La consulta boccia il rimpatrio coatto: crolla la Bossi-FiniPer l'Alta Corte sarebbe incostituzionale il rimpatrio degli stranieri prima del verdetto sul ricorso. Con una sentenza emessa poco prima di Pasqua, la Consulta avrebbe dichiarato illegittimo il provvedimento, dando ragione ai giudici di Roma e Parma che avevano ravvisato nella legge una limitazione delle libertà personali previste dall'articolo 13 della Costituzione. Inoltre il provvedimento di espulsione, per le sue modalità di svolgimento, non garantirebbe pienamente il diritto di difesa. "Così viene affondata la norma approvata nel 2002 che ha fatto da apripista alla legge Bossi-Fini sul controllo dell'immigrazione - commenta Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita - L'accompagnamento coattivo alla frontiera dell'immigrato clandestino è illegittimo se prima non vi è un controllo pieno del magistrato. In altre parole, il meccanismo dell'espulsione amministrativa decretata dal questore rischia di essere travolto per mancanza di garanzie nei confronti dello straniero seppur privo di permesso di soggiorno. Ecco allora che verrebbe meno uno dei cardini (legge 106 del 2002) sui cui poi si è poggiata la "Bossi-Fini", ovvero il fiore all'occhiello della maggioranza in materia di immigrazione". La Consulta avrebbe riconosciuto che la norma in esame è in contrasto con l'articolo 13 della Costituzione: "La libertà personale è inviolabile. Inoltre la norma costituzionale prevede che in casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori che devono essere comunicati entro 48 ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida entro le 48 ore successive, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. Ma nel caso dell'espulsione amministrativa dello straniero una marcia indietro dopo l'allontanamento coattivo sembra oggettivamente impossibile. Per questo la Corte avrebbe dato ragione ai tribunali di Parma e di Roma: perché la prevista convalida entro 48 da parte dell'autorità giudiziaria del provvedimento di espulsione consisterebbe soltanto in un controllo parziale e non in una verifica capace di garantire il contraddittorio e il pieno diritto alla difesa. Una volta espulso, infatti, l'immigrato ingiustamente accompagnato alla frontiera ha poche possibilità di far valere il suo punto di vista". Presto la Corte dovrà pronunciarsi anche su un altro nodo della Bossi Fini: "Si parlerà dell'arresto obbligatorio per l'immigrato recidivo che non rispetta l'ordine del questore ad abbandonare il territorio nazionale. E se si tratterà di un'altra bocciatura, per il governo sarà difficile tenere in piedi la Bossi-Fini". Lecco, 21 aprile 2004 Sullo stesso argomento: | ||||||||||||
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