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La difficile crisi in Lombardia - La regione recuperi la sua autonomia
Nella confusione che regna sovrana in Regione Lombardia, un fatto è
chiarissimo: la paralisi dura da mesi e non soltanto dal 29 di agosto, giorno
della sospensione dell’Assessore alla sanità Alessandro Cè (Lega Nord) da parte
del Presidente Formigoni. E’ senz’altro possibile individuare anche la data
d’inizio delle turbolenze sempre crescenti dentro la Casa della Libertà: ottobre
2004, quando Formigoni chiamò in Giunta Piero Borghini, ex PCI ed ex Sindaco di
Milano su indicazione socialista, che avrebbe dovuto essere il primo passo verso
la “lista Formigoni”, fuori da Forza Italia e formata da veri o presunti
riformisti lombardi. Sappiamo benissimo come è finito quel progetto. Puntuale è
arrivato lo stop ultimativo di Bossi e Berlusconi, così come è stata poi
bloccata ogni successiva iniziativa politica che andasse in quella direzione.
L’idea di Formigoni, dal suo punto di vista, non era affatto sbagliata, ma mi
era apparso evidente fin dall’inizio che non gli avrebbero consentito di
attuarla, se non in presenza di un suo atto di forte coraggio che non è stato
compiuto. Le accuse dell’Assessore Cè, pesanti e ripetute, al sistema di potere
formigoniano hanno fatto traboccare il vaso. Prima ancora era giunto un altro
segnale, trascurato dai più, ma molto significativo. Il neo Assessore
all’Urbanistica Davide Boni (Lega) non appena eletto dichiarò che la legge per
il Governo del Territorio, approvata fra squilli di tromba dalla maggioranza, di
cui la Lega stessa faceva parte, l’ultimo giorno utile della passata
legislatura, era sbagliata e doveva essere cambiata. Ciò che noi avevamo sempre
sostenuto. Come si sta dipanando ora la crisi? La risposta è semplice, in modo
mortificante per l’autonomia politica della Regione. Formigoni, eletto con oltre
il 53% di voti, è costretto a sottoporsi alla liturgia degli incontri ad Arcore.
Berlusconi e Bossi sono vissuti anche da larghi strati della maggioranza come un
cappa di piombo opprimente. E’ probabile però che vincano ancora i loro
interessi “romani” e che un accordo sia trovato, ma debole e precario, per
traghettare la Regione fino alle prossime elezioni politiche. E’ certo invece,
non probabile, che a perdere saranno i cittadini lombardi per le contraddizioni
profonde e forse insanabili fra la Lega e il resto della coalizione che non
consentono all’istituzione di lavorare con efficacia. In questa brutta vicenda,
i torti come le ragioni non sono tutti da una parte sola. Quando apprendiamo che
la Lega Nord vuole correggere sostanzialmente la sanità lombarda e la nuova
legge sul governo del territorio, ed altro ancora, siamo interessatissimi ad
ascoltare quale strada vuole imboccare per dare eventualmente il nostro
contributo. Proposte precise però, fino ad ora, non sono arrivate, se non solo
lamentazioni e propositi assai vaghi. In questo scenario un dato istituzionale è
incontrovertibile. L’iniziativa spetta al Presidente Formigoni. Il vincolo di
Legge (addirittura costituzionale) è chiaro. Dopo l’entrata in vigore
dell’elezione diretta del Presidente della regione, una maggioranza dei
Consiglieri regionali non può cambiare il Presidente, ma il Presidente può
cambiare la sua maggioranza. La conseguenza è una sola, Formigoni rimarrà al suo
posto fino alle prossime elezioni, anticipate o no che siano. Ma la Regione nel
frattempo deve essere governata. Nessuno dell’opposizione vuole entrare in
maggioranza per fare la stampella a Formigoni. Prioritario è però il compito di
recuperare l’autonomia vera della Regione. La Lombardia non può essere giocata
come una pedina qualsiasi sullo scacchiere nazionale della contesa politica e di
potere tutta interna alla Casa della Libertà. Il Presidente Formigoni, che ha
finalmente dichiarato aperta la crisi regionale, ritrovi la sua autonomia
politica, non sia autore solo di un ballo di poltrone che lascerebbe inalterato
il dissidio politico e risponda solo al Consiglio Regionale. Nell’opposizione ci
saranno interlocutori attenti all’esigenza di finirla con la paralisi che dura
da mesi e di approvare alcuni importanti e urgenti provvedimenti fra cui i
finanziamenti per le zone terremotate, per le tecnologie sanitarie, per le
piccole e medie imprese che interessano direttamente anche la Provincia di
Varese. Se poi la crisi non dovesse risolversi le elezioni anticipate saranno
l’unica via di uscita.
Giuseppe Adamoli
Spreafico: la Giunta regionale è in crisi profonda |