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Politica economica: i nodi vengono al pettine

La finanziaria per il 2005 è stata bocciata da tutti: forze sociali, sindacati e anche una parte della maggioranza. Tutt'altro che "semplice e solida" come l'ha definita il ministro Siniscalco, la manovra finanziaria si presenta, piuttosto, come un provvedimento farraginoso e debole. Non c'è traccia di ciò che era stato promesso (riforma fiscale e riduzione delle tasse) e neanche di provvedimenti per rilanciare l'economia. Il sud è il grande dimenticato mentre gli stanziamenti alle imprese sono diminuiti dell11% rispetto al 2002 e hanno subito una forte contrazione gli incentivi agl'investimenti in aree depresse. 

Il governo Berlusconi perde un altro appuntamento con il Paese che avrebbe bisogno invece di una scossa per rilanciare l'economia e agganciare così la ripresa economica che investe l'Europa; il Fondo monetario internazionale stima che a fine anno il Pil di eurolandia sarà pari al 2,2% mentre l'Italia non supererà l'1,2%, rimanendo nelle sabbie mobile di una stagnazione economica che dura dal 2001. Con i provvedimenti della finanziaria 2005 la pressione fiscale non solo non diminuirà ma è destinata a crescere, purtroppo, a causa dell'aumento degli estimi catastali, del costo dei tabacchi e del pedaggio delle strade statali e la revisione degli studi di settore senza considerare gli aumenti a livello locale. Mentre l'introduzione dell'assicurazione obbligatoria per la casa e gli incentivi per l'acquisto del decoder toccano nel vivo interessi personali di Berlusconi. 

Ma il governo, ancora una volta rinnova in maniera stucchevole la promessa della riduzione delle tasse entro il 31 dicembre prossimo. 

Con questa finanziaria, la prima del dopo Tremonti, il governo cerca di riparare i suoi stessi danni, conseguenza della gestione "creativa" delle casse dello Stato. Siniscalco, presentando la finanziaria, ha detto che la "regola del 2%" (limite fissato per l'aumento delle spese, svuotato poi dalle eccezioni) si è resa necessaria per "non soccombere alla valanga del debito pubblico". Questo governo, dunque, continua a fare quello che ha saputo fare fino ad oggi: disastrare i conti pubblici, e i numeri parlano chiaro: tra il 2002 e il 2003 le entrate ordinarie sono diminuite del 1,5% del Pil, mentre nel 2004 la pressione fiscale ha raggiunto il livello del 46,3% del Pil (+1% dal momento del suo insediamento), mentre la spesa pubblica durante il governo Berlusconi è aumentata del 5% (il doppio dell'inflazione). Questo è ciò che hanno saputo fare fino ad ora; e con la finanziaria per il prossimo anno non possono fare altro che cercare di coprire i buchi nei conti pubblici. Dopo tre anni di cattiva amministrazione e la fine dei provvedimenti una tantum, i nodi arrivano al pettine e ora non hanno neanche più la scusa di dire che nei conti pubblici c'è un buco ereditato dai governi precedenti. 

L'Ulivo ha portato l'Italia nell'euro tenendo i conti pubblici in ordine; ora siamo sull'orlo della bancarotta per colpa dell'incapacità di questo governo. Nonostante il "nuovo stile" comunicativo del governo, le parti sociali hanno accolto con un fuoco di fila il provvedimento; Montezemolo si è detto "deluso" da questa finanziaria e ha ricordato al governo che servono sviluppo e competitività. E anche sindacati e commercianti hanno espresso giudizi negativi e espliciti timori per i riflessi negativi sull'economia del Paese.

8 ottobre 2004


La finanziaria 2005

Dossier finanziaria 2005 (formato pdf)

 

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