La Margherita: partito della speranza nell' Italia delle crisiL'idea di partito che ho in mente è quella di una aggregazione riformista aperta alla società civile, pronta ed attrezzata a raccogliere le sfide importanti dell'età moderna. Il primo e più importante passo per l'affermazione sul nostro territorio del contributo ideale della Margherita è la costruzione di una identità forte e riconoscibile sia in termini culturali sia in termini di presenza e radicamento locali, rafforzando quella forma, sicuramente positiva ma non sufficiente, di rappresentatività indiretta e riflessa che è sin qui derivata al partito dall'operato dei Sindaci e dagli Amministratori eletti sul territorio ed appunto aderenti alla Margherita. Democrazia è Libertà-La Margherita non può sottrarsi alla responsabilità di affrontare i temi cruciali del nostro tempo e deve lanciare una controffensiva etica e culturale, nella consapevolezza che le soluzioni a tali problematiche non possono partire dalle Istituzioni ma solo dalle formazioni sociali. In particolare si pongono alla attenzione del partito cinque temi che rivestono rilevanza non solo strategica ma anche pratica per le ricadute che essi comportano sulla vita di ogni giorno. La mia convinzione è che il futuro della Margherita, quale partito riformista, dipenderà dal dibattito che riusciremo a creare attorno a queste problematiche e dalle risposte che sapremo dare. I temi che ritengo urgenti e vorrei considerare nel mio intervento per trarne spunti operativi sono questi: globalizzazione, libertà, democrazia, partecipazione e credibilità. GLOBALIZZAZIONE ( da intendersi nella sua accezione positiva ) come lotta ai particolarismi territoriali e concettuali ed affermazione dei diritti individuali e sociali.E' questa la sfida più importante ed attuale poiché coinvolge l'uomo nella sua essenza e mina sin dalle fondamenta il diritto di ciascuno ad avere un proprio "progetto di vita", ad investire su se stesso piuttosto che su "attimi fuggenti". Se da un lato il fenomeno della "globalizzazione" può essere produttivo di importanti benefici per la collettività ( globalizzare e diffondere la solidarietà, la democrazia, i diritti civili, la ricchezza secondo un principio distributivo ecc. ), dall'altro esso si configura come pericolo attuale e concreto di omologazione verso il basso. Per tale motivo le organizzazioni sociali e, tra queste i partiti, reinventandosi quali mediatori culturali aperti alla società civile, sono chiamati a governare la complessità e ad indicare la giusta direzione attraverso una azione culturale forte ed irrinunciabile, a partire dalla base della comunità sino alle strutture sociali più complesse. Il Prof. Giorgio Campanini, docente di storia delle dottrine politiche all'università di Parma , ha illustrato bene il rischio destabilizzante e destrutturate della globalizzazione affermando, tra l'altro, cito testualmente: "nella vita moderna rischia di dissolversi uno dei punti di forza della migliore "etica della modernità" e cioè la distinzione tra vita pubblica e vita privata, fra "mondo degli affari" e "mondo della vita". Nella stagione della globalizzazione gli affari diventano vita e la vita diventa un affare. Gli affari e la vita vengono assoggettati alle stesse regole del successo e dell'efficienza, della produttività e del denaro. E' in questa logica che come si chiude un'azienda ritenuta obsoleta, viene abbandonato un matrimonio troppo difficoltoso." E' talmente vero che la situazione è a questo punto che, infatti ed ad esempio, nel settore lavorativo, nel nome della tanto decantata ed osannata flessibilità, incontriamo esperienze tanto eclatanti, tanto incredibili da far notizia e meritare la prima pagina di un quotidiano nazionale come il Corriere della Sera. Mi riferisco alla storia di Marco Tinto, milanese di 31 anni, un diploma di tecnico elettronico, di professione ( semplicemente ) "precario", uno dei tanti lavoratori assunti con contratto atipico, che in poco più di 10 anni di attività lavorativa ha svolto 37 lavori diversi, tutti regolari nessuno in "nero", girovagando per l'Italia senza sosta e senza tregua. Per riportare alcune cifre, pensate che nel solo 2002 i lavoratori come Marco Tinto sono stati, in tutta Italia, 1.700.000. Si pensi altresì che nella regione Lazio i lavoratori assunti nel 2002 a tempo determinato hanno raggiunto la quota del 52%, superando le assunzioni a tempo indeterminato. Le esperienze come quella di Marco Tinto, dunque, non sono affatto isolate ed eccezionali. Orbene, dobbiamo chiederci: quale progetto di vita potrebbe mai avere Marco Tinto ? Quale famiglia ? E visto che di questo si discute a livello nazionale, quale futuro e quale pensione ? La gravità della situazione è accresciuta dalla constatazione che lo stesso rischio destrutturante è avvertibile nei rapporti familiari, di coppia e sociali, tanto che l'uomo nella vita, come è stato efficacemente detto, ci appare come un "nomade" o un "turista" che vagabonda freneticamente senza meta e senza orizzonte. In questo contesto fare politica non può limitarsi ad essere una modalità di previsione, di interpretazione o di gestione delle dinamiche del consenso, ma deve diventare principalmente luogo della difesa dei diritti individuali ( diritto a decidere il proprio destino, a riconoscersi in una tradizione, a sviluppare una professionalità ) e strumento di rivendicazione di quelli collettivi (diritto alla solidarietà, diritto di appartenenza ecc.). Ecco dunque che i partiti, specie a livello locale, sono chiamati a svolgere un ruolo culturale ed orientativo, riaffermando i valori dell'anima affinché diventino diritti e tutelando la comunità perché in essa possa esprimersi la crescita dell'uomo. LIBERTA' come diritto ad avere ed a coltivare una "coscienza critica".Contro la tentazione del piatto conformismo televisivo e del "pensiero unico" bisogna formare uomini liberi, educando ad una lettura critica della situazione politica nazionale ed internazionale. A tal fine si impone la necessità di sostenere, ove già organizzate, ed introdurre, ove inesistenti, occasioni di "formazione permanente" e di informazione dirette a tutte le categorie di età ma con una opzione preferenziale per i giovani che devono e possono essere coinvolti in iniziative politiche. Oggi si fa un gran parlare di riforme e di cambiamenti ma spesso non ci si rende conto che anche la migliore delle riforme rischia di naufragare se prima o almeno contemporaneamente non si promuove la riforma dei soggetti deputati al cambiamento ovvero dei partiti e, scendendo ancora in profondità, della stessa classe politica. Da qui l'importanza della formazione che è certamente preparazione culturale ma anche esperienza diretta e condivisione di responsabilità. Helmut Schmidt osservava: "Se avete una classe politica di quart'ordine, potete fare tutte le riforme che volete, ma avrete ancora e sempre una classe politica di quart'ordine". Se dunque vogliamo giovani "liberi" e "forti" dobbiamo investire su di loro, senza remore e senza logiche partitocratiche, assegnando loro responsabilità vere all'interno dell'organizzazione. DEMOCRAZIA come principio istituzionale e, insieme, stile di vita.Non sembri paradossale o scontato invocare il termine "democrazia" dopo secoli di storia e di esperienza politica. Oggi tutti in Italia affermano di condividere il sistema democratico e di rispettarne le regole ma non sempre viene applicato il principio democratico. Una cosa è vivere in un sistema democratico altra vivere la democrazia ed applicarne i principi ( a cominciare dal dovere di informazione, dalla condivisione, dalla corresponsabilità, dalla decisione trasparente ed a maggioranza ecc. ). Recenti episodi di cronaca politica inerenti la nomina dei vertici del
partito di "Forza Italia" sono una testimonianza importante di quanto
poco sia praticato il principio di democrazia e dimostrano quanto poco
democratici possano essere i partiti nella loro struttura organizzativa. Siamo qui per discutere e ragionare sul nostro futuro, non certo per fare battute ironiche, anche se la tentazione è tanta. Fa piacere osservare che ancora sopravviva un minimo dialettica interna ai
partiti, ma mi pare che ormai all'interno di Forza Italia ci sia una gara
all'ultimo milligrammo di sostanza grassa. Ironia a parte, ho richiamato questa notizia di cronaca per dirvi che la mia idea di partito è esattamente opposta: ritengo che un partito, più è leggero più rischia di essere anti-democratico, più si affida ai sondaggi a distanza meno è partecipato. Non a caso, da sempre, il partito più leggero è quello dove decide il capo e tutti obbediscono allineati. In Forza Italia c'è un vizio inestinguibile di primogenitura poiché la legittimazione dei candidati viene dall'alto e non dal basso, dal capo e non dagli aderenti. Forse sarò fuori moda ma io credo che l'antidoto vero a queste forme destabilizzanti e degenerative di partecipazione politica non sia nei girotondi o nel circolo on line ma nella vecchia forma del partito, nei legami che esso può creare e, soprattutto, nel principio di democrazia che sta alla base del processo decisionale. Ben vengano gli strumenti moderni di relazione e di informazione, ma nulla può sostituire la trama di relazioni e di solidarietà tra aderenti che la forma partito ha saputo realizzare, prima di incorrere in una fase involutiva e degenerativa. Il rischio nell'alimentare queste forme organizzative alternative è quello di promuovere una idea debole di "democrazia" e di creare, conseguentemente, un sistema vuoto e senza valori, dove l'uomo si difende dalle conseguenze di ciò che accade e non ne combatte le cause. La democrazia vera è la democrazia partecipata, la democrazia in cui si realizzano la collaborazione, la condivisione e la corresponsabilità tra uomini, non la democrazia delle "responsabilità delegate" che è quella in cui l'uomo vale per l'opinione di un momento anziché per le convinzioni di una vita. Al contrario bisogna incentivare la dimensione locale del partito e la fondazione di nuovi circoli perché è nelle realtà più piccole dove meglio si realizza lo scambio di idee a la aggregazione attorno ai valori. In più oggi v'è l'esigenza di promuovere una forte azione di mediazione culturale tra corpi sociali e comunità per rendere trasparenti a se stessi "i valori dell'anima", fondanti l'uomo e la convivenza civile. Se è vero ciò che abbiamo detto, se crediamo in questo ideale di democrazia, allora dobbiamo tornare a privilegiare la corresponsabilità a discapito del protagonismo individuale, a valorizzare il progetto invece dell'improvvisazione e degli slogan. Abbiamo affermato sin qui che non può esservi democrazia senza partecipazione ed il 4° tema che vorrei trattare è appunto quello della partecipazione. PARTECIPAZIONE come momento di condivisione di valori prima ancora che come adesione ad un ideale politico.Il nostro territorio è ricco di iniziative culturali e sociali ed è considerato una delle culle del volontariato per la disponibilità al mutuo soccorso tante volte manifestata dai suoi abitanti e per la fedeltà nell'impegno. A differenza di altre aree territoriali e di pressoché tutte le grandi aggregazioni urbane che hanno sofferto e ancor oggi soffrono del cosiddetto "disagio metropolitano", nel lecchese la profonda crisi di identità politica che ha percorso gli anni '80 non si è tradotta in uno sterile riflusso nel privato ma nell'impegno sociale e culturale di base ovvero in una forma nuova di disponibilità e di sevizio. Basterebbe verificare, anche semplicemente a livello statistico, quali e quante realtà sociali e culturali (cooperative sociali, comunità, associazioni, centri culturali ecc.) hanno avuto origine in quegli anni per renderci conto della scelta di impegno fatta dai cittadini lecchesi. Ritengo pertanto che, almeno per il nostro territorio, non sia corretto richiamare il concetto di "caduta" della partecipazione politica e di disaffezione ma che sia più giusto parlare di "metamorfosi" della partecipazione, in passato fortemente radicata nelle aggregazioni politiche e sindacali di massa (anni '70) e successivamente dirottatasi verso l'universo del sociale, inteso nella sua accezione più ampia e produttiva. Ricorrendo ad uno slogan potremmo dire che, negli anni '80, c'è stata "meno partecipazione politica e più disponibilità civile". Nel nostro territorio, dunque, la crisi del bisogno politico-partitico non può essere letta come estinzione del bisogno partecipativo. Negli anni '90 questa energia collaborativa ed innovativa messa a disposizione dai cittadini si è consolidata in opere sociali visibili e mature. Rispetto al decennio precedente la vera novità è rappresentata dal ritorno alla politica ed all'impegno politico sia pur vissuto non in termini di militanza, tanto più importante e significativo perché ha interessato e coinvolto anche i giovani. Basti pensare alla esperienza delle Scuole di Formazione all'Impegno Sociale e Politico che, nel solo Meratese, hanno coinvolto oltre 200 persone, in gran parte giovani, e così nel Casatese e nel Lecchese. O ancora possiamo citare ad esempio i circoli "per l'Italia che Vogliamo" e, poi, i comitati dell'Ulivo che hanno raccolto una grande e sin qui non più ripetuta partecipazione di giovani. Oggi la situazione è cambiata. Lo dicono i dati, lo dicono i numeri e lo dicono le persone impegnate nel sociale. Mario Romano Negri, presidente della Fondazione della Provincia di Lecco, in un recente intervento pubblicato sul giornale La Provincia di Lecco (16/09) ci dice, sono parole sue, che " oggi bisogna coltivare, con forte capacità inventiva e con varietà di sollecitazione, ciò che ieri cresceva spontaneamente, in famiglia, negli oratori, nei luoghi di aggregazione giovanile. Il tessuto della solidarietà ha perso smalto e deve essere rinnovato ". Analoghe valutazioni sono state espresse, con viva preoccupazione, da altri osservatori locali. L'aggravarsi del deficit relazionale ( orizzontale e verticale ) che ha contrassegnato l'ultimo decennio ha affievolito le motivazioni ideali e rischia oggi di mettere in crisi il sistema della partecipazione solidale. In questo contesto il ruolo che La Margherita è chiamata a svolgere è quello, da un lato, di creare luoghi del confronto e della discussione e, dall'altro, quello di diventare un punto di riferimento politico, che sappia porsi come interprete fedele delle istanze che da quel mondo provengono. La mia personale convinzione è che questo mondo di generosità e di
altruismo, dopo aver dato molto, sia oggi alla ricerca di riferimenti politici
credibili che sappiano tradurre in forma istituzionale ciò che sin qui è stato
portato avanti non dalle istituzioni ma dalla società. Il volontariato, in fondo ed a ben pensarci, è il modo gentile e silenzioso che il cittadino di fine millennio ha utilizzato per sottolineare alcune esigenze che la politica non è stata in grado di soddisfare; esso si è segnalato, in altre parole, come una modalità di supplire alle carenze dello Stato laddove questo si è dimostrato sordo ed assente. Oggi, queste esigenze meritano di ottenere una coerente traduzione legislativa e di trovare realizzazione in strutture e procedure sociali d'avanguardia. La Margherita, per essere al passo coi tempi, deve farsi interprete di questo momento che è insieme di transizione e di tensione e può farlo aprendosi alla società civile ed innescando un circolo virtuoso che riporti alla disponibilità ed all'impegno nella politica persone rappresentative delle comunità di base ed impegnati nel sociale in genere. Per tale motivo il partito dovrà configurarsi, anche da un punto di vista organizzativo, come aperto e sensibile alle istanze della società civile, pronto ad accoglierne le energie vitali ed a valorizzarle. Mi avvio alla conclusione, venendo alla considerazione dell'ultimo tema. CREDIBILITA' come via privilegiata al riscatto morale della politica ovvero come metodo per restituire alla politica la dignità ed il posto che merita.Anche questa è una sfida importante, perché non può esservi crescita del partito senza credibilità. Sotto questo aspetto La Margherita vanta un indubbio primato come è dimostrato dai risultati delle recenti elezioni amministrative: gli uomini de La Margherita hanno spesso vinto e fatto vincere grazie alla loro credibilità. Capitalizzare questo vantaggio con un vero consolidamento organizzativo che coinvolga ogni comune ed ogni realtà è il percorso che dobbiamo affrontare insieme e da subito. Credibilità vuol dire, in primo luogo, rinuncia ad ogni personalismo, disponibilità a mettersi in discussione e, quando occorra, anche disponibilità a non pretendere alcuna responsabilità, ove la situazione generi o possa generare, anche solo teoricamente, un conflitto di interesse personale. In secondo luogo, essere "credibili" significa teorizzare e osservare scrupolosamente alcune regole di deontologia politica fondate sull'onestà, sulla trasparenza e sul servizio: questo è il vero patto che gli italiani chiedono alla politica ed ai politici. Non è una problematica nuova ma l'età moderna, portando con sé un costante
aumento di consapevolezza e di accesso alle informazioni, ha accresciuto questa
esigenza di correttezza. Di tutti questi codici, sarà forse un caso che viene dall'imponderabile o forse no, l'unico a non essere mai stato promulgato in ogni luogo e Nazione, almeno a quanto mi consta, è il "codice morale". Preciso che Rousseau non intendeva affatto codificare una "morale di stato" che è altra cosa e l'opzione divenuta tristemente tipica di molti se non tutti i regimi totalitari, ma stabilire e fissare alcune regole semplici e chiare per gli amministratori delle res publicae. Sono le regole che una inveterata tradizione del nostro Paese ha relegato negli Statuti dei Partiti ma che non hanno retto il confronto con la modernità e si sono dimostrate rimedio scarsamente efficace contro i fenomeni tristemente noti di corruzione pubblica e di concussione. Oggi potremmo pensare di proporre un patto morale con gli elettori, cosa assai diversa, si badi, dal contratto berlusconiano che verte sulle opere da realizzare e le cose da fare, mentre trascura del tutto i principi e la morale. Del resto, non potrebbe essere altrimenti, vista la sua situazione personale ed il conflitto di interesse in cui si trova. A questo proposito, mi vengono in mente i protocolli di intesa recentemente sottoscritti dai Sindaci di alcuni comuni della nostra zona in tema di ambiente, di sviluppo urbanistico e di qualità della vita che hanno indicato una via nuova e significativa di amministrare la cosa pubblica, fissando un esempio valido per ogni ente locale. Perché non pensare alla possibilità che gli Amministratori della Margherita, in nome di un superiore ideale di trasparenza e con spirito di sacrificio, possano sottoscrivere un patto morale con gli elettori e farvi riferimento nell'azione quotidiana, impegnandosi pubblicamente, cito a solo titolo di esempio e senza voler abusare dell'indicazione, a non richiedere concessioni edilizie per tutto l'arco del mandato amministrativo. Vi assicuro che, dalle mie parti, ben pochi Sindaci della Lega Nord potrebbero rimanere seduti sulla poltrona che gli è stata regalata dagli elettori senza perdere di credibilità agli occhi della gente, compresi quelli che li hanno votati. Credo che alcune regole semplici e ben individuate possano rendere riconoscibili, tra tutti gli altri, i nostri amministratori, fondando un nuovo stile di servizio alla società ed aiutando ciascuno a rendere coerenti i propri comportamenti con gli ideali professati. La proposta, molto più semplicemente, potrebbe essere quella di elaborare un codice deontologico sul modello di quelli vigenti per i professionisti ( ordini professionali ), od altra ancora. Le modalità per raggiungere l'obiettivo sono tutte da inventare, ma l'esigenza di correttezza è reale e merita una traduzione pratica. Il concetto di credibilità richiama, infine, il significato di affidabilità e competenza. Da questo punto di vista, le testimonianze di capacità organizzativa e di serietà mostrate dagli amministratori de La Margherita sono le migliori credenziali per il futuro e rappresentano un patrimonio da valorizzare con iniziative mirate ed a servizio di altri. Nella mia esperienza di Sindaco, ho potuto constatare con ammirazione e rispetto l'esistenza di un patrimonio di esperienze amministrative davvero unico nella sua ricchezza e varietà, che non può andare disperso. Fondandoci su questa competenza, dobbiamo e possiamo realizzare una Agenzia di Documentazione, quasi un Archivio delle soluzioni possibili, cui i nostri amministratori possano accedere e trovare risposte collaudate alle esigenze della gente. Sempre di più e anche per effetto della globalizzazione, le problematiche amministrative assumono una dimensione territoriale e richiedono risposte tempestive. Solo la condivisione delle risorse e delle capacità potrà permetterci di trovare, tra più soluzioni possibili e teoricamente applicabili, quella con l'impronta del nostro ideale: un ideale di solidarietà, di giustizia e di equità sociale. Se riusciremo in questo, serviranno meno slogan meno manifesti e meno spot elettorali, perché sapranno riconoscerci dai frutti del nostro impegno. Arrivo rapidamente alla conclusione, chiedendo scusa per aver abusato della vostra pazienza. Questa nostra ricchezza non deve però diventare un limite. Non dobbiamo dimenticare che le soluzioni vere ed autentiche ai problemi emergenti ed a quelli che affliggono le nostre comunità non possono venire unicamente dalle nostre capacità ed esperienze amministrative ma, anzi, provengono principalmente ed essenzialmente dall'ascolto e dal confronto diretto con la comunità di appartenenza. Il riscatto morale della politica non può essere raggiunto senza il riscatto morale della società civile. Non dobbiamo rinunciare mai alla presenza tra la gente ed a crescere con essa, e ciò anche quando i tempi di maturazione non corrispondono alle nostre aspettative. Cari amici, sono fermamente convinto che quanto più gli uomini de La Margherita dimostreranno di essere fedeli ai loro ideali e competenti tanto più saranno credibili; e quanto più saranno credibili tanto più Democrazia è Libertà - La Margherita potrà essere radicata e vincente nella coalizione di centro-sinistra e nel Paese. Vi ringrazio della disponibilità. Grazie per la Vs. considerazione. Stefano Motta Scarica il documento in formato RTF, più adatto alla stampa Tutte le pagine sul primo congresso provinciale
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