Bocciature per l'Italia governata dalla destraUna nuova bocciatura per l'Italia governata dalla destra. Dopo la scivolone nella classifica della competitività, in settimana l'Ocse (prestigiosa organizzazione internazionale) ha presentato i dati sulla pressione fiscale riferiti al 2003: nello scorso anno in Italia le tasse sono passate dal 42,6% al 43,4% del Pil. E ciò a fronte di un calo nei Paesi Ocse ad eccezione di Francia e, appunto, Italia. Le tasse con la destra al governo sono aumentate quasi di un punto percentuale del Pil; questi sono i fatti, conseguenza della gestione "creativa" e scellerata dei conti pubblici. E questi dati costituiscono un nuovo campanello d'allarme sulla situazione reale delle finanze pubbliche italiane. Solo gli ingenui si possono meravigliare di questi dati. Gli allarmi sullo stato dei conti pubblici più volte lanciati dall'opposizione e da osservatori indipendenti sono stati frettolosamente bocciati come esagerati e "interessati". Alla prova dei fatti si rivelano fondati. Ma con questo governo il rimedio è peggiore del danno (creato da loro stessi). Infatti nella finanziaria per il prossimo anno non c'è traccia di iniziative a favore dello sviluppo e della competitività; sulle misure da prendere per ripianare i conti pubblici la maggioranza litiga tutti i giorni. La finanziaria presentata alla fine di settembre e che Siniscalco ha definita "solida e di qualità", subisce quotidianamente rattoppi e modifiche: cambia aspetto tutti i giorni, è debole e di pura sopravvivenza. Si assiste in questi giorni a una attività dei partiti della Cdl tale da farli sembrare… all'opposizione. Centinaia di emendamenti sono stati presentati dai partiti della Cdl (in conferenze stampa separate) volti a modificare la finanziaria presentata dal governo appoggiato da loro stessi. La Cdl è in preda a una vera e propria dissociazione politica tra i ministri che votano a favore delle finanziaria e gli esponenti dei partiti di maggioranza che presentano valanghe di emendamenti che smontano, pezzo per pezzo, l'impianto originale della finanziaria. Per realizzare il taglio delle tasse sono necessari 6,5 miliardi di euro che dal governo non riescono a spiegare come pensano di trovare. Intanto, Forza Italia, partito del presidente del Consiglio, ha presentato emendamenti alla finanziaria per realizzare la riforma delle aliquote secondo lo schema caro a Berlusconi: tre aliquote di 23%, 33% e 39%. Un vero e proprio strappo che ha innervosito gli alleati; infatti An ne vorrebbe una quarta per i redditi alti pari a 43% mentre l'Udc vorrebbe privilegiare interventi a favore della famiglia. Ancora una volta, provvedimenti importanti per il Paese (come è successo per le riforme istituzionali) sono oggetto di una vera e propria compravendita da parte dei partiti della Cdl. Tutto questo dopo la sostituzione del ministro dell'economia. È evidente che il problema nella Cdl è politico; diversi ma obbligati a convivere riescono solo a sopravvivere, in nome del potere e a danno del Paese. Tutti in ordine sparso nella Cdl. Anche su altri indicatori macroeconomici c'è allarme: l'Ecofin ha fatto sapere che il Pil non crescerà del 2,1% come previsto dal governo ma dell'1,8% e che il tetto del 3% del rapporto deficit-debito è a rischio di sforamento. Così l'Italia torna ad essere sorvegliata speciale in Europa. Come ha detto l'economista Giacomo Vaciago, "ci vorrebbe un governo". 22 ottobre 2004 | ||||||||||||
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