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Il Piano Regionale di Sviluppo della Lombardia

Intervento di Carlo Spreafico nel Consiglio Regionale del  26 ottobre 2005

Mi soffermerò con questo intervento sul tema della competitività del sistema lombardo. Abbiamo iniziato questa legislatura con una dichiarazione politica impegnativa per tutta l’Unione e che ribadiamo: siamo disponibili e interessati a collaborare per la costruzione di una risposta ai problemi di competitività che il sistema lombardo sta dimostrando di avere, di fronte alle nuove sfide della economia globale. Il compito di una regione strategica, dal punto di vista economico e finanziario, è quello di doversi confrontare coi sistemi più competitivi in Europa e nel mondo occidentale. Oggi la realtà è questa: Cig (8000 lavoratori Cig nel 2004, 5500 primi 6 mesi 2005, a fine anno +30% è l’aumento realistico). Nel primo quadrimestre 2005, sullo stesso periodo 2004, la CIG è salita del 54% per il n. di lavoratori coinvolti idem per gli iscritti alle liste di mobilità + 36%, molte condivisibili sul piano concettuale (dati agenzia regionale per il lavoro). C’è (sembra più fuori che dentro quest’aula) una grande aspettativa per quello che l’Istituzione deve fare a sostegno di una fase di sviluppo che non ci regalerà nessuno e che il mercato da solo non è in grado di fare. Il peso che le affermazioni sulla competitività e l’industria hanno nel PRS dimostrano che questa è una preoccupazione comune; la questione è se e come la loro traduzione in atti legislativi avverrà. Ci preoccupa infatti che nel PRS in proporzione c’è più spazio alle questioni della bellezza che ai problemi del sistema lavoro. I dati sul sistema economico regionale sono contradditori. Ci sono crisi a fianco di nuove occasioni di sviluppo. Migliaia di uomini e donne rischiamo il posto di lavoro e nel contempo ci manca mano d’opera e la dobbiamo importare. Con gli investimenti in tecnologia e organizzazione del lavoro produciamo merci competitive e poi ci mancano strade e ferrovie per farle arrivare sui mercati senza penalizzazione. C’è una tassa sulla mobilità di merci e persone e sulla burocrazia che penalizza il sistema regionale.

Ciò premesso

Qui voglio richiamare almeno quattro delle questioni che riteniamo centrali per dare un contributo al recupero di produttività.

1) L’attenzione al capitale umano è decisiva perché è il primo fattore del nostro sviluppo che nessun concorrente ci potrà copiare. Riordinare e migliorare le norme che presidiano il nostro MdL è una priorità che deve portare in tempi brevi a un PdL capace di valorizzare il ruolo delle province, dell’interazione tra pubblico e privato senza pretese di neo centralismi regionali, per tutelare i più deboli per evitare che la flessibilità equivalga a precarietà. Sono linee programmatiche che le pubbliche istituzioni devono controllare affinché vengano realizzate. 2) Un MdL efficiente ha bisogno una nuova legislazione regionale a sostegno di un sistema di formazione professionale integrato con quello dell’istruzione, che rafforzi le deleghe alle province e sostenga la sperimentazione di un rapporto nuovo tra scuola e lavoro. Non si può indebolire in questa fase (come invece sta succedendo) il sistema di Formazione Professionale regionale, senza idee condivise con le parti sociali sull’offerta futura di percorsi formativi e chiarezza sui criteri di gestione e di accreditamento. La libertà di scelta è tale se ci sono uguali condizioni di partenza tra gli utenti, invece oggi si rischia di fare parti uguali tra diseguali. Noi siamo contro ad una idea di libertà che mette nello stesso recinto volpi e galline libere, perché sappiamo come andrebbe a finire. Vorrei inoltre far notare che il recente accordo tra l’Assessore Guglielmo e le parti sociali sui 254 esuberi nella Formazione Professionale è di fatto lettera morta nella sua pratica attuazione. Nessuno ha capito, neppure nel corso dell’audizione in Commissione come la Giunta pensa di attuare gli ammortizzatori sociali previsti dall’intesa e che noi appoggiamo anche perché aprirebbe una strada nuova per dotare la Regione di ammortizzatori sociali. 3) Una politica di concreto sostegno ai meta-distretti, perché la filiera produttiva e la rete di aziende del settore sono una scommessa da vincere come ci insegnano altri sistemi. E’ più importante indirizzare i sostegni pubblici in questa direzione anziché verso improbabili politiche di fusione tra piccole imprese. Perché queste imprese sono il frutto di una individualità che va ricondotta a sistema non impedita o punita. Bisogna aiutare il nostro sistema di microimpresa e di artigiani ad andare sui mercati internazionali attraverso iniziative consortili. Le nostre missioni internazionali devono essere più produttive in questa direzione. 4) Bisogna supportare con leggi mirate lo sviluppo della bilateralità decisa dalle parti sociali. Tra l’altro è l’unica strada praticabile per dotarci di un moderno sistema regionale di ammortizzatori sociali. Al Governo vanno chiesti aiuti in questa direzione che è coerente col principio della sussidiarietà. Il sistema di partenariato sociale e dei tavoli di confronto va spinto oltre le attuali modeste seppur importanti sperimentazioni. Le Camere di Commercio devono supportare questi sforzi e non diventare sostitutive del rapporto tra le parti sociali nella costruzione del consenso sui progetti territoriali.

Vorrei infine richiamare l’importanza di riattivare l’Agenzia per la riconversione dell’industria bellica oggi su un binario morto. Avevamo uno degli strumenti operativi più equilibrati e intelligenti tra quelli prodotti in Europa in un settore che non può essere oggetto di strumentalizzazioni ideologiche ma neppure osservato con indifferenza. Noi siamo convinti di vivere in una regione eccellente e invidiata; ma sull’inerzia ci giochiamo il confronto coi sistemi regionali italiani ed europei più innovativi e vitali. Perciò serve un modello chiaro e definito delle iniziative indispensabili per non perdere il ruolo che la comunità lombarda ha il diritto di continuare ad avere.


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