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Rusconi: proposta Rutelli sulle pensioni? Nulla di scandaloso

La proposta su welfare e previdenza lanciata dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, e sostenuta da un esperto in materia come l'ex ministro Tiziano Treu, ha creato dibattito e attenzioni. Anche Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita, sostiene la bontà della proposta: "E' un contributo al dibattito per trovare una posizione comune dell'Ulivo. La Margherita resta nettamente contraria alle proposte del governo e il nostro documento lo motiva. Ma noi riteniamo che su temi cosi importanti non basta opporsi. Occorre fare proposte alternative, per spiegare agli italiani qual è il nostro programma e non lasciare al governo l'alibi di un'opposizione che sa solo dire no". E continua: "La nostra proposta si contrappone a quella del governo non solo sui punti specifici, ma nelle impostazioni di fondo. Noi non vogliamo tagliare le pensioni per fare cassa e ridurre il welfare. Al contrario vogliamo rafforzare ed estendere il welfare per fare fronte ai nuovi bisogni ora insoddisfatti: quelli dei lavoratori precari di avere una tutela del reddito in caso di disoccupazione e di raggiungere una continuità contributiva che permetta loro di arrivare alla pensione; quello degli anziani non autosufficienti di ricevere assistenza adeguata; quello delle famiglie di avere un welfare su misura che le sostenga e ne valorizzi le funzioni. Questi punti sono centrali nella nostra proposta e stanno trovando larga convergenza all'interno dell'Ulivo e dei sindacati". Poi continua nella riflessione: "E necessario completare l'abolizione dei privilegi residui dei fondi pensionistici speciali, per un motivo di risparmio e di equità. Proponiamo di separare nettamente spese previdenziali e spese assistenziali, per dare maggiore trasparenza ai bilanci degli enti previdenziali e per non caricarli di spese che invece vanno imputate alla fiscalità generale. Insieme vogliamo accelerare la previdenza complementare che è necessaria per integrare a livelli adeguati la pensione pubblica. E lo vogliamo fare non espropriando i lavoratori e le aziende del Tfr, come vuole il governo, ma con incentivi che rendano conveniente l' adesione ai fondi pensione". Poi passa all'età pensionabile e al suo innalzamento: "Questo è un punto cruciale ma va visto in questo contesto. Non possiamo fare finta che il problema non esista, a fronte dei grandi cambiamenti demografici in atto e dell'aumento della speranza di vita. Per affrontarlo ci sono vari modi. La nostra proposta si pone in continuità con la legge Dini, che prevede una verifica nel 2005 su come adeguare il sistema a queste variazioni nella speranza di vita. Poiché questa è aumentata di ben due anni dal 1995 la conseguenza, insita nel sistema della Dini, è che a parità di condizioni la pensione annuale futura verrebbe ridotta perché pagata per due anni di più. Per evitare questa riduzione noi proponiamo che si alzi il limite minimo di età da 57 a 59 e corrispondentemente di 2 anni la fascia pensionabile prevista dalla Dini da 57 a 65 anni. Noi proponiamo non un obbligo ma un'opzione fra: lavorare 2 anni di più per mantenere la stessa pensione annuale o mantenere l'età minima attuale con una corrispondente riduzione della pensione. E' un'indicazione flessibile, corrispondente appunto all'impianto della legge Dini".

Quindi conclude: "Il confronto andrà fatto sia con le forze politiche e con il sindacato sia in parlamento, per discutere le differenze, e trovare proposte comuni. Le indicazioni finora pervenute dalla maggioranza sono inaccettabili e contraddittorie, come su altri temi. Non basteranno certo modiÞche marginali per cambiare la nostra contrarietà. È l'impostazione che va rovesciata, come vuole la nostra proposta. Una proposta organica, che si tiene nel suo complesso, che allarga il welfare e il sistema pensionistico; che vuol ripristinare il patto tra generazioni adeguandolo alle mutate condizioni del mercato del lavoro e aspettative di vita offrendo nuove opportunità ai giovani; che vuol rendere il sistema più sostenibile e insieme più equo".

Lecco, 21 gennaio 2004


 

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