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Dal Cardinale un richiamo importante

"Il volto amico e solidale della Città". E' stato questo il titolo del Discorso alla Città per la Vigilia di S. Ambrogio tenuto lunedì presso la Basilica di Sant'Ambrogio dal cardinale Dionigi Tettamanzi.

Quest'anno, il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi, avendo terminato l'incarico come sindaco di Valmadrera, non ha presenziato alla celebrazione. Ma ovviamente ha avuto modo di leggere e apprezzare il messaggio del cardinale. "Nelle parole dell'arcivescovo c'è un richiamo forte che non può non toccare il cuore del cittadino in generale e del politico in particolare". Quest'anno l'attenzione si è focalizzata sulla solidarietà e sulla necessità di stabilire relazioni: "Condivido quanto detto dal cardinale. Compassione ed elemosina devono essere comprese nella logica della reciprocità. Sono sempre un dare e un ricevere amore. Sono uno scambio di solidarietà. Eppure il nostro tempo continua ad essere malato di solitudine, di isolamento, di anonimato. L'anonimato ci ferisce ogni giorno. Ecco la solidarietà deve ripartire dalla domanda di essere qualcuno per gli altri. Altrimenti avremo città fantasma, senza vita, con persone estranee che non si incontrano e non entrano in relazione". E continua: "Occorre fuggire la logica dell'isolamento, del disinteresse per i legami. La vita della città è fondamentalmente relazione. È fondamentalmente legame sociale. È comunità civile. È vivere insieme. È essere disponibili a condividere regole comuni. È sapere che ci sono gli altri". Poi aggiunge: "Bene ha fatto il cardinale a evidenziare l'importanza di recuperare il senso civile della solidarietà, troppo spesso pensata esclusivamente come un dovere di soccorrere chi ha meno oppure, secondo accezioni correnti, come il surrogato laico della carità, intesa restrittivamente nella sua accezione tradizionale di elemosina e non come atteggiamento del cuore. La solidarietà è molto di più. Così come sarebbe utile tornare ad una riflessione sulle virtù civili necessarie per l'oggi. Bisogna coltivare la solidarietà nella cultura di un popolo. Bisogna farla crescere dentro di noi, senza soffocarla. Non bisogna consentire che vinca la cultura individualistica, che produce egoismo e schiaccia la persona nella sua essenza più profonda e ne impedisce lo sviluppo integrale. Senza solidarietà la nostra società sarebbe perduta. Senza solidarietà avremmo conseguenze inenarrabili e disastrose". Chi ha responsabilità amministrative e politiche ha un dovere preciso: "Chi ha una responsabilità istituzionale deve facilitare l'esercizio della solidarietà, virtù che rende possibile a tutti la convivenza civile." Si devono anche fare scelte concrete che esprimano questo valore e la sua centralità sociale e civile".

Lecco, 10 dicembre 2004


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