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Finanziaria, il limite del 2% fa discutere. Tagli agli investimenti

Una delle note distintive della Finanziaria 2005 è senza dubbio il limite del 2% per la spesa. Una decisione che ha sollevato più di un dubbio come spiega Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita: "Dopo le perplessità del presidente della Camera Casini sono arrivate quelle del presidente della Commissione Bilancio Giorgetti. Basterebbero questi dubbi per capire quanta confusione ci sia. Servono chiarimenti. Basti pensare che questo tetto del 2% si applica anche a voci già decurtate con il decreto tagliaspese di oltre il 35%!". E continua: "Condivido in pieno quanto affermato da Sabino Cassese. Questa tecnica di contenimento della spesa è molto rudimentale e scarsamente efficace. Essa dispone una diminuzione generale, senza differenziare i tipi di spesa. Colpisce, così, spese "buone" e spese "cattive". Inoltre, la riduzione generalizzata degli stanziamenti di competenza e di cassa non influisce sulla attività amministrativa che viene prima della spesa, e che dà origine a essa. Ne consegue che gli impegni e i pagamenti non si possono fare, ma le obbligazioni amministrative possono sorgere ugualmente. Con il risultato di far scoppiare la spesa appena il tetto viene tolto e di creare eserciti di persone frustrate, pronte a rivendicare i propri diritti. Il tetto di spesa, come introdotto dal governo, serve a trasferire su esercizi futuri la spesa, più che a contenerla in modo duraturo, perché lascia immutate le politiche da cui originano le spese".

Ma non è tutto: "Il tetto della spesa è disposto anche per gli enti territoriali. Solo che a questi si applica nel 2005 un limite del 4,8 per cento, che nei due anni successivi diventa del 2 per cento. Tale distribuzione fa sorgere un secondo interrogativo, relativo alla coerenza della politica del Governo. Questo, con la cosiddetta riforma federalista, si propone un cospicuo decentramento di funzioni e quindi anche di personale e di spesa. Dunque, l'incremento relativo della spesa periferica dovrebbe essere maggiore di quello del centro. Invece, si cerca di tener buoni gli enti territoriali con l'aumento più che doppio previsto per l'anno prossimo, mentre, nella prospettiva triennale, si porta l'incremento allo stesso livello dello Stato!"

I risultati dell'indagine dell'Unione delle Province, poi, sono pesanti. In totale le 103 Province italiane dovranno ridurre la spesa di 1,4 miliardi di euro se vorranno rispettare il tetto del 4,8% all'incremento delle spese in conto capitale. "La Provincia di Lecco dovrà rinunciare a 8264358,21 euro. E non si tratta di soldi sulla carta, destinati cioè a opere per un futuro più o meno lontano, ma di denaro contante da corrispondere nel corso del 2005. Con questo provvedimento di fatto si mettono gli Enti Locali in difficoltà. Questa Finanziaria impedisce la realizzazione di impegni già programmati, per cui esistono obblighi contrattuali ben precisi".

Roma, 6 ottobre 2004


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