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Standard&Poor's boccia l'Italia

Standard&Poor’s torna a picchiare duro sull’Italia. Nella calma apparente della settimana di Ferragosto, l’ agenzia americana ha deciso di declassare il debito della Repubblica italiana: il voto del Belpaese, quello che viene definito “rating”, passa così da “AA-” con un “outlook”, cioè con una prospettiva, stabile, ad “AA-” con una prospettiva “negativa”.

La doccia gelata dell’ agenzia di rating investe l’ Italia di fine legislatura e non risparmia nessuno. Nel mirino la “debolezza strutturale” delle nostre finanze pubbliche e “l’ incertezza oggettiva” della situazione politica in vista delle elezioni del 2006, che avranno l’ effetto di esarcerbare le pressioni sulla spesa.

Se entro 18 mesi non si migliorerà - ammonisce S&P – il rischio è di una nuova bocciatura.

Completa il quadro il dato Istat sulla produzione industriale di giugno: -3 per cento in dodici mesi, con un crollo del tessile e delle calzature.
Il Parlamentare lecchese della Margherita Antonio Rusconi commenta così: “il giudizio sui conti pubblici è grave e riflette il crescente rischio di un peggioramento in un contesto di bassa crescita e di allentamento dei vincoli del patto di stabilità europeo. Anche le stime del Dpef 2006-2009 vengono corrette da S&P: “realistico” viene definito il 4,3% di deficit-Pil di quest’ anno, ma il 2006 per S&P “appare vicino a raggiungere il 5%” (il Governo stima un tendenziale 4,7% e ha un obiettivo del 3,8%). Duro persino il giudizio di S&P sul debito: salirà al 110% del Pil nel 2007 (contro il 105,2 del Governo).”

Il Parlamentare continua: “Sullo sfondo anche il caso-Fazio: il rapporto accenna alla “perdita di prestigio” della Banca d’ Italia sulla scia della battaglia delle OPA sulle due banche italiane (Antonveneta e Bnl).

La credibilità dell’ Italia è arrivata a livelli incredibilmente bassi, né il Governo sembra in grado di riprendere in mano la situazione.

La crisi attuale è peggiore delle precedenti perché è, diciamo così, meno visibile: nel ’92 ci fu il crollo della lira, e allora c’era un parametro evidente, l’ andamento disastroso dei cambi, e bisognava intraprendere misure d’ urgenza perché non si sapeva cosa sarebbe successo alla riapertura dei mercati dell’ indomani. Oggi invece la crisi è strisciante forse meno appariscente, ma profondissima e molto seria.

E’ necessario intervenire su Bankitalia, perché questa situazione contribuisce al deterioramento dell’ immagine dell’Italia: il mandato vitalizio è un’ anomalia da correggere al più presto, ma non è l’ unica questione aperta. Anzi, direi che non è neanche la più urgente: andrebbero separate le funzioni di vigilanza e di controllo della concorrenza, trasferendo le seconde all’ antitrust. Inoltre, alla nomina del governatore contribuiscono oggi in modo determinante le banche, ovvero proprio chi dovrà essere vigilato. Invece andrebbe con chiarezza attribuita questa funzione al Governo, come avviene per la Consob”.

10 agosto 2005


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