Perché è stato così difficile vincere?di Battista Bonfanti Perché è stato così difficile? Ci siamo chiesti tutti la mattina del martedì dopo il voto. E’ una domanda che ci ronza in testa ancora. In cerca di una risposta proviamo a ripercorrere la nostra campagna elettorale rallentando l’attenzione sui passaggi più topici. Si comincia a metà gennaio con un incontro con un team di sondaggisti: la situazione è monitorata giorno per giorno, quasi ora per ora, nulla sfugge, tutto viene calcolato e soppesato. Il centro-destra pare in caduta libera, il centro-sinistra ha il vento in poppa. Persino in Lombardia la forbice tra C.D. e C.S. si sta sensibilmente riducendo. Usciamo dall’incontro rasserenati e spronati. Il ritmo degli incontri, delle riunioni di e tra partiti, delle assemblee, delle discussioni con tipografi e esperti (?) di comunicazione accelera come il motore di un aereo che si prepara al decollo. Il tempo, l’alternarsi del giorno e della notte cominciano a seguire regole proprie. Si tratta di un fenomeno parapsichico che colpisce il candidato e i suoi più stretti collaboratori, una cerchia di persone abituate oramai a ricordare le primavere vissute con il nome del candidato o delle campagna elettorali. Arriva il momento delle ultime alleanze e delle candidature. L’Unione imbarca all’ultimo momento i radicali e subito siamo sommersi da messaggini ironici, rabbiosi o increduli: una gamma di reazioni ostili oltre ogni previsione. Telefona persino la tesoriera del partito dal Burkina Faso dove sta completando un periodo di lavoro con i volontari: non avremo il voto nemmeno dei missionari italiani stavolta. La telefonata della zia suora confinata in una valle del vicentino non fa che versare altro sale sulla ferita. Più cinico un ex socialista ora di destra: ma non sapete che Pannella ovunque va fa perdere? Sorrisini di compatimento dagli avversari U.D.C. (ma dove sono stati finora i radicali?). L’umore non è dei migliori ma si spera nelle candidature dopo le promesse solenni di rispetto del territorio. Si parte dal basso e il processo di designazione dei candidati e la successiva scrematura regionale avviene senza tensioni particolari. La bomba esplode a Roma a poco più di 72 ore dalla scadenza di presentazione delle liste: le centrali romane dell’Unione, dell’Ulivo e dei singoli partiti (ma altrettanto han fatto quelli della C.d.L.) avevano disegnato geometrie e rapporti a totale insaputa dei responsabili locali. Per noi l’obiettivo di assicurare a tutte le province una rappresentanza parlamentare diventa subito improbo. Lo scontro è furibondo (e non è ancora finito...) e ne esce una soluzione a metà, anche se in alcuni casi di tipo barocco: ogni lista ha un lungo preambolo di teste di lista quasi sempre inutili al livello locale. Secondo incontro con i sondaggisti: il trend di riduzione del distacco con la C.d.L. in Lombardia si è fermato. Di chi o che cosa la Colpa? L’iperattivismo del cavaliere? la “discesa in campo” di Formigoni? La litigiosità dell’Unione? Mah!... Neanche il tempo di disporre del materiale, di attaccare il primo manifesto o di fissare un primo calendario di massima ed è subito terremoto 8° grado scala Mercalli. Il leader (proprio lui!) annuncia tra il lusco e il brusco che sì, effettivamente, se si vuol tassare le ricchezze bisogna pensare ai BOT. Apriti cielo! Comincia l’amico della Val Seriana che ci sveglia di mattina presto inveendo contro la solita sinistra pasticciona, espropriatrice di beni altrui. A seguire da tutti gli angoli della Lombardia arrivano telefonate di protesta, fax, email. L’amico direttore di una filiale di banca mi segnala l’arrivo in massa nel suo ufficio di pensionati e piccoli risparmiatori che chiedono consiglio sul da farsi. La settimana si chiude con il socialista dell’epoca pre-Turati che annuncia l’abrogazione del Concordato. Il Cav. nel frattempo ha fiutato che il popolo si sta svegliando dal letargo e lancia in rapida successione l’abolizione dell’ICI e della tassa sui rifiuti (oltre ovviamente alla già annunciata cancellazione dell’Irap e riduzione dell’Irpef). L’Unione reagisce alla grande: tutti i leaders in televisione in tutte le trasmissioni a dare ognuno la sua versione programmatica. Siamo in fila in macchina con amici sulla statale (perché la A4 è come di consueto bloccata) per Milano dove ci sarà il comizio di un grande leader nazionale che finalmente saprà mettere la mordacchia al Cav. scatenato. Il tempo passa ma la fila non si sblocca. Difficile arrivare in tempo per il comizio ma insistiamo. Siamo tutti immelanconiti e accendiamo radio radicale per sentire almeno il discorso del leader venuto apposta da Roma per stoppare il furore abolizionista del Cav. La voce del leader amico risolleva per un po’ gli animi ma la fila non si sblocca e ognuno va per i propri pensieri. Siamo in fila ormai da due ore quando ci muoviamo di qualche metro, lo spazio sufficiente per intravedere un lampeggiante: finalmente qualcuno ci aiuterà ad uscire dall’ingorgo! Delusione: è un’auto della Guardia di finanza che invita sulla piazzola di sosta l’automobilista scelto per la perquisizione di rito. Imprecazioni pronunciate in dialetto stretto evitano l’accusa di offesa a pubblico ufficiale. In serata la radio darà la notizia dell’ennesima rapina in villa. E il nord odia lo Stato? Ultimo incontro con i sondaggisti. Senza preamboli proiettano i nuovi dati: siamo tornati a meno 10. Cosa è successo? Imbarazzo, stringimento di spalle: il Celeste in campo? Cav. pervasivo? ecc. ma nel centrosud sarà altra musica... Ci buttiamo a capofitto nell’ultima settimana, la festa delle Palme è vicina e tutti i dubbi finiranno. La vigilia del voto è uno splendido giorno di primavera. Vado da un amico fiorista, vecchio D.C., per acquistare piante per l’orto oltre che per chiederne il voto. Non lo vedo da anni e quando lo incontro mi saluta e abbraccia calorosamente. Poi mi guarda fisso e mi chiede: “Hai pensato a sistemarti?”. Lo guardo sorpreso non sapendo a cosa alluda. E poi di getto:”Io ho un conto in Svizzera e ho piazzato tutto. Vinca chi vinca ma a Bertinotti i miei soldi non glieli do”. Non riesco a capacitarmi e non so se ridere o arrabbiarmi. Mi lascia subito perché i clienti sono numerosi e lo reclamano. Siamo nella sede del partito a contare i voti e ad almanaccare su cosa potrà succedere. La Lega cala di poco, AN e UDC bene, Forza Italia risale, noi siamo fermi alle regionali 2005. Desolazione. Ma il Centro- sud? Finiamo con il conteggiare ad uno ad uno gli ultimi voti della Campania, anticipando exit-polls, proiezioni e Viminale. Qualcuno vuole festeggiare e porta sul tavolo bottiglie e bicchieri. Il nostro candidato è eletto ma l’aria non si scalda. Il brindisi alle tre del mattino esacerba il bruciore che tutti abbiamo in gola. Battista Bonfanti - Pubblicato su "Comunità Lombarde" del maggio 2006 | ||||||||||||
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