Rusconi: "Altro che tagli alle tasse, è in arrivo una stangata!"Dopo le promesse e le illusioni adesso arrivano le minacce di una manovra bis. Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita, è duro: Il governo ha sbagliato i conti per quest'anno e per centrare l'obiettivo minimo di restare sotto la quota del 3% nel rapporto deficit-Pil ora sarà costretto a mettere mano alla spesa pubblica. Nel tentativo di indorare la pillola e di mettere d'accordo un esecutivo in cui ormai vige la regola del tutti contro tutti, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ai microfoni del Tg3 ha confermato la necessità di una manovra dopo le elezioni. A fronte invece dei tentativi di Tremonti, Maroni e Fini di occultarla. A patto, però, di non chiamarla manovra, termine che a suo dire appartiene alla vecchia politica. E aggiunge: La sostanza per il cittadino cambierà di poco o nulla: ci saranno tagli alla spesa pubblica, ma il premier assicura che andranno in una direzione che non tocchi i servizi per quanto riguarda la scuola, la sicurezza e la salute. Su questo non si ha difficoltà a credergli visto che il bisturi del governo ha inciso negli ultimi tre anni proprio su questi settori! Mentre dalle dichiarazioni scompare la necessità di tagliare la spesa per eliminare gli sprechi, ³inizia a prendere corpo una misura che preveda una riduzione dei trasferimenti alle imprese, compensata solo in parte da ventilati tagli fiscali ai ceti medi ma anche ai redditi alti². In ogni caso il margine di manovra appare ridotto, benché Berlusconi continui con caparbietà ad insistere sui tagli fiscali, che appaiono sempre più lontani agli elettori: In particolare, il mondo delle imprese, soprattutto piccole e medie, è contrario allo scambio tra meno incentivi e meno tasse. Quindi conclude: Nel governo continua la rissa pre-elettorale tra chi come Buttiglione parla apertamente della necessità di un intervento da 7-8 miliardi, pareggiando così il conto con il premier a proposito dei partiti piccoli, e chi invece come Maroni difende Tremonti in cambio della riforma federalista. In mezzo ci sono i cittadini e un Paese che diventano sempre più poveri e sempre meno competitivi. Giugno 2004 Un anno di tasse e promesse
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