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La legge Bossi-Fini è da rifare

La legge Bossi-Fini è da rifare. Non solo perché non funziona, come denunciato più e più volte da istituzioni ed enti locali e da associazioni come Caritas o Migrantes, ma perché incostituzionale in almeno due punti fondamentali. L'incostituzionalità è stata sancita dalla Consulta giovedì scorso. Ora il governo corre ai ripari lavorando di rattoppo, il mestiere in cui eccelle.

<Grazie a Dio esiste la Corte Costituzionale - ha esclamato il presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi Castagnetti commentando la sentenza - E' stata confermata l'assoluta fondatezza delle osservazioni che avevamo sollevato presentando una pregiudiziale di costituzionalità alla Bossi-Fini>.

Non è la prima legge che non supera l'esame della suprema Corte. E non sarà nemmeno l'ultima. Vale appena la pena di ricordare il giudizio di incostituzionalità giunto qualche settimana fa per il provvedimento sul condono edilizio. Oppure quello ad inizio d'anno sul cosiddetto "lodo Schifani", la legge che consentiva al presidente del Consiglio di aggirare il processo Sme in corso a Milano. Ma non è tutto. Un'altra legge, non meno importante e non meno vitale per gli interessi imprenditoriali del presidente del Consiglio, la cosiddetta "Gasparri" sul sistema radio-tv, venne rinviata alle Camere lo scorso dicembre dal presidente della Repubblica. E non si contano i richiami, gli allarmi, le denunce provenienti da un po' tutte le parti sulla correttezza dei provvedimenti, sulla loro effettiva copertura economica, sulla coerenza con la legislazione in corso.

Andando a scandagliare la produzione legislativa della destra, in questi tre anni, se ne ricava - oltre alle cosiddette "leggi ad personam" ed a quelle che tutelano gli interessi del capo del governo - una sorta di permanente forzatura della legislazione e delle stesse procedure parlamentari: dall'uso massiccio dei decreti legge, al ricorso ingiustificato alla fiducia, dall'accelerazione cosmica per alcuni provvedimenti (legge Cirami) all'ingiustificabile rallentamento per altri (legge sul conflitto di interessi). Tutto ciò accompagnato da un elemento costante: il rigetto del confronto parlamentare e l'applicazione "militare" della legge dei numeri, con i risultati - appunto - che si sono visti. Dietro l'angolo, peraltro, si preannuncia un'altra "riforma" ad altissimo rischio di sanzione costituzionale, quella sul riordino dell'ordinamento giudiziario che il Csm, proprio giovedì, ha ritenuto di bocciare perché in contraddizione con la nostra Carta.

Il malgoverno della destra ha prodotto i suoi effetti più macroscopici sulla condizione economica del Paese. Basti pensare che in questi giorni si parla di una finanziaria da 30/35 miliardi di euro (qualcosa come settantamila miliardi di vecchie lire) perché l'anno prossimo l'Italia possa pareggiare lo sforamento della spesa pubblica e sostituire il mancato incasso delle mille misure "una tantum" inventate dall'ex ministro Tremonti. E basti pensare pure, come denunciato in aula dal presidente della Margherita Francesco Rutelli, che Berlusconi dovrà ricorrere ad uno degli attuali ministri per sostituire Tremonti in quanto tutti coloro a cui si è rivolto gli hanno sbattuto la porta in faccia data la drammaticità dei conti pubblici. Ma siamo, appunto, alla parte più evidente. La destra, in particolare il presidente del Consiglio ed i suoi uomini, hanno alimentato un clima di scontro con tutte le istituzioni del Paese. Non a caso proprio a gennaio, a qualche giorno dalla bocciatura del "lodo Schifani", fu il coordinatore di Forza Italia Bondi ad attaccare a testa bassa il presidente della Corte Costituzionale. Lo stesso spregio delle regole e delle procedure è stato adottato in Parlamento luogo - non va dimenticato - che produce <l'orticaria> al presidente del Consiglio. Così abbiamo avuto le "leggi vergogna", così abbiamo avuto leggi che appena approvate hanno avuto bisogno di nuovi atti correttivi, così abbiamo avuto leggi lumaca che hanno vagato per anni nei corridoi delle Camere prima di spuntare di nuovo in aula al solo scopo di provare a portare un po' di sereno nella maggioranza. Così abbiamo avuto, appunto, leggi chiaramente incostituzionali che, con la forza dei numeri e della cieca ostinazione, la destra ha imposto al Parlamento. Ma, <grazie a Dio>, esiste la Consulta.

20 luglio 2004

 


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