Lettera aperta sull'esito elettorale del 10 apriledi Eugenio Carnazza Le elezioni del 10 aprile hanno condotto ad un risultato altamente problematico e denso di incognite per la coalizione di centrosinistra. Oltre all'evidente crisi di fiducia per la proposta dell'Unione in tutte le regioni del nord occorrerà fare i conti con il peso di estremo rilievo assunto dalle componenti neocomuniste entro la fragilissima maggioranza scaturita dalle urne. In questa sede non si vuole fare un'analisi delle ragioni di questo risultato ma svolgere delle considerazioni sul futuro e sul dibattito che entro Democrazia è Libertà è opportuno svolgere con tempestività. Appare contraddetto dai risultati il tentativo di fare della Margherita una gamba di centro dell'Unione, che con una accentuazione della propria identità potesse acquisire consensi dal centrodestra e competere numericamente con i D.S. . Al contrario la Margherita non sfonda al centro ma inizia un percorso di arretramento che accentua il soprappeso delle componenti di sinistra radicale entro l'Unione. In questo contesto la principale incognita è rappresentata dalla possibilità di varare l'esecutivo di centrosinistra a guida prodiana . Questa soluzione, senza dubbio la preferibile, anche in una prospettiva di salvaguardia del bipolarismo,è in parte collegata alla possibilità da parte di Romano Prodi stesso di esercitare una reale ed autonoma leadership sulle forze della coalizione , ponendo in atto al più presto un programma che sia al contempo di azione in campo economico, nel segno del rilancio di competitività, e di rinnovamento nel campo politico nel senso della fondazione del partito democratico e della conseguente ripresa di slancio delle forze riformatrici entro il campo dell'Unione. Va verificata la capacità di tenuta delle forze in campo attorno a questa scommessa; in caso contrario la soluzione realisticamente praticabile è quella della c.d. Grande Coalizione , sui cui termini è prematuro formulare ipotesi, ma che certo contiene una potenziale minaccia . La minaccia consiste nel rinsaldare i legami fra le componenti moderate dei due schieramenti sui quali si è retto sinora il nostro recente sistema bipolare.Tale saldatura, che potrebbe rendersi necessaria in una situazione di crisi di governabilità, se costruita passando sopra alla leadership prodiana e per il tramite delle segreterie dei partiti, segnerebbe il definitivo tramonto del progetto Democratico- Ulivista . Saldatura al centro sotto il manto di un governo di Grande coalizione a guida tecnica , eventualmente combinata ad una riforma elettorale neo proporzionale sono opzioni possibili ma estranee al percorso seguito , anche all'interno di Democrazia è Libertà, dalle forze che miravano alla riforma politica bipolare dell'Italia. Sia dunque che si proceda nel senso di un governo dell'Unione, che in quello in cui si rendesse necessario il passaggio ad un governo di transizione ad ampio spettro, vi sono alcune condizioni che vanno realizzate per fare in modo che il progetto Democratico -ulivista non vada disperso, e parte dell' impegno a realizzarle ricade sin d'ora proprio su D.è L. in quanto soggetto che deve tornare ad essere il motore di tale prospettiva. Poiché inoltre la crisi del riformismo non attraversa solo l'Italia essa va affrontata con una proposta di unità riformatrice non solo a livello nazionale ; oggi più che mai la costruzione europea è minacciata da spinte centrifughe e da ripiegamenti nazionalistici che contemporaneamente mostrano la difficoltà dei soggetti politici europeisti e riformsti. Per quanto riguarda la Margherita le condizioni da attuare per un forte rilancio si riassumono nel recupero immediato del suo spirito riformatore, che mantenendo il carattere pragmatico e di mercato sui temi economici, rilanci con spirito unitario di tutte le sensibilità interne , il progetto del Partito Democratico, della prospettiva europea al quale esso deve connettersi e della leadership prodiana che ne è garanzia. Eugenio Carnazza 29 aprile 2006 | ||||||||||||
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