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Italia in Iraq ancora per sei mesi

I militari italiani rimarranno in Iraq per altri sei mesi. La Camera ha infatti approvato il decreto legge che proroga la missione militare "Antica Babilonia". I voti a favore sono stati 283, quelli contrari 207, gli astenuti tre. Il testo ora passa al Senato per il via libera definitivo. Il centrosinistra, ad eccezione dell'Udeur, ha votato no come spiega il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi: "E' bene chiarire il senso del nostro no, che non vuole esprimere alcun giudizio sull'operato dei nostri militari, nei cui confronti nutriamo grande apprezzamento e riconoscenza per ciò che fanno e per il modo in cui agiscono. Il giudizio va dato, invece, sulla scelta politica di approvazione della guerra in Iraq e della decisione di inviarvi i nostri soldati. Questo decreto-legge è figlio dell'approvazione della guerra e della decisione di partecipare all'occupazione militare. Siamo sempre stati contrari all'una e all'altra scelta e manteniamo questa posizione, convinti che si sia trattato di due errori molto gravi". E continua: "Teniamo distinti Iraq e terrorismo. Sull' Iraq eravamo e restiamo contrari. Sul terrorismo l'opposizione è sempre stata disponibile, semmai è il Governo a essere in grave ritardo di fronte all'emergenza. L'Iraq non è il fronte avanzato contro il terrorismo globale: la guerra in Iraq ha prodotto un aiuto al terrorismo, ha aggravato la situazione! Noi siamo per una definizione di una strategia di rientro dei nostri militari".

Il no all'Iraq non è un gesto di sottrazione dalle responsabilità: "La nostra contrarietà alla guerra e alla missione, la richiesta di definire subito una strategia di uscita dall'Iraq deriva da una corretta cultura di Governo, quella che consente di distinguere tra le diverse situazioni internazionali e, quindi, tra le missioni in difesa dei diritti umani e quelle da rifiutare. Si tratta della cultura che ci fa sostenere e rivendicare missioni in cui il nostro paese è impegnato. E sottolineo quelle in Bosnia e in Kosovo, anche perché decise in aiuto di popolazioni di religione musulmana e che oggi contribuiscono a contrastare l'idea dissennata di uno scontro di civiltà. È la stessa cultura di Governo che ci ha condotto, in questa legislatura, pur essendo all'opposizione, a votare a favore della missione in Afghanistan e a favore del secondo allargamento della Nato a Paesi già del Patto di Varsavia. Un comportamento che il centrodestra non ha avuto nella passata legislatura" . E conclude: "Sappiamo che quando arriveremo al governo non saremo in grado di risolvere la situazione in tempi rapidissimi, ma sicuramente il primo assillo che avremo - che oggi manca al Governo italiano - sarà di organizzare, assieme agli alleati, all'Europa, alle Nazioni Unite una via d'uscita da questo pantano. Il centrodestra non si pone il problema di come e quando concludere questo infinito e drammatico dopoguerra. E' l'irresponsabilità che ci costringe a ribadire il nostro «no» alla missione in Iraq".

20 luglio 2005


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