A venticinque anni dalla morte di Moro - Il valore di una testimonianzaPer ricordare Moro, ad una distanza, quella di venticinque anni, dove la storia coi suoi giudizi subentra all'emozione drammatica della cronaca, occorre allontanare la tentazione delle liturgie cerimoniali dei fiori e delle retoriche celebrazioni di supposti eredi, per riconoscere una fedeltà non superficiale, un insegnamento e un magistero impegnativo per quanti ritengono nella personale scelta politica l'ispirazione cristiana fondamentale. Forse per questo, a confronto con il karaoke multimediale in cui Berlusconi vorrebbe trasformare e ridurre la politica italiana, Mino Martinazzoli in un recente libro ha parlato di "una profonda inattualità" della figura di Moro. Infatti, se ricordiamo e riflettiamo sulle tragiche vicende di 25 anni fa e soprattutto sulla figura e la lezione di Moro, è perché noi siamo convinti di trovare in lui una lucidità intellettuale, un vigore morale, una concezione alta della politica, insieme alla consapevolezza dei suoi limiti, nonché feconde intuizioni; insomma un'intelligenza, un'etica, una disciplina ed una prassi per la politica di oggi. Tutte forme di vita civile e personale che non ci dettano risposte, ma disegnano direzioni, stili e ritorni di un cammino che sta a noi proseguire. Se dunque è ormai un giudizio consolidato quello che riconosce a Moro, dopo De Gasperi, il ruolo di essere l'uomo politico-guida dell'Italia della cosiddetta Prima Repubblica, forse, per chi non si vuole arrendere a una politica ridotta a legge dei numeri, a vergognosa trasposizione di interessi personali e di gruppi di potere economico nelle scelte legislative del Parlamento, è possibile trovare nella figura di Moro non certo risposte che evadono dal contesto storico, ma domande, metodi, ruoli e limiti della politica che ci appaiono di sconcertante attualità. Basterebbe citare a questo proposito che davvero la felice espressione di "comprendere l'intelligenza degli avvenimenti", ripercorrere la stagione più felice della presenza politica della Democrazia Cristiana in Italia, dal passaggio agli inizi degli anni '60 dal centrismo al governo di centro-sinistra con un progressivo allargamento della base democratica del nostro Paese, a una politica estera negli anni '70 con Andreotti e Colombo fedele al Patto Atlantico e agli Stati Uniti, ma attenta a costruire in Medio Oriente le condizioni della pace, tanto è vero che si parlò, erroneamente, per giustificare la nascita legittima di uno Stato palestinese, di un'Italia filo-araba. Come sembra lontana questa abilità di tessere le ragioni della convivenza delle grandi storiche religioni nella città sacra di Gerusalemme, questo continuo lavoro per costruire sulle grandi decisioni l'unità delle scelte di un'Europa sempre più da espandere, rispetto alla grigia sudditanza verso le recenti scelte di Bush che hanno umiliato l'ONU e diviso e disperso cinquant'anni di crescita del senso di appartenenza alla Comunità europea. E infine nell'ultima fase della sua azione politica, negli anni drammatici del terrorismo rosso e della strategia della tensione con le bombe fasciste, Moro ricerca attraverso il governo di solidarietà nazionale, una tregua civile, la possibilità di recuperare una democrazia condivisa sempre più vasta per giungere all'alternanza di governo come democrazia compiuta. Ma ogni storia è anche e soprattutto vita personale e la storia di Aldo Moro si sviluppa e si forma in quell'associazionismo cattolico che il fascismo cerca inutilmente di combattere ma che sarà fondamentale per la ricostruzione politica e civica del dopoguerra: è presidente degli universitari della Fuci, il cui assistente spirituale è Giovanni Battista Montini, che sarà poi Paolo VI, studia e approfondisce il cattolicesimo politico dell'Ottocento da Rosmini a Manzoni e l'entrata dei cattolici in politica con la Rerum Novarum e la sfida della questione sociale ed, infine, si riferisce alla grande lezione di Maritain, nella quale il centro dell'agire politico e sociale è la persona. C'è infine un ultimo aspetto della figura di Moro che mi sembra di straordinaria attualità, la grande capacità dialogante, di mediazione alta, la pazienza del tempo per costruire progetti e riforme effettive, che stride con evidenza con la povertà attuale di una politica muro contro muro, di slogans gridati. Ecco forse l'ultima lezione non capita di una vita bruscamente interrotta, il filo a cui ricollegarsi per una fedeltà non superficiale. On. Antonio Rusconi | ||||||||||||
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