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Le radici dell'anticlericalismo militante della Lega

di Franco Monaco

L'attacco di Bossi alla Chiesa, dal Papa ai vescovi, è stato solo più gridato e virulento di altri, ma, in verità, non rappresenta una novità in senso proprio. La Lega, non da oggi, è il solo partito italiano che pratica un anticlericalismo militante. Che non è cosa di poco conto se solo si considerano la peculiarità della storia politica e culturale italiana, il peso della "questione romana", il lungo e travagliato processo che ha condotto alla "pace religiosa" (si pensi solo agli spiriti illuminati che hanno concorso all'art. 7 della Costituzione), la tensione - mai sopita - tra laici e cattolici. Ma a fare problema non è tanto la polemica contro la Chiesa-istituzione che, secondo tutte le rilevazioni, gode vasto e alto credito presso gli italiani. Il problema è piuttosto la radice sottesa a quell'esibito anticlericalismo. Due radici esattamente. La prima: quella di chi, in nome di un approssimativo ma virulento antimodernismo frammisto di vieto tradizionalismo cattolico, muove critiche corrosive alla Chiesa del Concilio. Quella che si è aperta a un confidente dialogo con il mondo e la cultura moderna. Un dialogo che si nutre di discernimento critico, non di corriva compiacenza verso gli idola fori. Ma un dialogo che abilita la Chiesa a recepire il portato buono della modernità. A cominciare dai diritti umani e sociali, dalle istanze di libertà, democrazia, pluralismo. La seconda radice di quell'anticlericalismo, la più inquietante, sta nel malcelato sottofondo anticristiano di talune posizioni della Lega, che evocano precedenti imbarazzanti. Già, storicamente, la Chiesa ha conosciuto posizioni contrabbandate come tese a difendere la causa e la tradizione cattolica, poi drammaticamente rivelatesi, nella sostanza, pagane e anticristiane . Ho ragione di ritenere che la Chiesa di questo abbia motivo di preoccuparsi. Ben più che dell'otto per mille. E che debba giudicare umilianti ed offensive le parole (un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi!) con cui il premier ha inteso chiudere l'ennesima polemica aperta da Bossi. Francamente, lascia sbigottiti la circostanza che Fini e Follini si siano contentati di una messa a punto di Belusconi che, per un verso, è insultante per la Chiesa e, per altro verso, non sposta di una virgola il problema rappresentato da Bossi. Perché la Chiesa - oso sperarlo - non ha bisogno di essere rassicurata sulle concessioni di cui il premier rivendica di essere stato prodigo. E la Lega fa problema non per i suoi volgari ricatti sull'otto per mille, ma per le posizioni e gli umori che essa mette in circolo. Fa problema alla coscienza civile e alla coscienza cristiana.

Qualche mese fa, con rispetto filiale, mi ero permesso di indirizzare una sorta di lettera aperta ai vescovi italiani segnalando taluni "punti di sofferenza" che, a mio modesto avviso, interpellano da vicino le responsabilità dei pastori nella loro opera di illuminazione e di orientamento delle coscienze, in una stagione singolarmente critica per il nostro paese, ove sono in gioco principi e valori che fanno tutt'uno con la qualità etica della convivenza. Rispetto ai quali la coscienza cristiana non può essere inerte o accidiosa.

Avendo Bossi mirato dritto alla Chiesa, questa volta la cosa ha fatto più rumore, ma il problema è altro, più profondo ed è aperto da tempo.

3 marzo 2004

Indecenti le sparate di Bossi contro il Papa e la Chiesa. E i distinguo non bastano


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