Standard and Poor's boccia Berlusconi. Italia a rischioDa ieri l’Italia è meno affidabile sui mercati internazionali. L’agenzia internazionale Standard and Poor’s ha infatti declassato il rating sul debito a lungo termine dell’Italia. Proprio mentre il governo si accinge a varare la manovra per riportare i conti pubblici del 2004 sotto controllo e il presidente del consiglio nonché ministro dell’economia ad interim continua a promettere una riduzione delle tasse, soprattutto per i ceti medi, Standard and Poor’s scommette che il rapporto deficit-Pil quest'anno supererà la soglia del 3% al netto delle misure correttive. “La decisione di abbassare il rating comporterà un aumento della spesa per interessi con un forte impatto sul disavanzo, ma anche ricadute negative per i cittadini, penalizzati dal declassamento del debito di Regioni e Comuni, e per le imprese che avranno più difficoltà nel reperire le risorse - commenta il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi - Si tratta di una notizia grave e che rischia di avere conseguenze disastrose. Eppure il Governo non ha fatto alcun commento. Forse è troppo impegnato nelle verifiche e nella spartizione delle poltrone...”. Poi sottolinea un altro dato: “La bocciatura dell'agenzia Usa – che all'epoca della lira avrebbe avuto effetti devastanti – ha lasciato quasi indifferenti i mercati solo perché c’è l’euro. Non si sono mossi i titoli di stato e Piazza Affari ha chiuso in linea con gli altri listini continentali. Merito proprio di quella moneta unica oggetto negli ultimi mesi di una sorta di "linciaggio" da parte di Giulio Tremonti e della maggioranza, ma che nell’occasione ha evitato un disastro all’Italia”. I veri effetti della decisione di Standard & Poor's, però, si vedranno nel medio termine “quando, chiariti i contorni della manovra, della riforma delle pensioni e il futuro del governo, i mercati avranno le idee più precise sul "rischio Italia". E il pericolo è che a quel punto il campanello d'allarme dell'agenzia si traduca in un rialzo dei tassi destinato ad avere conseguenze per tutti, dai conti dello Stato alle tasche dei cittadini”. 8 luglio 2004 | ||||||||||||
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