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Cattolici e impegno politico bipolare

di Carlo Spreafico

I fischi alla Senatrice Binetti durante la sua partecipazione al meeting di C.L.a Rimini, sono qualcosa di più di una giovanile intemperanza dovuta a un momentaneo (e condannato) smarrimento della tradizionale ospitalità degli organizzatori. Ci sono almeno tre ragioni per attribuirgli il significato di un gesto rilevante che entra con forza nel dibattito politico italiano sul ruolo e la presenza dei cattolici in politica. Se così non fosse, il fatto non avrebbe conquistato le prime pagine di tutti i giornali, ma sarebbe stato liquidato come un gesto di normale maleducazione.

La prima ragione è rappresentata dalla sede in cui l’episodio si è manifestato, cioè l’appuntamento più qualificato di riflessione che una parte dei cattolici impegnati in politica ha da anni eretto a momento di elaborazione strategica della propria posizione .

La seconda: è la scelta di contestare una persona perché autorevole dal punto di vista della coerenza nell’esprimere i valori cristiani, ma impegnata in un’area politica differente. Quindi colpevole di legittimare in questo modo gli altri cattolici che come lei hanno fatto la stessa scelta del centrosinistra.

La terza e più importante ragione è ciò che quei fischi hanno tentato di lanciare come messaggio: un cattolico non può stare nel centro sinistra perché in quella coalizione sono emarginati e non possono esprimere i valori del cristianesimo come invece si può fare nel centro destra.

Vorrei concentrare la mia riflessione su questo ultimo aspetto che rappresenta l’oggetto vero della discussione aperta nella politica italiana che, non dimentichiamolo, sta ancora vivendo una fase di transizione il cui sbocco si vedrà solo dopo la modifica della attuale legge elettorale che ha molte responsabilità nella situazione attuale, ed è stata voluta anche da chi ha fischiato.

Sono convinto che dobbiamo abituarci a vivere in un sistema bipolare con alternanza di governo , ma non con alleanze ricattabili dalle posizioni più estreme, perciò serve un sistema che premi la stabilità e la partecipazione del territorio e del cittadino alla scelta di chi eleggere. Ossia: preferenza e premio di maggioranza, ma non “partiti leggeri” dove le decisioni di pochi selezionano la classe dirigente.

Finita l’unità politica dei cattolici ,va costruita una nuova realtà che consenta di schierarsi in modo differente senza scomodare né strumentalizzare il Vangelo, ma verificando la pratica dei suoi insegnamenti negli atti concreti delle azioni pubbliche (per la sfera privata c’è il confessionale e la coscienza) Questo mi pare il modo di interpretare oggi la presenza dei cattolici nelle due coalizioni.

Indubbiamente per chi è impegnato nel centrosinistra può servire una nuova stagione per il popolarismo e per il cattolicesimo democratico basata sulla coerenza,più che su operazioni mediatiche ..

Nella costruzione di un nuovo soggetto politico unitario questo fatto servirà a considerare tra i suoi valori fondanti la grande storia e la proposta politica del cattolicesimo democratico derivante dalla dottrina sociale della Chiesa.

Non c’è un’alternativa a questa possibilità fermo restando un sistema bipolare di alternanza di Governo.

Questo, più che il tempo per fischiare o applaudire, è quello della ricerca di un nuovo equilibrio, è tempo di riflessione e di proposta , è tempo di mediazione non come compromesso ma capacità di fare sintesi tra differenze su temi che lo consentono rispettando la libertà di non riuscirci su altri.

L’identità, in politica come nella vita, è una bussola che non fa dimenticare o sbagliare la meta, quindi non è di ostacolo ma di aiuto alla convivenza e alla mediazione. Incontrarsi e fare tappe durante un percorso difficile,fa parte del viaggio ed aiuta ad arrivare in fondo. Mettersi in marcia insieme però significa anche accettare il bagaglio dei compagni di viaggio non necessariamente condividerlo. Il problema è la direzione di marcia che deve essere giusta.

Per esempio mettere al centro del progetto di viaggio la persona e la sua libertà di scelta non basta se non si considerano anche le differenti condizioni culturali, economiche e sociali di partenza dei singoli. Anche la fede appartiene al bagaglio che ognuno si porta dietro non va né giustificata né imposta

Come noto la libertà non è mettere libere galline e liberi volpi in un libero pollaio, perché si sa come andrà a finire. Quindi non c’e equità quando si fanno parti uguali tra diseguali. Questa è la ragione per cui non è accettabile mettere prima il mercato della persona e sostenere che attraverso la libertà di mercato passa la soluzione dei problemi . Senza regole che tutelino anche il bene e l’interesse dei più deboli non c’è garanzia di libertà ma arbitrio o magnanimità.

Credo che sul terreno del rapporto tra ruolo dello Stato e libertà della persona nel mondo occidentale i cattolici di entrambi gli schieramenti abbiano contributi importanti ancora da dare,

fermo restando la loro libertà di essere schierati differentemente in politica.

Carlo Spreafico

9 settembre 2006


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