mondo più pericoloso. Un mondo nel quale ogni paese può divenire poliziotto, pubblico ministero, giudice ed esecutore delle proprie sentenze è un mondo più insicuro. Un mondo che sceglie la regola del non avere regole certe è un mondo che non ci piace. Abbiamo sempre ritenuto che le Nazioni Unite siano state e debbano essere il perno al quale ancorare il mantenimento della pace. La pace cammina su un sentiero stretto e noi desideriamo che questo sentiero prosegua, che proseguano le ispezioni, che si chiarisca che l'obiettivo è quello enunciato nella risoluzione n. 1441, e cioè il disarmo reale, l'impossibilità attuale e potenziale di nuocere da parte del regime di Baghdad, e che altri obiettivi, su cui si esercitano gli analisti, i commentatori ed i nostri dibattiti, restino fuori dall'ordine del giorno: l'obiettivo è il disarmo. Siamo severi e molto critici con il governo italiano, che per molte settimane è stato abbagliato dal desiderio, inutile ed inadatto ad un contesto drammatico come questo, di piacere e compiacere gli altri nostri partner, tutti i nostri partner. Il governo italiano si è mosso male e precipitosamente. Prima e ben oltre il lavoro degli ispettori, nell'affermare a Mosca, in ottobre, che "in Iraq non vi sono più armi di distruzione di massa, poiché vi è stato il tempo per la loro eliminazione". E poi nell'invocare l'unità dell'Europa pochi giorni fa, ma contribuendo a dividerla, aderendo ad un appello che, non a caso, non conteneva alcuna firma dei paesi fondatori, tranne la nostra. È nei momenti in cui la pace rischia di deragliare dal sentiero stretto che si vede chi lavora per riportarcela e chi si adegua rapidamente all'idea dell'inevitabilità del conflitto. Perciò noi pensiamo che in assenza di una qualsiasi decisione della comunità internazionale, autorizzare supporti logistici preventivi sia un errore, un grave errore. La guerra è sbagliata ed evitabile. Lecco, 21 febbraio 2003 | ||||||||||||
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