Legge elettorale, iniziato il tour de forceE' iniziata la "battaglia" sulla legge elettorale. La tensione in aula alla Camera è stata subito alta. "Il centrodestra sta scrivendo una pagina davvero brutta della storia di questa democrazia - sottolinea il deputato lecchese della Margherita, Antonio Rusconi - Esiste un principio secondo il quale la legge elettorale si cambia soltanto con un'intesa tra maggioranza e opposizione. Ha fatto bene Franceschini in aula a ricordare a Casini, Fini e soprattutto Berlusconi che 5 anni fa definirono assurda l'ipotesi di attuare una nuova legge elettorale a colpi di maggioranza. Se il problema fosse quello di perdere meno avremmo potuto - e potremmo ancora, - semplicemente approvare una norma che renda obbligatorio il non aggiramento dello scorporo di coalizione (in proposito vi sono proposte già depositate), mettendo così in condizione la coalizione che perde nei collegi uninominali di recuperare nella quota proporzionale. Questo era lo spirito della legge, magari introducendo anche il ripescaggio dei migliori perdenti nei collegi". E aggiunge: "Questa riforma riporta tutto il controllo nelle mani del partito. Con la nuova legge, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia, 9 in Veneto, 18 in Campania, 21 in Sicilia e 9 in Puglia, e ne guadagna, naturalmente, nelle regioni del centrosinistra. Sentire Berlusconi affermare che candiderebbe 38 lombardi e veneti in Basilicata e Toscana e 21 siciliani in Emilia e Umbria, è veramente spettacolare!". Rusconi evidenzia: "La nostra opposizione non è dettata dal fatto che temiamo di perdere. Ci opponiamo perché non vogliamo tornare indietro, perché vogliamo completare, con voi, questa lunga transizione italiana, non iniziarne da capo una nuova" . E sul voto segreto ha sottolineato: "Non serve per coprire un presunto tradimento- da chi, poi? - ma, al contrario, per tutelare la libertà del parlamentare da ricatti e da minacce". E conclude Rusconi: “ Fare il proporzionale senza preferenze significa prendere in giro il cittadino, perché avrà i primi in lista comunque eletti perché designati dai vertici dei partiti e altri magari molto stimati esclusi perché in fondo alla lista. In poche parole venti persone a Roma decideranno la formazione del prossimo Parlamento”. 11 ottobre 2005 | ||||||||||||
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