La nuova legge elettoraledi Antonio Rusconi Con la presente trasmetto alcune considerazioni sulla nuova legge elettorale: la questione di cui ci occupiamo, non riguarda soltanto il cosiddetto mondo politico, riguarda anzitutto e direttamente i cittadini, perché le regole elettorali sono quelle che aumentano o diminuiscono la loro influenza sulla politica, il potere che su di essa possono esercitare. L'Italia, sulla base del referendum popolare del 1993, da dodici anni ha un sistema maggioritario, applicato già tre volte per eleggere il Parlamento; per tre volte, la sera stessa dello scrutinio, gli elettori hanno saputo, subito, chi avrebbe governato: è stata assicurata agli elettori una scelta chiara e diretta. Nel 2001, la legge attuale ha prodotto un'ampia maggioranza, trasformando il 46 per cento di voti popolari nel 60 per cento di maggioranza parlamentare, senza escludere dal Parlamento forze minori, non coalizzate ma superiori al 4 per cento; peraltro, sono stati soltanto cinque i partiti che hanno superato lo sbarramento. Si sono formate, in questi anni, due coalizioni, dando vita al bipolarismo, ad ogni livello, nazionale, regionale, provinciale, comunale: due schieramenti politici che si confrontano chiedendo il consenso dei cittadini. Non sarà più così semplice, non sarà più così chiaro, se viene approvata questa riforma. Le coalizioni saranno più deboli e meno coese: scompare il vero vincolo che le tiene unite, vincolo che risiede nel fatto che senatori e deputati, oggi, sanno di essere eletti nel loro collegio con il voto degli elettori di tutta la coalizione. Nel nostro paese, dove da tanto tempo esistono forti spinte verso la frammentazione, la legge attuale le ha contenute ed ha fatto complessivamente prevalere nelle coalizioni le ragioni che spingono a stare insieme; con questa nuova disciplina, aumenteranno le divaricazioni, aumenterà la ricerca di ciò che divide. La vittima di questa riforma è il bipolarismo; introdotto da dieci anni nel nostro paese, diverrà meno chiaro, sarà fortemente indebolito, se non vanificato. Avremo con questa normativa, Governi meno stabili. Nelle ultime elezioni, nel 2001, la Casa delle libertà ha ottenuto oltre cento seggi di vantaggio alla Camera dei deputati, una maggioranza ampia per sostenere un Governo stabile: in simili condizioni, un Governo che sapesse ben lavorare, potrebbe amministrare con efficacia. Ma, se nel 2001 si fosse votato con la disciplina recata dalla riforma che si vuole approvare, lo schieramento della Casa delle Libertà avrebbe avuto 50 seggi di vantaggio, meno della metà, e, al Senato, forse nessuno: una maggioranza assai più limitata per un Governo meno stabile. La Casa delle Libertà si è giovata di un sistema elettorale che l’ ha posta nelle condizioni di governare con stabilità e sta cercando di fare in modo che chi governerà dopo di loro debba operare in condizioni meno stabili e più difficili. Questo è inammissibile! Questa è la colpa nei confronti degli italiani, perché si vari una legge elettorale per convenienza che indebolisce le istituzioni: per difendere un interesse di parte, si sacrifica l'interesse dell'Italia. Questa riforma può produrre maggioranze diverse tra Camera e Senato. Per la Camera dei deputati, è prevista l'assegnazione di un limitato premio di maggioranza allo schieramento che ottiene più voti in tutta Italia. Per il Senato della Repubblica, invece, sono previsti tanti diversi premi per ogni singola regione: una coalizione, pertanto, otterrà il premio in Lombardia, l'altra in Piemonte; l'una in Campania, l'altra in Sicilia. Se vi fosse una terza coalizione, oggi o in futuro, otterrebbe il premio, che so, nel Lazio o in Veneto! Ma forse è questo l'obiettivo che si prefigge: consegnare il prossimo Parlamento all'instabilità e all'ingovernabilità! Oggi gli elettori scelgono, nel loro collegio locale, il deputato ed il senatore del loro territorio. Non sarà più così: questa riforma, infatti, sopprime i collegi locali e prevede circoscrizioni elettorali molto ampie, con liste bloccate di candidati, vale a dire liste composte da candidati che verranno eletti secondo la graduatoria stabilita dalle segreterie dei partiti. Peggio ancora: i loro nomi non saranno neppure scritti sulla scheda che verrà consegnata agli elettori per esprimere il loro voto. Gli elettori, in altri termini, non soltanto non potranno scegliere i candidati da eleggere, ma non troveranno neppure i loro nomi sulla scheda: è tutto consegnato nelle mani delle segreterie dei partiti! Gli elettori non sceglieranno più senatori e deputati, ma potranno soltanto contribuire a formare le quote dei vari partiti. Sarà difficile per gli elettori orientarsi tra le tante e complicate soglie di sbarramento che questa riforma elettorale prevede. La legge attuale ne fissa una sola, quella del 4 per cento, mentre questa riforma ne prevede sei. Ripeto: prevede sei diverse soglie di sbarramento tra Camera e Senato. Vi è, per le varie ipotesi, una soglia al 2 per cento, una al 3 per cento, una al 4 per cento, una soglia all'8 per cento, una al 10 per cento e, infine, una al 20 per cento! È un errore cambiare spesso legge elettorale. Le grandi democrazie non lo
fanno, perché è noto che cambiare sistema elettorale provoca una fase di
instabilità, e farlo spesso rende irreversibile l'instabilità. È ancora più
sbagliato farlo nel modo improvvisato, affannoso e confuso che il Governo e la
maggioranza stanno dimostrando in questi giorni, in un momento che è già di
campagna elettorale. In questi quattro anni e mezzo, ho cercato anzitutto di rappresentare le esigenze del territorio di lecco, ma con questa legge sarà stato uno sforzo inutile perché tutto sarà deciso a tavolino a Roma. E questo doveva essere un governo “federalista”. 15 ottobre 2005 | ||||||||||||
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