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Le strutture regionali sono percepite come sovrastrutture?

di Carlo Spreafico

L’esperienza fin qui realizzata mi conferma una tesi che avevo già avuto modo di scoprire nei miei precedenti incarichi, cioè: le strutture regionali di qualunque tipo sono percepite come sovrastrutture che il territorio al massimo può valorizzare quando gli conviene, ma a cui non riconosce un ruolo vero e proprio cioè prioritario. In parte è frutto di una abitudine all’autosufficienza tipica della nostra cultura, ma in parte è dovuto ad una pericolosa sottovalutazione dell’efficacia territorialmente virtuosa che può nascere da un buon uso delle nuove autonomie assegnate alle regioni dalla modifica del titolo V della costituzione. Circa due terzi dei provvedimenti che passano dalla Regione riguardano cittadini e amministrazioni.
Inoltre contribuisce alla insofferenza tra Provincia e Regione:

  1. Il decennale tentativo di questa giunta di privilegiare logiche centraliste nella gestione delle varie tematiche: dalla sanità, al mondo del lavoro, alla formazione ecc. che acuiscono la diffidenza verso un federalismo di cui si delineano sempre di più i costi scaricati sull’utenza e i comuni e sempre meno i vantaggi;
  2. La mancata soluzione della questione e dell’area metropolitana che condiziona i rapporti tra Milano e il Pirellone col risultato di sottostimare due terzi delle province Lombarde.
  3. L’assenza di uno statuto che è funzionale a non dare un’anima alla istituzione più importante di Italia dopo Camera e Senato limita la funzione a quella di un grande ente amministrativo anziché farne una istituzione legislativa, di programmazione e di qualificata amministrazione con un rapporto forte con le autonomie funzionali.

Lecco non solo non sfugge a tutto questo, ma subisce più di altri questo rischio emarginazione che non è mitigato da importanti progetti come l’attraversamento, il raddoppio della ferrovia, la Lecco Ballabio, il Campus universitario, perché quasi tutti legati al rapporto con investimenti e investitori di tipo nazionale.

Qui concentriamo la correzione che ci serve sui fattori da noi dipendenti:

  1. Aumentare in sede istituzionale regionale la capacità di fare sistema visto che in questa legislatura Lecco ha ben quattro consiglieri di differenti forze politiche ma che di fronte agli interessi del territorio dovrebbero poter collaborare.
  2. Utilizzare di più e meglio il nostro sistema avanzato di partenariato, i tavoli territoriali di confronto, che rappresenta la chiave di volta per produrre e sostenere progetti condivisi secondo le disposizioni contenute nel patto per lo sviluppo regionale, la giunta in questi sei mesi ha di fatto congelato e con esso i rapporti con le parti sociali
  3. Un rapporto più stretto tra territorio e consiglieri che può essere favorito anche con l’apertura della sede provinciale della regione (il Pirellino di Lecco) ai consiglieri regionali per consentirgli di avere in loco un recapito istituzionale.

Eupilio, Convegno Provinciale della Margherita lecchese - 22 ottobre 2005


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