Un partito nuovo per la sfida alla modernitàUn'iniziativa di approfondimento come questa organizzata dalla Margherita lombarda ci impone una riflessione sul ruolo dei partiti e del nostro in particolare, che eviti la liturgia rituale e non dimentichi come i fenomeni di globalizzazione di fatto sottraggano sempre nuovi spazi alla possibilità di un dibattito e di scelte genuinamente democratiche. Usando infatti la felice intuizione dell'ultimo libro di Ralf Dahrendorf, "direi che siamo entrati in una fase che potremmo definire "il dopo democrazia", ma che questo non ci esime, anzi ci obbliga, a lavorare alla costruzione di una "nuova democrazia" ". E d'altra parte, mai come in questo periodo, il consenso della politica è parso più convinto e più alto, senz'altro più autorevole, nelle autonomie locali, nelle comunità più piccole, nelle quali gli uomini politici, le liste, gli stessi ruoli locali dei partiti sono misurati sulla conoscenza e sulla fiducia diretta, su scelte, opinioni e valori la cui condivisione è diretta. Si parla infatti della politica più vera, dove non si può "barare" grazie alla potenza dei media, anche se siamo consapevoli che uno spot televisivo o un intervento alle trasmissioni simbolo della politica italiana, contano più di cento riunioni periferiche in una faticosissima campagna elettorale. Questa continua contraddizione, ha trovato indubbiamente impreparati i partiti storici tradizionali, incapaci molte volte di abbandonare forme, ruoli, strumenti verso i quali si nutre inoltre quasi un affetto nostalgico, ribadendo per assurdo, che la "nostra ricetta" è quella giusta, sono i cittadini che non riescono a capire. In questa confusione, nei primi mesi della sua breve comparsa politica, il dibattito all'interno della Margherita, si è soffermato sul falso problema se la scelta fosse su uno strumento più radicato nella società o su un movimento alla ricerca del voto di opinione, quasi replicando la questione surreale posta dal Centrodestra dell'alternativa a un "di più di mercato" rispetto a un "di meno di Stato". Lo ribadisco, così posta, la domanda è fuorviante e potrebbe suggerire un altro quesito, come si pone la scelta del partito di "Democrazia è libertà" all'interno di un quadro politico ormai da show-business, un partito che guida e non si lascia guidare dai sondaggi, aperto, che sa ascoltare prima di proporsi, che diventa all'interno del Centro-sinistra un interlocutore credibile per quei mondi diversi che ritengono l'economia sociale di mercato la vera sfida alla modernità della politica del nuovo secolo. La scommessa diventa dunque come contribuire con creatività e fantasia a far sì che la Margherita si affermi come soggetto duraturo e di successo del sistema politico italiano, anche grazie ad un modello che non replichi i formulari organizzativi del passato, del tutto inadeguati rispetto alla "rottura" operata dalle novità storiche, culturali e sociali della nostra epoca post-ideologica. Fugando il rischio di diventare "un partito vecchio con un nome nuovo", la Margherita deve rappresentare, invece, un grande progetto di sperimentazione di nuove forme dell'agire politico, capaci di tenere insieme la tradizione con l'innovazione, l'identità con l'opinione, i movimenti con i partiti, i cittadini singoli con i cittadini associati. Ciò sarà possibile solo dando vita ad un soggetto politico articolato e flessibile, democraticamente strutturato, rispettoso dell'autonomia e della tradizione culturale di ciascun soggetto originario: un modello complesso ed aperto che, nella valorizzazione ed armonizzazione della ricchezza dei diversi talenti politici già disponibili e delle fresche energie offerte dagli ambienti esterni ai partiti tradizionali, si apre anche alla riscoperta dell'Ulivo, concepito come la "Casa Comune dei Riformisti", unitaria e plurale anch'essa. Nella sfida dunque su come costruire un partito-movimento che non perda nulla della capacità di radicamento nelle singole comunità, alcune considerazioni possono aiutare a trovare almeno in Lombardia percorsi comuni di lavoro:
In conclusione, non sono un tecnico dell'organizzazione politica, ma ho ritenuto di poter offrire l'esperienza unita alla passione di tanti anni di attività politica locale: la Margherita conquista un proprio spazio politico e la relativa credibilità, se dà l'idea di una struttura aperta e sensibile alle grandi questioni di politica sociale che interessano il Paese: educazione, pensioni, assistenza, Welfare, la qualità dei servizi pubblici di cui una maggiore spesa non è per forza in contraddizione con la crescita e il benessere di una nazione. Nella società di un sempre più sfrenato individualismo, dove il rischio che ogni vicino diventi uno straniero, il nostro partito deve darsi una struttura per riscoprire il sentimento di ogni comunità, il valore di un'economia solidale: mi permetto di segnalarvi un recente e ben costruito film, "John Q" con Denzel Washington che diventa un atto di accusa contro le aberrazioni del sistema sanitario americano, per cercare di farvi comprendere quale spazio un partito che è "movimento per la gente" può raccogliere per la sfida per la riconquista politica della Regione Lombardia. Antonio Rusconi | ||||||||||||
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