Riformismo senza riformedi Carlo Spreafico Presi dal quotidiano in genere i convegni non vanno oltre l’attenzione di un giorno e dei presenti, ma quello del Gruppo dei Giovani industriali sul tema: “ Riformismo senza riforme” ha messo a fuoco un tema di grande attualità ( che in particolare il Professor Ostellino ha trattato con tipica arguzia e riconosciuta competenza) che spero susciti riflessioni. Prima questione: il riformismo in Italia più che senza riforme è senza maggioranza perché il gioco dei veti contrapposti e della difesa degli interessi particolari prevale sull’interesse generale. Il tema è stato così bene trattato da Ostellino, con particolare riferimento alla necessità di riforma degli ordini professionali, che non aggiungo altro. In realtà la presunta “devolution” anche per le ragioni spiegate sul Sole 24 Ore ( 31.10.2005 da G. Trovati), creerà un aumento dei conflitti tra istituzioni comunali, provinciali, regionali, nazionali, appesantendo il sistema decisionale, irrobustendo vecchie categorie professionali e creando un nuovo mercato di conflitto interistituzionale dagli esiti imprevedibili. Non sono d’accordo quando Ostellino sostiene a Lecco e ribadisce nella sua rubrica sul “Corriere della Sera”, che la democrazia rappresentativa prevede che il popolo abbia un ruolo decisivo solo quando si vota poi “sparisce”. In realtà nella società moderna, tra Stato e mercato c’è la società civile che ha una forma ben definita per cui il cittadino (elettore) si organizza per temi e/o interessi allo scopo di essere ben presente tra un’elezione e l’altra. Il fatto è ben visibile proprio negli USA cioè nel Paese che rappresenta per eccellenza lo “Stato leggero” con partiti d’opinione più che ideologici; basta ricordare che il sistema di lobby è ammesso e tutelato in Parlamento. E’ anche per la vitalità e il peso della società civile che ci sono state la fine della presidenza Nixon, e le crisi di Reagan, Clinton e recentemente di Bush. In Francia la mancanza di una società intermedia organizzata trasforma ogni fatto legislativo di rilievo in una sommossa popolare ( agricoltori, pescatori, camionisti, immigrati, ecc..). In Inghilterra, dopo la terra bruciata fatta dalla Thatcher contro i sindacati dell’epoca, Blair sta costruendo un nuovo sistema di interlocuzione con la società, al punto da proporre un fondo europeo di solidarietà sociale per i problemi causati dalla riorganizzazione del sistema produttivo continentale. In Italia il problema che abbiamo di fronte è quale rapporto va stabilito tra politica e società civile, perché senza un accordo trasparente, duraturo e non improntato a logiche elettorali, non sarà possibile in tempi ragionevoli costruire una maggioranza riformista per fare le riforme. Le società complesse non possono essere governate in esclusiva dal ceto politico a cui spetta certamente il potere di prendere decisioni sulla base dell’esito elettorale ma non quello di prendere tutto il potere decisionale. Le democrazie occidentali moderne e chi ha un’idea innovativa del ruolo della politica e dei politici, sono alla ricerca di un equilibrio con una società matura che non accetta di essere consultata solo ogni cinque anni. C’è una domanda di partecipazione a cui partiti, politica e politici, devono rispondere e c’è un rischio da non correre quello di vivere in democrazie senza partecipazione anche se rappresentative. E’ in questo contesto che va inquadrato il dibattito sulla possibilità di realizzare in Italia una formazione politica nuova il cui collante sia il riformismo in politica, nell’economia, nella società, nella cultura. Al di là del nome e della configurazione questo nuovo soggetto politico dovrà rappresentare lo strumento per dare una maggioranza al riformismo italiano. Un’operazione che può avere successo se guidata da partiti e dirigenti autorevoli, capaci di impedire l’egemonia dell’uno sull’altro, di garantire il pluralismo, l’apertura verso la società civile organizzata senza subordinazioni e neo collaterismi. Una sfida che passa in parte dalla Lombardia, dal futuro di questa legislatura regionale che dopo le elezioni politiche diventerà un laboratorio di esperimenti a valore nazionale. 11 novembre 2005 | ||||||||||||
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