La destra bocciata in ambientedi Pierluigi Mantini Il governo è stato nuovamente bocciato dalla Commissione europea e questa volta su temi ambientali. Il “piano emissioni italiano” previsto dal trattato di Kyoto (che stabilisce la quantità di anidride carbonica ammessa per ogni Paese) ha avuto un via libera condizionato della Commissione europea. Il governo aveva presentato in ritardo il piano già una prima volta ed ora, dopo la bocciatura, ha avuto un via libera con riserva anche se il ministro dell’ambiente, Altero Matteoli, ha cantato vittoria e si è detto «molto soddisfatto per l’approvazione del Piano italiano che corrisponde ai criteri indicati dal governo e prende atto delle posizioni espresse dall’Italia». Ma il via libero europeo è legato a modifiche profonde al Piano del governo. Infatti la Commissione ha riscritto il testo del governo facendo tre modifiche essenziali: ridurre le emissioni di anidride carbonica e gas serra in quantità maggiore di quanto proposto; rinunciare ad assegnare ulteriori quote a singole imprese a discrezione del governo; rispettare la prevista differenza fra nuovi impianti e quelli già operanti. Il governo Berlusconi ha fatto arrivare ultima l’Italia fra i paesi europei e si trova ora costretto a modificare in parti essenziali il Piano proposto. Se le modifiche non saranno accettate, la Commissione europea potrà fare ricorso alla Corte di giustizia contro l’Italia per non aver correttamente accolto le direttive di Kyoto nel proprio ordinamento. Associazioni ambientaliste e forze politiche avevano messo in guardia il governo proprio sui punti che la Commissione ha modificato. Ma la destra ha proseguito nella sua strada, impermeabile ad ogni osservazione e evitando il confronto con le associazioni ambientaliste. Così l’esecutivo continua nella gestione superficiale dell’attuazione del Protocollo di Kyoto che potrebbe diventare invece un’occasione per creare competitività e sviluppo sostenibile. Il via libera condizionato di Bruxelles è arrivato solo dopo l’impegno del nostro Pese a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 9% che corrisponde a 23 milioni di tonnellate annue. Le aziende potranno raggiungere questo traguardo ammodernando gli impianti o con l’istallazione di filtri. Questa ristrutturazione industriale porterebbe ad una riduzione dei consumi energetici e ad un minore impatto ambientale della produzione industriale innescando un circolo virtuoso tra sviluppo sostenibile e diminuzione dell’inquinamento e dei consumi energetici. Le imprese più virtuose, poi, in base a quanto previsto del Trattato di Kyoto se riescono a mantenere le emissioni sotto il livello previsto possono vantare crediti utilizzabili in futuro. Ma la passività del governo della destra, che passerà alla storia come il governo dei condoni, ha fatto perdere al nostro Paese una nuova occasione di sviluppo. Il ritardo dell’esecutivo ha impedito alle imprese di partecipare fin dall’inizio al commercio dei permessi di emissione (che è un vero e proprio mercato con un valore stimato di 44 miliardi di euro) procurandosi quote di anidride carbonica a un prezzo stracciato. In questo tempo, infatti, aumentando la domanda è anche aumentato il prezzo delle singole quote di circa il 170% rispetto all’inizio del sistema di scambio del gennaio scorso. Tutto ciò, oltre a far fare una nuova figuraccia all’Italia in Europa, si trasforma per le aziende in un danno economico non indifferente. Per il diritto europeo le aziende possono anche chiedere il risarcimento allo Stato; sarebbe un duro colpo ai già compromessi conti pubblici italiani. 27 maggio 2005 | ||||||||||||
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