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Rusconi: "Nessuna ambiguità nelle parole di Ruini"

Ha destato sorpresa tra gli addetti della politica l'omelia del cardinal Ruini ai funerali dei caduti nella Basilica di San Paolo. Qualcuno ha letto nelle sue parole un "tradimento" rispetto alla predicazione di papa Wojtyla contro la guerra irachena. Un interpretazione non condivisa da Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita: "Non mi pare che questa interpretazione dell'omelia sia corretta e sostenuta dalla lettura del testo integrale. Mi pare invece che monsignor Ruini abbia colto con lucidità quel tratto unificante tra patria e pace, tra fierezza nazionale e fratellanza di popoli e di nazioni, che è emerso con tanta visibilità in questi giorni di lutto. Così come non condivido chi sostiene che il cardinale si sia espresso in contrapposizione al Papa". 

E aggiunge: "Ruini ha parlato come cappellano d'Italia. Era del resto inevitabile che impersonasse questo ruolo nel momento in cui officiava la messa funebre per quei giovani caduti in divisa nell'adempimento di un dovere militare. Fermezza nel compito militare assegnato e pietas verso il fratello che ti minaccia e ti uccide. Che altro poteva e doveva dire Ruini davanti a quelle bare avvolte nel tricolore e ai reparti che presentavano le armi?". Poi invita a un'altra riflessione: "Per due volte Ruini ha ripetuto nell'omelia la necessità che le Nazioni Unite subentrino al più presto agli Usa nella guida politica della ricostruzione irachena, fino a quando quello sventurato paese non sarà in grado di governarsi da solo. Che cosa doveva fare di più?".

21 novembre 2003


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