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1° Congresso della Margherita Lecchese - Intervento di Bruno Manzini
La celebrazione del primo congresso della Margherita Lecchese rappresenta una tappa importante del cammino democratico del cattolicesimo popolare e democratico di questa provincia, oltre che di un’articolata componente laica di orientamento moderato che crede nella necessità di una convivenza civile basata su valori di libertà, democrazia, tolleranza, solidarietà.
Gli iscritti al nuovo partito hanno provenienze e storie politiche diverse ma eguale fiducia nei valori che ho appena ricordato e hanno maturato la convinzione di dover sperimentare un diverso modo di far politica più attento ai modi di pensare e alle sensibilità presenti nella Società moderna.
La secolarizzazione, la multiculturalità, la disgregazione sociale, l’affermarsi di un relativismo etico e culturale, le nuove frontiere dell’informazione e della multimedialità hanno cambiato radicalmente la società, i modi di pensare, la sensibilità delle persone.
I vorticosi cambiamenti intervenuti e ancora in atto richiedono il ripensamento di una presenza e di un’azione politica adeguata per potersi proporre quale soggetto in grado di favorire l’ adeguato governo di una Società come l’attuale sempre più complessa e disgregata, tenendo fede - allo stesso tempo - ai valori immutabili di una cultura e di una tradizione laica e cattolica che il tempo e le vicende hanno dimostrato validi e moderni.
La Margherita nasce proprio per far fronte a tale esigenza: conciliare l’identità di una presenza significativa ma decisamente minoritaria con l’esigenza di intercettare gli umori presenti nel corpo sociale.
Un partito incentrato essenzialmente sull’identità ma con consensi elettorali di entità marginale qual’era il Partito Popolare (ma si potrebbero fare analogie con altri soggetti che hanno aderito alla Margherita), non aveva più ragione d’ essere perché il proprio ruolo sarebbe stato essenzialmente di testimonianza. In democrazia, l’azione politica per esplicitarsi ha bisogno del consenso elettorale e, pur non sottovalutando l’utile ruolo di opposizione ricopribile anche da un piccolo partito, appare evidente che la disponibilità di un consenso vasto, non disgiunto da un programma ispirato ai valori del proprio patrimonio culturale e ideale, offrano maggiori possibilità di governare e quindi di realizzazione del programma stesso, che rappresenta poi l’oggetto del far politica.
Non vi è stato e non vi deve essere rinuncia ai propri valori da parte di nessuna componente aderente alla Margherita ma consapevolezza di dar vita assieme ad un soggetto politico diverso dove l’ispirazione di ciascuna componente abbia il proprio spazio, l’una accanto all’altra, come si addice a componenti affini e complementari.
Nessuna rinuncia, quindi, poiché il solo ipotizzare un partito genericamente progressista o liberal o come lo si voglia diversamente definire che tagli nettamente i ponti con le tradizioni e le culture delle componenti che hanno dato origine alla Margherita (estesamente presenti, nonostante tutto, nella società italiana), rappresenterebbe un salto nel buio, il cui esito finale sancirebbe il venir meno della rappresentanza politica del cattolicesimo popolare e democratico e il contemporaneo regalo allo schieramento di destra di una consistente fetta di elettorato moderato, senza il quale l’Ulivo o lo schieramento di centro sinistra non avrebbe più possibilità di sconfiggere lo schieramento avversario.
Analogo discorso può essere fatto circa la ventilata ipotesi di partito unico del centro-sinistra o dell’Ulivo nel quale dovrebbero confluire gli attuali partiti, dalla Margherita ai DS e oltre.
I partiti non si inventano illuministicamente a tavolino e possono durare lo spazio di un mattino se non sono in grado di rappresentare una cultura, un modo di sentire, delle passioni presenti nella società, nel corpo elettorale. Diverse questioni devono essere ancora affrontate fra i partiti della coalizione e non di poco conto: fra queste le tematiche relative alla bioetica.
A mio avviso, è quindi da escludere categoricamente una simile prospettiva, almeno finché non si intravedano evoluzioni culturali e mutamenti nel corpo sociale tali da ipotizzarne un simile progetto.
Va peraltro ricordato che l’esperienza dell’Ulivo e i positivi risultati ottenuti in termini elettorali nel 1996 e di realizzazioni concrete con i successivi governi, sono da ascriversi all’incontro fra le culture politiche dell’area cattolico-democratica, della sinistra democratica post marxista, laica e ambientalista; una coalizione quindi, non un partito unico, che ha prodotto inizialmente anche plusvalore in termini di consensi elettorali ma ha conosciuto poi la sconfitta quando l’eccessivo frazionismo l’ha trasformata in una litigiosa compagine dove era all’ordine del giorno sgomitare per ottenere un pizzico di visibilità in più. Non vi è dubbio che alla sconfitta del 2001 abbiano contribuito anche madornali errori di linea politica nonché incursioni in campi altrui (vedi D’Alema con le discutibili tesi sostenute all’epoca della sua Presidenza di palazzo
Chigi) che hanno indotto molti elettori a non sentirsi più rappresentati dai tradizionali partiti e a rifugiarsi nell’astensionismo. Ciò conferma, a mio avviso, la necessità di prestare la dovuta attenzione ai problemi di rappresentanza dell’elettorato, ricercando nello strumento della coalizione il giusto equilibrio fra le varie identità e la necessità di una linea politica rappresentativa di tutte le componenti, accomunate si da una visione politica di fondo che non considera il mercato quale unico elemento regolatore della convivenza sociale, ma ciascuna con proprie peculiarità non immediatamente superabili.
Discorso diverso può essere fatto per le imminenti elezioni Europee. La lista unica proposta da Prodi può essere ipotizzabile se si creano alcune condizioni quali, ad esempio, la precisa volontà di dar vita a un gruppo unico e autonomo al Parlamento Europeo che non confluisca poi nelle attuali famiglie e la guida della lista affidata a Prodi.
Il venir meno di tali condizioni rende a mio avviso impossibile la confluenza in un un’unica lista dei partiti della coalizione per i motivi già accennati: la poca chiarezza (lista unica per fare che cosa?) allontanerebbe il tradizionale elettorato moderato e non ne favorirebbe l’acquisizione di nuovo.
Di tutto ciò dobbiamo avere consapevolezza allorquando ci accingiamo a codificare in modo democratico e non più per
cooptazione, la nascita del nuovo soggetto politico, nel nostro territorio ma anche ai livelli regionali e nazionali, alla quale saremo chiamati a partecipare con nostri delegati.
In chiusura di questo mio breve intervento voglio fare un accenno alla realtà locale. Antonio Rusconi ha ricordato l’impegno di centinaia di amici profuso in favore di questo territorio, citando i nomi più noti di coloro che ci hanno lasciato. Molti altri hanno lavorato duramente, senza clamori e senza comparire sui giornali, per il bene comune del nostro Paese e delle nostre comunità.
Gli uni e gli altri hanno contribuito a far raggiungere traguardi importanti al nostro territorio quali la realizzazione di strutture e infrastrutture di cui altri si sono appropriati della paternità in occasione del taglio dei nastri.
Voglio limitarmi a richiamare i risultati d’eccellenza in campo ecologico-ambientale raggiunti dai Comuni Lecchesi tramite Consorzi e Società di loro proprietà. Tali risultati si sono trasformati poi anche in vantaggi di tipo economico a favore di Comuni e cittadini.
Altre sfide e altri traguardi per il nostro territorio ci attendono. Basti citare la questione della gestione integrata delle acque, messa ancor più in evidenza dall’andamento climatico di questi mesi.
Appare allora chiaro che il nostro agire politico si pone in linea di continuità con il percorso iniziato all’inizio degli anni settanta da una DC territorialmente autonoma, ricca di potenzialità che ha poi portato ai positivi risultati rilevati. Risultati che da soli giustificano la fatica di un impegno scarsamente apprezzato ma che vale comunque la pena di essere vissuto.
Lecco, 11 ottobre 2003
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2° congresso provinciale - Il Progetto della
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