Più potere d'acquisto alle famiglie, ancora bugie dal centrodestraAncora una promessa demagogica e basata... sul niente. Il premier Silvio Berlusconi ha annunciato che il governo punta a garantire per il 2005 una crescita reale del potere d'acquisto delle famiglie sul 2,2%. Perplesso Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita: "Finalmente Berlusconi si accorge che il problema del carovita è reale. Ma se si va a guardare il dettaglio delle sue nuove promesse per il 2005, l'impressione è che ancora una volta il presidente del Consiglio intenda raccontare agli italiani l'ennesima favola consolatoria. Basta, infatti, vedere come egli intende far crescere del 2,2 per cento il potere d'acquisto degli italiani l'anno venturo. Un più 0,7 per cento sarà ottenuto, sostiene Berlusconi, dal fatto che le retribuzioni lorde aumenteranno del 2,7 mentre l´inflazione salirà soltanto del due per cento. Un altro 0,7 sarà offerto dall'accordo in corso di definizione con il sistema della grande distribuzione commerciale per calmierare i prezzi di alcuni generi di largo consumo. Infine il residuo 0,8 per cento arriverà nei portafogli degli italiani come effetto dei tagli all'imposta sui redditi che il governo conferma di voler realizzare. L'unica cosa incontrovertibile di questo annuncio, come ha detto Massimo Riva su Repubblica, è che, in effetti, sommando due volte 0,7 con uno 0,8 si arriva al risultato di 2,2. Per il resto la logica berlusconiana sembra fondata sulle sabbie mobili, com'è tipico di chi vuole credere in un mondo che si costruisce su misura dei propri desideri, anziché sulla durezza dei dati reali". E aggiunge: "Condivido i dubbi avanzati da Enrico Letta che parla del 2,2 per cento come di un dato inventato, una di quelle previsioni che dovrebbero realizzarsi da sole, come per incanto. Fino a quando il governo non interverrà sulle accise sulla benzina, su cui ha lucrato tre miliardi di euro in tre anni, l'intervento sui prezzi sarà soltanto un'aspirina".Di pochi giorni fa è l'accordo per congelare i prezzi di alcuni prodotti dei supermercati: "Il blocco non vale per tutti i prodotti. In Italia, l'intesa sui prezzi riguarda il 10-11% degli articoli negli scaffali della grande distribuzione: chi vuol trarre vantaggio dall'intesa dovrà prestare molta attenzione al marchio. E poi basterebbe leggere le dichiarazioni del presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che non mi pare allineato al centrosinistra. Billè definisce il blocco un intervento di pronto soccorso, un brodino da dare a famiglie che non hanno più i soldi per mangiare carne". Lecco, 20 settembre 2004 | ||||||||||||
|