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PD

Partito Democratico? Un cammino lungo e difficile

di Giuseppe Adamoli

Il nuovo sistema elettorale di stampo proporzionalistico che sarà presto varato dalla maggioranza berlusconiana nell’intento probabilmente illusorio di rafforzare se stessa e di indebolire il Centrosinistra, è destinato a creare meno coesione e più competizione fra gli stessi partiti di una medesima coalizione rendendo più difficile la governabilità del paese. Il caso della Margherita è tipico ed esemplare: con il sistema maggioritario si sarebbe presentata con le altre forze del centrosinistra sotto il simbolo dell’Unione in tutti i collegi della Camera e del Senato e da sola nella quota proporzionale del 25% della Camera dei Deputati. L’unità era così tutelata dal sistema maggioritario, l’identità dalla quota proporzionale. Ora il quadro è completamente cambiato. Andare da soli nel 100% del Parlamento significherebbe privilegiare l’identità ed ingaggiare un braccio di ferro pericoloso con gli alleati più stretti. Da qui la decisione dell’Assemblea Federale della Margherita, tenuta nei giorni scorsi, di presentare una lista unitaria con i DS alla Camera dei Deputati e di correre con il proprio simbolo al Senato, come anche i DS vogliono. Questa è la risposta politica al rischio della frantumazione e dell’ingovernabilità e rappresenta la volontà di stabilire un forte baricentro riformatore e di governo nel Centrosinistra. È anche una risposta valida alla forte domanda di unità emersa dall’enorme partecipazione delle elezioni primarie? Qui la cautela è d’obbligo. Sarebbe sbagliato se DS e Margherita si appropriassero da soli dell’invocazione unitaria che è stata invece rivolta a tutte le forze dell’Unione. Non scordiamoci mai che il successo delle primarie ha messo in evidenza soprattutto la voglia di partecipare, di mandare a casa Berlusconi, di rafforzare il programma di Prodi, di confermare il bipolarismo, ma non la volontà di entrare nelle strategie dei singoli partiti. È giusto inserire la lista unitaria Margherita-DS, come ha proposto Rutelli, nel percorso lungo, faticoso e difficile verso la creazione di un nuovo partito democratico italiano, che sia altro e diverso rispetto alle forze politiche che pure oggi vi vogliono dar vita? Nel mio intervento all’Assemblea Federale della Margherita ho sostenuto l’adesione a questa linea, ritenendo però che il rispetto delle condizioni poste da Rutelli (ed altre che i DS vorranno mettere sul tavolo) è assolutamente indispensabile per il successo dell’idea. Le ricordo molto sinteticamente: la collocazione internazionale ed europea del nuovo soggetto non potrà essere “questo” Partito Socialista Europeo. Il pluralismo dovrà essere reale e incardinarsi sul concetto di laicità, non di laicismo. L’autonomia del Partito Democratico dai grandi corpi sociali quali sindacati ed organizzazioni economiche anche di stampo cooperativistico non potrà che essere forte ed estesa, mai più dunque rapporti organici che fungano da cinghia di trasmissione. Non si tratta di punti pregiudiziali per ostacolare il processo politico, ma di traguardi da conquistare prima di giungere alla meta del partito unico. La mia posizione è chiara. Il Partito Democratico, da realizzarsi gradualmente, dovrà rappresentare una nuova sintesi politico-culturale capace di affascinare un elettorato più ampio di quello tradizionale. Se sarà solo un nuovo contenitore dei due partiti di oggi, fallirà e al momento di aderirvi il mio sarebbe un no chiaro e fermo.

L’intervento di Francesco Rutelli all'Assemblea Federale del 27 ottobre 2005

Intervento all'assemblea federale del 27 ottobre 2005 di Dario Franceschini

Sintesi dell’intervento del Coordinatore regionale della Lombardia all'assemblea federale

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