Il trattato costituzionale europeoVenerdì 29 ottobre 2004 la Storia ha fatto tappa a Roma. Nella sala degli Orazi e Curiazi del palazzo del Campidoglio, 25 Capi di Stato e di Governo hanno firmato il Trattato costituzionale dell'Unione europea. I riflettori della politica internazionale erano puntati su quest'evento che avveniva a pochi passi dal Foro romano, dove è nata la civiltà giuridica occidentale. E la scelta della capitale italiana non è certo casuale; a Roma nella stessa sala del Campidoglio nel marzo 1957 è stato firmato il trattato da cui è nata la Cee. La genesi politica che ha portato alla firma della Costituzione europea è stata segnata da tensioni e forti contrasti politici. Il cammino iniziato nel vertice di Nizza nel 2000 si è concluso con la presentazione nel luglio 2003 della bozza del Trattato costituzionale da parte della Convenzione guidata dall'ex presidente francese Valery Giscard d'Estaing. Non si può dire che sia un testo snello e leggero quello del nuovo Trattato, come era nelle intenzioni della Convenzione, ma entra nelle pieghe del vivere in Europa, tenendo conto di tutte le varie e diverse realtà che compongono l'Unione a 25 e del motto dell'Unione stessa "Uniti nella diversità". Con i suoi 448 articoli è un testo poderoso che tocca tutti gli aspetti della vita dei cittadini europei e, in particolare, è destinato a cambiarla. Tra le novità del nuovo Trattato c'è quella che dà voce alla gente tramite il referendum popolare propositivo con il quale un milione di cittadini europei potrà promuovere una consultazione popolare per invitare la Commissione a fare una proposta di legge su una determinata materia. Centro della nuova Carta è il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali della persona insieme alla difesa della loro sicurezza e alla tutela della vita privata, sociale e del lavoro. Per quanto riguarda l'assetto istituzionale europeo del futuro, il Trattato ridefinisce strutture e compiti: rafforza alcuni organi e cerca di preparare le istituzioni europee alle sfide che il futuro pone davanti alla neonata Unione a 25. In particolare tra le novità spicca il mandato lungo per il Presidente del consiglio europeo, l'istituzione di un ministro degli esteri dell'Unione, il rafforzamento dei poteri del Parlamento. Ma con essi la Carta fondamentale dell'Europa porta con se anche ostacoli alla nascita di un Europa politica. Il diritto di veto che rimane su materie come la politica estera, la giustizia, il fisco limiterà di molto la capacità di decisione. Sono aumentati i casi in cui si potrà scegliere a maggioranza qualificata, a prezzo di sottostare a complessi conteggi (il 55 per cento dei governi e il 65 per cento della popolazione totale). Le prerogative dei singoli Stati dunque hanno avuto la meglio sul processo di integrazione europea. Anche il mancato riconoscimento in Costituzione delle radici cristiane ha diviso è creato forti perplessità. Giovanni Paolo II incontrando Prodi l'altro giorno ha detto: "Il cristianesimo nelle sue varie espressioni ha contribuito alla formazione di una coscienza comune dei popoli europei e ha plasmato la loro civiltà. Riconosciuto o meno nei documenti ufficiali è questo un dato innegabile che nessuno storico potrà dimenticare". L'articolo 51 comunque salvaguarda lo status delle confessioni religiose negli Stati membri e impegna l'Unione a mantenere con esse un dialogo aperto e trasparente. Dopo la firma si apre il capitolo della ratifica. Nei prossimi mesi, infatti, i singoli Stati membri dovranno ratificare il Trattato; c'è chi prevede il passaggio parlamentare, chi invece il referendum popolare, ma l'approvazione deve essere raggiunta all'unanimità da parte dei 25 Stati membri. Francia e Germania hanno già deciso di ricorrere al referendum popolare. In Italia c'è una forte volontà in quasi tutte le forze politiche di votare in Parlamento entro l'anno. Lecco, 29.10.2004 | ||||||||||||
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