Sintesi dell’intervento del Coordinatore regionale all'assemblea federaledi Battista Bonfanti Siamo in presenza di una assemblea federale importante ma che non può pretendere di assumere il significato di un Congresso al quale solo spetta il compito di decidere in merito all’identità del partito. Dico questo perché nella relazione di Rutelli prima e nell’intervento di Parisi poi ho sentito molto parlare del futuro di là da venire e poco del domani che ci attende e cioè dell’impresa non piccola e nemmeno scontata di sconfiggere il 9 aprile prossimo il Centro-destra e Berlusconi. E allora comincio con il dire che sono scarsamente interessato a discutere di “partito democratico”, di gruppi unici e magari anche di conventions, assemblee costituenti, congressi fondativi e quant’altro ci riporti ancora al bailamme degli anni novanta e dintorni. Capisco che qualcuno non riesca proprio a digerire l’idea stessa di partito e preferisca il movimentismo dentro e fuori i partiti con l’ansia perpetua di essere sempre al passo di quegli intellettuali e politici specializzati nell’”oltrismo”. Agli amici affascinati da questi giri di valzer auguro buon viaggio: fondate pure il “nuovo” “partito democratico”, dotatelo di uno statuto, scegliete (senza ammazzarvi fra voi) il “nuovo” gruppo dirigente e stabilizzatelo in un programma e in una qualsiasi struttura e poi ne parleremo. Ma intanto vi invito a non destabilizzare quello che abbiamo faticosamente costruito, questo partito – la Margherita – che non può essere perennemente esposto ai progetti “oltristi”, di chi cioè vuole andare oltre, forse perché afflitti da un gigantesco buco nero di autostima. Sono invece molto interessato a rafforzare l’Unione, a sconfiggere Berlusconi, ad eleggere il maggior numero possibile di parlamentari della Margherita (possibilmente iscritti al partito almeno da qualche anno!). Questo e non altro dovrebbe essere l’obiettivo nostro di questi due giorni. Invece mi sembra che troppi fra noi ritengano scontato quella impresa che a me pare invece ancora tutta da compiere e si stanno prendendo decisioni gravissime ma attinenti al dopodomani, ignorando il domani prossimo. Mi pare che il nostro gruppo dirigente sia affetto da una ipermetropia, temo cioè che per logiche di scontro interno si stiano per prendere decisioni azzardate e soprattutto immotivatamente rischiose. Contesto infatti l’affermazione che la nuova strada proposta – liste uniche alla Camera con i D.S. – sia giusta perché due eventi – nuova legge elettorale e esito delle primarie – le renderebbero inevitabili, anzi è esattamente l’opposto. Paradossalmente, quei due eventi suggeriscono di prendere la strada opposta. E’ opinione unanime che le leggi elettorali di impronta proporzionale spingono nella direzione di proporre all’elettore una varietà di opzioni capaci di intercettarne umori e identità. Si dice: ma noi dobbiamo combattere la frammentarietà! Certo, ma procedendo ad amalgamare ciò che è amalgamabile non mischiando ciò che è, per fortuna, ancora distinto. In questo modo l’offerta elettorale dell’Unione verrà impoverita e darà sfogo ad una campagna elettorale che Berlusconi brutalizzerà sull’asse comunisti e anticomunisti. Oltretutto, il successo delle primarie è frutto della macchina organizzativa dei partiti, o meglio dei tre partiti che se ne sono fatto carico: D.S., Margherita e Rifondazione. E’ perciò paradossale che tanti commentatori e anche alcuni leaders politici abbiano subito tradotto l’esito delle primarie in un invito ai partiti a fare un passo indietro! Lo spirito anti-partito che alligna dentro la politica italiana è talmente pervicace da sfiorare il ridicolo. Un altro equivoco riguarda la domanda di unità che gli elettori hanno espresso con il loro voto. Fra la gente in fila fuori dai seggi il tema della necessità di stare uniti era certamente il predominante ma una volta entrati nel seggio ognuno ha poi votato il proprio candidato. Il fatto che il risultato dei candidati sia stato più o meno in linea con le percentuali dei rispettivi partiti testimonia che l’unità invocata non è quel prodotto omogeneizzante che si pretenderebbe ma: unità nella diversità e nel pluralismo. Gli elettori di questo ottobre hanno in definitiva confermato a Prodi la guida del centro-sinistra facendo sintesi del pluralismo politico che lo caratterizza. Se così stanno le cose, perché facciamo questo passo? Io non trovo spiegazioni plausibili se non in quella presbiopia politica di cui parlavo sopra. Oso sperare che sia così: un errore di linea politica. Non voglio credere che si tratti di ignavia e di rassegnazione a quello che a torto si crede inevitabile. Certo, non era questo l’approdo che Pierluigi (Castagnetti) ci aveva indicato a noi Popolari quando confluimmo dentro la Margherita. Quel porto era probabilmente solo il punto di sosta per i rifornimenti, per colmare una ciurma inquieta, forse anche per rinforzare un ceto dirigente molto ferrato dal punto di vista politologico ma appunto senza ciurma. Adesso che chiedete di ripartire verso le nebbie del “nuovo” “partito democratico” io preferisco fermarmi sulla banchina ad attendere, dentro la Margherita finché ci sarà. Quand’anche il vostro viaggio fosse coronato dal successo, vi confesso di non essere ugualmente interessato a far politica dentro un partito ibrido, dal profilo politico-culturale incerto, figlio di una concezione astratta e illuministica della politica, estraneo alla storia mia e della stragrande maggioranza degli amici che qui tutti insieme rappresentiamo. Roma, Hotel Ergife 27-28 ottobre 2005 L’intervento di Francesco Rutelli all'Assemblea Federale del 27 ottobre 2005 Intervento all'assemblea federale del 27 ottobre 2005 di Dario Franceschini Partito Democratico? Un cammino lungo e difficile - di Giuseppe Adamoli | ||||||||||||
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