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PD

Il fastidio per le regole

di Antonio Rusconi

Le prossime scadenze elettorali, regionali di aprile e politiche del 2006, mettono in trepidazione la destra. Berlusconi, consapevole del bilancio fallimentare del suo governo tenta il tutto per tutto cercando di adattare le regole del gioco alle sue esigenze, una in particolare: vincere le elezioni, costi quel che costi. Invece che affrontare la competizione in maniera normale, accettando il confronto con l’opposizione, il presidente del Consiglio si preoccupa solo di modificare la legge elettorale e la “parcondicio” a suo favore così da superare l’ostacolo dello scontento anche di tantissimi suoi elettori.

Infatti la destra non solo non è riuscita a mantenere nessuna delle tanto strombazzate promesse ma è riuscita a sperperare quanto era stato fatto di buono negli anni precedenti, quelli del governo dell’Ulivo. L’Italia con la destra al governo è frustrata e delusa. Bastano poche cifre per capire la situazione reale del Paese: il dato del Pil nel 2004 (1,2%) conferma che l’economia è ferma. Il rapporto tra saldo primario e Pil, cioè la capacità di onorare i debiti contratti dallo Stato, è passato dal 3,6% del 2001 al 2% del 2004. Questa riduzione è avvenuta in modo lineare, costantemente nel tempo. A comprimere la capacità di crescita è soprattutto l’aumento delle uscite che sono passate dal 42,1% del 2001 al 43,3% del 2004 a fronte di entrate rimaste inalterate. E nel 2004 il rapporto deficit Pil ha raggiunto quota 3% mentre le imposte dirette sono aumentate del 3,4% e quelle indirette del 4,2%. Ecco tutta qui la debolezza della politica economica della destra che è stata incapace di sfruttare le opportunità di una stagione di tassi di interesse bassi come mai prima. La crisi economica internazionale successiva all’11 settembre è la scusa più banale e ridicola che il governo può dare per giustificare la propria incapacità. In Parlamento la destra dispone di cento deputati in più e questa maggioranza l’ha fatta valere solo per approvare provvedimenti che interessavano molto da vicino il premier. Ma quando si tratta degli interessi dell’Italia invece la destra è latitante.

Con questi sconfortanti risultati, Berlusconi è “costretto” a tenere un profilo basso nella prossima campagna elettorale per le regionali. Ma non solo il premier evita di confronto con l’opposizione, ma cerca di farsi arbitro tentando di modificare quelle regole che gli hanno permesso di vincere quattro anni fa. Tenta così di evitare una competizione elettorale normale. Chirac, per esempio, si confronta con il rappresentante dei socialisti francesi sulle scelte per il governo; e ciò avviene in una competizione elettorale che si svolge con regole riconosciute e rispettate dai contendenti. Ma in Italia la mancanza di una destra normale compromette lo svolgimento di una compagna elettorale corretta. Berlusconi, in spregio delle regole democratiche e terrorizzato dal processo di unificazione del centrosinistra sfociato nell’Unione, impone il cambiamento delle regole del gioco, a gioco aperto. È il tentativo disperato per distorcere il risultato delle elezioni. Come se non bastassero già i telegiornali schierati con la destra.

Le regole democratiche delle competizioni elettorali si rispettano e le eventuali modifiche si decidono insieme, maggioranza e opposizione. Sta tutta qui la «differenza etica» tra la destra e il centrosinistra di cui ha parlato Prodi nei giorni scorsi.

11 marzo 2005

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