Controriforma della giustiziaUna controriforma che scontenta tutti. Sbandierato dal governo come un provvedimento necessario e una promessa da mantenere con gli elettori, la legge di riforma dell’ordinamento giudiziario è stata approvata dal Parlamento dopo tre anni di dibattito. Nonostante il rinvio da parte del Capo dello Stato e gli scioperi di avvocati e magistrati, la destra ha imposto alle Camere l’approvazione del “disegno di legge Castelli” a colpi di fiducia (la trentesima dall’inizio della legislatura, già la terza per il Berlusconi bis). La riforma della giustizia era necessaria e attesa da magistrati e cittadini; soprattutto erano necessari interventi per ridurre i tempi dei procedimenti civili. Ma il “pacchetto Castelli” è stato elaborato tenendo conto di tutt’altre priorità. E i rilievi mossi da Ciampi per «palese incostituzionalità» sono stati accolti solo in parte, in maniera elusiva. Il ministro della giustizia si è più volte lamentato dei «limiti di natura costituzionale insuperabili». Dimostrazione che i princìpi della Costituzione, che avrebbero dovuto essere i cardini della riforma, sono considerati dalla destra come fastidiosi limiti. L’esito dell’approvazione è deludente e mortificante. È una nuova occasione persa da questo governo per affrontare i problemi gravi che affliggono l’organizzazione della giustizia. Un nuovo, l’ennesimo bluff della maggioranza. Le uniche conseguenza pratiche per i cittadini di questo provvedimento - ostinatamente imposto dalla Lega al Parlamento e alla stessa maggioranza -, saranno ulteriori rallentamenti e disfunzioni nell’attività giudiziaria. È una falsa riforma che apre una ferita grave nell’assetto istituzionale del nostro Paese. Non solo burocratizza il lavoro dei magistrati, ma rende meno indipendente e libero il ruolo dei pubblici ministeri. È una riforma contro la magistratura e il Csm considerati come avversari dal governo e non interlocutori i (non era mai successo che avvocati e magistrati ricorressero allo strumento dello sciopero). È una riforma che stravolge la Costituzione nei suoi valori fondanti. Ma, soprattutto, è contro i cittadini che si aspettano maggiore efficienza dalla giustizia. Il governo si è preoccupato solo di gerarchizzare gli organi giudiziari invece di snellire l’iter dei processi. Nonostante le perplessità dei giudici di ogni orientamento, degli avvocati, di quasi tutti i giuristi e di parte della maggioranza (l’Udc ha presentato 40 emendamenti ritirati due ore dopo), la destra ha posto la fiducia per l’approvazione del provvedimento chiudendosi a riccio ad ogni proposta migliorativa dell’opposizione. L’ennesima forzatura delle regole democratiche, dunque, fatta da questo governo che dopo neanche tre mesi di vita si ritrova con una maggioranza spappolata. «Una nuova legge ad hoc – ha detto Romano Prodi - che rimetteremo in discussione quando saremo al governo». 22 luglio 2005 | ||||||||||||
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