Pensioni: pallida apertura di un governo che sbagliaUna tregua armata. Un mese per cercare un'intesa. Governo e parti sociali si sono dati tempo fino al 10 gennaio 2004 per trovare una soluzione. Ma le parti restano profondamente distanti: il Governo non vuole ritirare la delega, il sindacato non è disposto ad accettare penalizzazioni ulteriori per i lavoratori. Sulla delicata questione interviene anche il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi: "Sabato scorso oltre un milione di lavoratori, giovani, pensionati, famiglie hanno protestato contro una proposta iniqua di riforma delle pensioni che penalizza chi sta per lasciare il lavoro ma anche le nuove generazioni, per le quali la stessa idea di previdenza pubblica diventa un miraggio. La mobilitazione sindacale ha avuto anche un significato più ampio: ha infatti "messo in piazza" il profondo disagio degli italiani verso questo Esecutivo". Poi aggiunge: "Abbiamo l'impressione che il governo non si renda conto della realtà. Vedremo se dopo la tregua con Cgil Cisl e Uil ci sarà una svolta di metodo e di merito. A oggi i segnali che vengono da Palazzo Chigi non sono incoraggianti e soprattutto non lo è la Legge Finanziaria. Una Finanziaria che non affronta le questioni dello sviluppo e della crescita economica, che premia i furbi con i condoni e colpisce per l'ennesima volta i lavoratori dipendenti; che ignora i giovani e non promuove il Mezzogiorno, in cui non c'è neppure un euro per far fronte all'emergenza anziani - tema agitato per giustificare la delega sulle pensioni - e che penalizza la sanità pubblica". E mette in luce un aspetto particolare: "Non a caso, la Margherita ricorda i venticinque anni del servizio sanitario nazionale e si schiera in difesa dei principi fondamentali di uguaglianza e solidarietà, per un modello di riforma dello stato sociale che metta al centro i diritti della persona e delle famiglie". Rusconi condivide la posizione espressa da Rosy Bindi: "Non si può ipotizzare una riforma delle pensioni senza affrontare complessivamente il futuro dello stato sociale. Non si può togliere ai nonni quel poco che hanno, senza dare un bel niente ai nipoti. La sfida di un futuro migliore sta nella capacità di garantire l'insieme dei diritti di cittadinanza, nell'impegno a costruire un nuovo welfare che riduce le disuguaglianze e rafforza le opportunità di ciascuno, non solo al nastro di partenza della vita ma soprattutto sul filo del suo traguardo. Questo hanno chiesto sabato scorso i sindacati. Questo è anche il terreno su cui si misura la nostra credibilità politica e la nostra capacità di conquistare la fiducia di tutti gli italiani. Il centrosinistra è oggi schierato al fianco del movimento sindacale non per il gusto dell'opposizione fine a se stessa, ma perché condividiamo le stesse preoccupazioni". Lecco, 12 dicembre 2003 | ||||||||||||
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