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Immigrazione, una questione seria

Il tema dell'immigrazione ha mandato in crisi il governo Berlusconi, anche se il premier ha fatto finta di niente rispetto alle dichiarazioni incredibili del capogruppo della Lega, Alessandro Cè. Ma l'argomento merita un profilo ben diverso da quello che è stato dato dal centrodestra. "Sia la legge Bossi-Fini che in generale l'approccio del Governo mostrano una inaffidabilità totale rispetto a un tema così delicato e problematico. In due anni sono andati perduti tutti i successi che si erano ottenuti su questo fronte dall'Ulivo", evidenzia il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi. E aggiunge: "Servirebbe un approccio completamente diverso. Occorre governare i fenomeni migratori con un'azione coordinata a livello europeo che tenga conto delle esigenze di sicurezza ma anche di tutela dei diritti"

Il ragionamento parte da una considerazione: "L'Italia ha una posizione geografica assai particolare, visto che svolge una funzione di cerniera al centro del Mediterraneo, tra Europa, Asia e Africa. E' esposta a nord-est per i flussi terrestri provenienti dai Balcani, a est per i flussi via mare dall'Albania, a sud-est per i flussi della Turchia, e a sud per gli arrivi dal nord Africa. L'esperienza maturata tra il 1996 e il 2001, durante il Governo dell'Ulivo, ha insegnato molto in termini di strategie e modalità di interventi. Ha mostrato che, di fronte alla ferma determinazione di chi fugge dalla miseria e dalla violenza, è assai difficile esercitare una efficace azione di contrasto alla frontiera senza cedere a metodi disumani o persino illegali". Da questo ne consegue che "occorre privilegiare l'azione di prevenzione nei luoghi di partenza dei flussi migratori, nonché attraverso la cooperazione internazionale per i rimpatri, qualora ne sussistano le condizioni, attuando, nel contempo la massima sorveglianza delle frontiere per impedire flussi di ingresso non controllati". Rusconi poi ribadisce come la scelta del centrosinistra nella passata legislatura sia stata quella di "deprimere la pressione migratoria illegale alle frontiere costituendo dei canali di ingresso legale e privilegiando alcuni Paesi "protagonisti" dei flussi con accordi di cooperazione e sviluppo. I risultati con Albania e Tunisia non si sono fatti attendere. La strada è questa, non certo quella dei cannoni".

Quindi conclude: "Difendere le coste è un dovere. Trattare con gli Stati rivieraschi per la riammissione dei profughi è necessario, come urgente e necessario è rinvenire una politica comunitaria sull'immigrazione, come è stato ribadito di recente a Salonicco. Ma come osservava su "L'Osservatore Romano" l'arcivescovo di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi, la ragione deve prendere il posto dell'emozione. I profughi non si possono buttare a mare".

Lecco, 27 giugno 2003

 


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