Rusconi: "Tagli alle tasse? Solo una mossa elettorale"L'Europa è stata secca. Esiste un chiaro rischio che nel 2004 il deficit superi il valore del 3% sul Prodotto interno lordo (Pil). E il portavoce del Commissario Pedro Solbes, pur rifiutandosi di commentare nello specifico il "piano tasse" annunciato dal premier Silvio Berlusconi, ha notato che, le riduzioni fiscali vanno coperte con tagli di spesa, senza peggiorare la situazione del deficit e del debito. "Questo richiamo era inevitabile e scontato - commenta Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita - Tra l'altro vale la pena ricordare che l'Italia è già fuori da un altro parametro, quello relativo al debito, che è pari al 106% del Pil. E non bastano certo le rassicurazioni di Tremonti che ha ricordato come già l'articolo 81 della Costituzione imponga la copertura". Tra l'altro i numeri diffusi in settimana sulla situazione italiana sono preoccupanti: "Il dato sul fabbisogno statale riduce ancora le previsioni di crescita nel 2004 e rende sempre più incerto il cammino verso il risanamento. Nei primi tre mesi dell´anno il "rosso" dello Stato è peggiorato di circa 8 miliardi di euro, raggiungendo quota 27.800 milioni contro i 19.742 del precedente trimestre, cioè il 41% in più. Sul peggioramento dei conti di marzo hanno certamente pesato i mancati incassi che il Governo contava di realizzare con il condono edilizio. Questi numeri fanno sì che si renda necessario rivedere le cifre sullo sviluppo del Paese e la crescita del Pil. La realtà è pesante: nel 2004 il Pil non andrà, nella migliore delle ipotesi, oltre l´1,2%, contro l´1,9% stimato dal Governo. E' la dimostrazione del fallimento della politica economica del centrodestra". Quindi rincara la dose: "In questo quadro disastroso, pensare di tagliare le tasse per almeno sei miliardi di euro è demenziale. La definizione data dall'ex ministro Visco mi sembra calzare a pennello. E' tutta propaganda elettorale. Servirebbe altro: sostegno ai redditi più bassi e alle imprese". Poi torna sulla riforma fiscale proposta dal Governo con due aliquote, il 23 per cento fino a 100 mila euro e 33 per cento sopra i 100 mila euro: "Il 20 per cento della popolazione più ricca beneficerebbe del 78 per cento delle risorse stanziate per la maxi-riduzione di tasse. Un pacchetto di proporzioni enormi calcolato in 18-20 miliardi di costi che aumenterebbero di altri 9-10 miliardi se si eleverà l´area esente, come si dice, a circa 10 mila euro. E´ proprio la mancanza di progressività il punto debole: dentro l´aliquota del 23 per cento ci sarebbe la stragrande maggioranza dei contribuenti italiani, tutti coloro che guadagnano meno di 100 mila euro, chi ne guadagna 30 mila come chi ne guadagna 70 mila. Contro il principio di progressività per cui chi guadagna di più deve pagare di più. Questo meccanismo si può evitare aumentando di molto le deduzioni previste per i redditi più bassi. Ma in questo caso i costi aumentano moltissimo. Non si può mandare a rotoli il sistema Paese solo per guadagnare qualche voto con una promessa di riduzione della tassazione: è irresponsabile!". Lecco, 2 aprile 2004 Un anno di tasse e promesse
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