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Un dibattito improvvisamente infiammatosi...

da Carlo Spreafico

Il dibattito politico post elettorale si è improvvisamente infiammato dopo la decisione dell’Assemblea Nazionale della Margherita di confermare la scelta di partecipare come Partito alle elezioni del 2006 nella quota di seggi riservata ai partiti.

E’ un gioco di parole tutt'altro che banale e stupisce il clamore molto strumentale che tale decisione ha scatenato.

All’elettore che fatica ogni giorno a risolvere i problemi della vita tutto questo sollecita nuove critiche alla politica e ai politici.

Mi pare utile perciò fare un tentativo di chiarimento e ridimensionamento della inutile polemica.

1. Non c’è mai stata nel centro sinistra una discussione sul partito unico perché consideriamo il pluralismo un valore additivo che migliora la democrazia perciò parliamo di unione tra diversi soggetti le cui storie e culture hanno fatto l’Italia. Chi ha bisogno di un partito unico ha evidentemente poca storia e/o storie sbagliate alle spalle. Il partito unico richiede inoltre dal punto di vista tecnico almeno tre condizioni che non ci sono in Italia e spero non ci siano mai.

a) un unico blocco sociale di interessi da rappresentare;
b) un sistema uninominale secco (senza quota proporzionale);
c) un “uomo della provvidenza” (un leader anziché un gruppo dirigente).

Gli elettori anche e soprattutto col voto del 3-4 aprile non chiedono un partito unico, ma di litigare di meno e proporre di più, di stare meno in TV e più al mercato del proprio paese, di fare meno promesse e più fatti. Apprezzano l’unità come mezzo non come fine e vogliono avere valori, idee, identità in cui riconoscersi. Fare perciò dell’unità un totem è sbagliato e fuorviante.

2. Facciamo capire bene su cosa stiamo discutendo nel centro sinistra, per sdrammatizzare informando.
L’87,5% dei seggi parlamentari (come spiega Sartori sul Corsera del 24 maggio 2005) sarà gestito unitariamente dall’Unione; per arrivare al 100%, va eliminata la quota proporzionale riservata ai partiti con una legge elettorale, altrimenti si fa prima a dire che vanno eliminati i partiti. Una democrazia soffre se ci sono troppi partiti, ma muore quando ce n’è uno solo.
La Margherita ha confermato che l’Unione va avanti e Prodi è il leader, la Federazione Uniti nell’Ulivo pure, quindi lo scandalismo è fuori luogo o strumentale. Abbiamo deciso che nel sistema proporzionale ci presenteremo col nostro simbolo di partito che dimostra di essere gradito da molti elettori del cui voto la coalizione ha bisogno per vincere. Gli altri partiti della Lista “Uniti nell’Ulivo” faranno altrettanto dando contemporaneamente e ovunque vita ad una Federazione tra di loro che costituirà la struttura di coordinamento e la dimostrazione della volontà di proseguire sulla strada dell’unità senza forzature né finzioni.

L’unità deve servire a vincere sull’altro schieramento non all’interno del proprio, diversamente si lascia il sospetto di intenzioni egemoniche.

In una coalizione unitaria se i singoli partiti portano più voti fanno il loro dovere a favore di tutta la coalizione perché aumentano le possibilità di vittoria. Perché penalizzare questa possibilità oggi rappresentata dalla visibilità della Margherita che dimostra di poter intercettare il voto che sta abbandonando la C.d.L.?

3. Per queste ragioni non solo la Margherita ha fatto bene a chiarire un dibattito un po’ ipocrita sulla unità ma così facendo ha dato un contributo a sbloccare la situazione e ad aprire una nuova fase che farà più forte la coalizione.

9 giugno 2005


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