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Federalismo, si rischia il colpo di mano

E' iniziata oggi la discussione sulla riforma istituzionale. La Camera ha dato il via libera al primo articolo. L'aula di Montecitorio ha respinto gli emendamenti presentati dalle opposizioni e ha votato la norma che sostituisce l'articolo 55 della Costituzione recitando che "il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica". Il primo articolo è stato approvato con 299 sì, 27 no e 182 astenuti.

Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita, si è astenuto, come i colleghi di partito: "Nella nuova Costituzione disegnata dal ddl della Casa delle Libertà ci saranno leggi a "prevalenza" della Camera e altre a "prevalenza" del Senato federale. In caso di contrasto sulle competenze decideranno i presidenti delle Camere o una commissione paritetica. Si tratta di un autentico labirinto frutto più delle mediazioni all'interno della maggioranza che non di un disegno teso al miglioramento del Paese. L'unico risultato concreto rischia di essere il caos istituzionale".

Il dibattito proseguirà martedì. Sulla riforma istituzionale restano forti le perplessità del centrosinistra: "Non posso che condividere le osservazioni del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: bisogna evitare l'aumento degli oneri finanziari per la pubblica amministrazione che deriverebbe da una duplicazione di competenze o da una moltiplicazione delle strutture amministrative. E non possiamo accontentarci delle parole del ministro Calderoli. Come scritto da Sabino Cassese sul Corriere di oggi non basta una rassicurazione generica. Infatti, innanzitutto, non c'è una autorità competente a fare un calcolo complessivo dei costi. Le Regioni hanno autonomia di bilancio e la Ragioneria generale dello Stato ha da tempo perduto il controllo del quadro d'insieme, salvo ciò che riguarda il patto di stabilità interno. In secondo luogo, valutazioni dei costi vanno compiute prima, non dopo, quando il danno si è già prodotto. E, purtroppo, questi federalisti si sono dimostrati finora allegre cicale". E aggiunge: "Condivido in pieno anche le linee di confine tratteggiata dal Presidente Ciampi nel suo intervento di Piacenza. Occorre cercare intese le più larghe possibili fra tutte le forze politiche evitando riforme a colpi di maggioranza. Le novità devono assicurare la coerenza e la funzionalità del quadro costituzionale nel suo insieme e in tutte le sue parti. Deve poi essere salvaguardato il principio dell'interesse nazionale, definendo in modo chiaro e puntuale la ripartizione delle competenze tra lo Stato e le Regioni, in modo tale da evitare nuovi conflitti d'attribuzione, aggravi burocratici per i cittadini, disorientamento per le imprese e aumento degli oneri finanziari per la pubblica amministrazione".

Questa riforma federale fatta di slogan e troppa retorica non convince: "Avevamo il sincero desiderio che, dopo il lavoro di questi mesi e questo susseguirsi di annunci e di proclami, i saggi della Casa delle libertà avessero veramente intenzione di rimediare al disastroso disegno di revisione della Costituzione approvato dal Senato. L'intervento di Calderoli, invece, ci ha tolto ogni illusione ed ogni speranza. Come ha detto in aula Dario Franceschini, vi è l'intenzione di sostituire i gravi errori e le storture presenti nel testo approvato dal Senato con nuovi errori e nuove storture. Il risultato purtroppo rimane sempre identico: uno stravolgimento della Carta fondamentale, che metterebbe in ginocchio le nostre istituzioni, creando pericolosi squilibri tra le stesse oppure paralizzandole in conflitti tra di loro insostenibili e insolubili". Rusconi aggiunge: "La proposta del Governo è un pasticcio! Mette insieme un presidenzialismo alla siciliana, una devolution a livello di desiderio e non di cultura, la legge elettorale proporzionale. Vi è inoltre una visione distorta del Parlamento. Il centrodestra fa una proposta mostruosa: chiunque viene eletto presidente del Consiglio non può essere sfiduciato. Ma nel governo parlamentare, nella democrazia moderna, l'alimento della vita del Governo è dato dal Parlamento! Quella che il Polo ritiene incertezza, lentezza, impazienza del decidere, è invece la ricchezza della democrazia".

Roma, 16 settembre 2004


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