Le tasse della destraI fatti sono molto diversi dalle parole. Nonostante la promessa di riduzione delle tasse fatta da Berlusconi dal 2001 ad oggi, la legge finanziaria per il prossimo anno impone agli italiani 10 miliardi di tasse in più a fronte di una riduzione della pressione fiscale, per ora solo annunciata, pari a 2,5 miliardi. La finanziaria 2005 non solo non abbassa le imposte, come annunciato dalla destra, ma è piena di nuovi balzelli e aumenti. Dalla Tarsu (tassa sui rifiuti) alla ritenute sulle vincite del Lotto (dal 3 al 10%), dall'accise sui tabacchi, al bollo sugli atti giudiziari, all'aumento delle tariffe in materia di motorizzazione. Anche le multe per chi viola il divieto di fumo aumentano del 10%. E novità negative sono in arrivo per i dipendenti pubblici per i quali è stato bloccato l'aumento degli stipendi e il tournover (chi va in pensione non sarà sostituito da un nuovo dipendente). Questi sono gli aumenti della destra che è obbligata a raschiare il fondo del barile per cercare di ridurre il buco nei conti pubblici, conseguenza della gestione "creativa" delle casse dello Stato. Nella nebbia fitta in cui naviga la Cdl l'unica cosa certa è l'aumento della pressione fiscale, dunque. Dal momento del suo insediamento nel 2001 il prelievo da parte dello Stato è cresciuto dell'1 % del Pii, raggiungendo quota 46,3%, una delle più elevate in Europa. Contemporaneamente, le entrate ordinarie sono diminuite dell'1,5% e la spesa pubblica è aumentata del 5% (il doppio dell'inflazione). La riduzione delle tasse è rimasta sui manifesti elettorali della CdL!. La finanziaria così come è stata approvata dalla Camera distribuisce solo pochi spiccioli a famiglie e imprese. La riduzione dell'Irap porterà un beneficio alle imprese di appena 25/30 euro al mese, mentre l'aumento degli assegni familiari comporta un beneficio medio per famiglia di appena 90 euro. Niente rilancio dell'economia, niente investimenti per il futuro. Di questa situazione ne fanno le spese le famiglie che, alle prese con la crisi della "quarta settimana", non riescono ad arrivare a fine mese. Tutto ciò quando dalle casse dello Stato mancano all'appello 2 miliardi di euro per il 2005. E nel 2006, secondo dati del ministero dell'economia, mancherebbero altri 2,7 miliardi e di altrettanto si allargherebbe il deficit nel 2007. Dati sconfortanti che hanno obbligato Siniscalco a intervenire per lo più con misure una tantum per racimolare 3,8 miliardi di euro. Due miliardi, infatti, proverranno dallo slittamento dei termini del condono edilizio e un altro miliardo dai tagli ai bilanci dei ministeri. La scure si abbatte anche sui fondi per le aree depresse; per esse infatti dagli iniziali otto miliardi sono previsti solo gli attuali cento milioni. Tasse, solo tasse; questo sa fare il governo della destra. E una severa bocciatura della finanziaria è arrivato anche dal rapporto presentato in settimana da Cer, Prometeia e Ref in collaborazione con il Cnel. La manovra presentata in Parlamento, si legge nel rapporto, "allo stato attuale non consentirebbe il rispetto del vincolo europeo del 3%" poiché il valore deficit/Pii è al 3,2% quest'anno, al 3,6% nel 2005 e al 4% nel 2006". Il tetto del 2% non è ritenuto efficace dagli economisti Cnel; "rischierebbe, infatti, di colpire le spese per investimenti". Il passaggio a un sistema a tre sole aliquote, invece, "comporta un incremento delle disuguaglianze con benefici crescenti per i redditi più elevati". Le famiglie pagano il conto del malgoverno della destra. 19 novembre Un anno di tasse e promesse
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